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Eventi | 25 settembre 2021, 13:13

La figura dell'infermiere e le problematiche del sistema sanitario al centro della tavola rotonda firmata Nursind Piemonte

Stamattina un convegno a Torino ha analizzato la situazione. Presente anche l'assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi. "Servono risposte sul territorio e valorizzare la figura dell'infermiere"

La figura dell'infermiere e le problematiche del sistema sanitario al centro della tavola rotonda firmata Nursind Piemonte

"Gli infermieri piemontesi nel nuovo piano socio sanitario regionale". È il tema del convegno che si è svolto oggi, sabato 25 settembre, a Torino, all'Hotel Principi di Piemonte, firmato Nursind Piemonte.

Un incontro trasmesso anche in diretta sulle pagine Facebook dei  quotidiani online "La voce di Asti" e  "Torino Oggi".

La pandemia una tragedia che però ha messo in luce opportunità

Riflessioni ad ampio respiro sulla figura dell'infermiere che ha avuto tante trasformazioni e che, dopo la pandemia, ha messo in luce diverse carenze ma che dovrà vedere la drammaticità dell'evento come punto di partenza di opportunità per il territorio.

Alla tavola rotonda hanno partecipato l'assessore regionale alla Sanità, Luigi Icardi, il direttore generale dell’ ASL Città di Torino Carlo Picco, Gianluca Vignale in rappresentanza del presidente Alberto Cirio e le rappresentanze del mondo dell’infermieristica piemontese del sindacato degli infermieri NurSind, degli Ordini Provinciali (OPI) con Paola Sanvito e della dirigenza infermieristica (SIDMI), con Graziella Costamagna e Katia Moffa (Asl di Asti).

Si è parlato del fabbisogno di personale infermieristico e dei criteri per determinarli, dei concorsi a tempo indeterminato e dell’ottimizzazione delle risorse, ma anche di come trattenere le risorse esistenti e di come incentivare l’arrivo di altre.

Alla vigilia di una nuova riscrittura

"Siamo alla vigilia di una nuova scrittura del piano regionale - puntualizza Francesco Coppolella, segretario Nursind Piemonte che ha coordinato l'evento - Dopo l'emergenza covid sono stati evidenziati i limiti del nostro sistema sanitario. Siamo qui a chiederci cosa scrivere in questo nuovo piano socio sanitario. Vorremmo che prevedesse un capitolo sulla funzione infermieristica".

Tra le altre problematiche trattate, anche l’emergenza urgenza, il sovraffollamento nei pronto soccorso e i posti letto, il ruolo strategico dell’infermiere. L’infermiere di famiglia, risorsa indispensabile. La valorizzazione delle competenze, formazione, ricerca e progetti.

Valorizzare l'infermiere

"Ci aspettiamo che le forze di governo regionale, cosi come quelle di opposizione, con le quali avremo modo di confrontarci piu avanti, non si lascino sfuggire questa occasione - continua Coppolella - Con la legge di bilancio e il pnrr ci saranno nuove risorse e dobbiamo farci trovare pronti".

Icardi: "Servono risposte"

Posizioni chiare, che hanno trovato d'accordo anche l'assessore Icardi.

"Servono risposte sul territorio, serve certamente valorizzare la figura dell'infermiere - puntualizza Icardi - Fondamentale anche la determinazione dei perimetri dell'attività: dove finisce quella degli infermieri e dove inizia quella dei medici". 

La Regione è stata in prima linea nella promuovere la figura dell'infermiere, motore attivo degli ospedali.

Manca almeno un 40% di infermieri

"Grazie al Pnrr potremo potenziare la medicina territoriale, gli ospedali di comunità - aggiunge Icardi - ma se non cambiano le regole del gioco, rischiano di rimanere contenitori vuoti, senza personale all'interno". 

Ad oggi, infatti, manca almeno un 40% di infermieri rispetto ai parametri europei.

Oggi il territorio non fornisce una risposta adeguata, ma da parte dell'assessorato regionale alla Sanità è arrivato pieno sostegno e seguiranno diversi incontri e confronti per mettere a punto il Piano.

Medicina territoriale che intercetti i bisogni del territorio

"C'è uno squilibrio territoriale, va rivisto il modello e l'utilizzo dei pronto soccorso. In generale, i pazienti vanno intercettati prima, da una medicina territoriale che faccia da filtro", specifica Carlo Picco che rimarca: "Le case della salute non hanno mai prodotto risultati, non avevano materiale a sufficienza. Vanno bene per fare un prelievo ma non per fare da filtro.

Le riflessioni sul territorio hanno rimarcato che i bisogni della popolazione hanno subito parallelamente esigenze diverse. Per Paola Sanvito "Sviluppare il territorio è uno degli argomenti principali e la pandemia ci ha dimostrato che non siamo pronti. Siamo  stati capaci a imparare tante cose ma servono aspetti di relazione sociale e sanitaria. L’assistenza è erogata principlamente dall’infermiere".

L'infermiere può agire in autonomia nel rispetto delle competenze, meglio parlare di teleassistenza

"La formazione - spiega ancora Sanvito - ha bisogno di spazi, dopo aver formato gli infermieri se la Regione prevedrà modelli assistenziali integrati deve permettere all’infermiere di agire in autonomia, nel rispetto delle competenze specifiche. La telemedicna nel nostro sistema sanitario e normativo è ancorata all’uso dei termini. Meglio parlare di teleassistenza dove sono coinvolti tutti i professionisti della salute"

Per Graziella Costamagna  del Sidmi, “La pandemia ha sottolineato che la professione infermieristica ha sottolineato la centralità della figura rispetto ai bisogni delle persone. Cerchiamo di fare gruppo e portare a casa i risultati. Come società scientifica abbiamo voluto scrivere le priorità scientifiche basate su ricerche e contributi".

Mancano, in Piemonte, 4000 infermeri

Si parla infatti di una carenza di 60mila infermieri in Italia e 4000 in Piemonte. "Più infermieri salvano la vita. L'Oss non va considerato come disgiunto ma strettamente correlato all’assistenza però sotto la supervisione dell’infermiere e alle sue decisioni. Non ci deve essere sperimentazioni ma sistema. Serve una profonda modifica dell’organizzazione"

Inizialmente prevista la figura del presidente del Piemonte, Alberto Cirio, che non era presente per altro impegno istituzionale, ha portato il saluto della Giunta, il capo di Gabinetto Gianluca Vignale.

La stesura del nuovo piano sanitario è fondamentale, ha spiegato, anche se non ci fosse stato il Covid sarebbe comunque stato un piano vecchio. 18 mesi di pandemia hanno dimostrato chiaramente che il tema della medicina territoriale deve essere preso nettamente in considerazione. Dovremo far fronte a pensionamenti, in gran parte dei casi anche se riuscissimo ad assumerne tutti i neo infermieri in molti casi non riusciremmo a far fronte alla carenza".

Per Vignale la regione deve diventare più attrattiva per chi venisse a lavorare qui.

Il ruolo dell'infermiere non è coinciso con l'organizzazione

Katia Moffa del Sidmi e Asl di Asti ha sottolineato le tante evoluzioni del sistema, compreso "il cambiamento della formazione specifica ma che parallelamente non ha assistito ad un cambiamento organizzativo. La pandemia ci ha dato l’opportunità di riflettere e andare oltre l’evento drammatico e cogliere gli aspetti positivi altrimenti le esperienze non avrebbero senso. Se non si ritrova l’obiettivo comune ciascuno di noi farà molta fatica e non aiuterà le persone assistite".

Tra gli attori presenti non c'era l'università come ha sottolineato Moffa: "Anche l’università deve essere coinvolta e spesso si hanno poche opportunità di confronto".

Le conclusioni sono state affidate a Coppolella e Vignale che ha rimarcato la centralità del ruolo..

"C'è anche molta disaffezione, sottolinea Coppolella, molti colleghi abbandonano la professione. Il covid ha fatto la sua, ma a parte i mancati riconoscimenti anche professionali ci si fanno domande. E’ cosa sulla quale riflettere e ci stiamo lavorando siamo al terzo tavolo nazionale del contratto e lo vogliamo fare bene senza correre. Come categoria dobbiamo essere forti e uniti".

Fatti non parole

A margine dell'incontro il segretario provinciale Nursind, Gabriele Montana ha rimarcato che si è trattato un confronto molto costruttivo: "La pandemia ha messo a fuoco la nostra professione e quello che facciamo. È il caso di far valere i nostri diritti più che mai. Belle parole che fanno bene, ma alle quali devono seguire i fatti. Il gap tra infermieri e pazienti  è molto alto in Italia ma in particolare ad Asti. Abbiamo infermieri che assistono fino a 15 pazienti, quando come da raccomandazioni del Sidmi, dovrebbe essere uno a sei. Spero che si migliori soprattutto per il bene dell'utenza".

Qui l'incontro integrale a cura di Teodoro Cavalluzzo

Martinelli-Testa

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