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Eventi | 27 settembre 2021, 09:25

"Casa di bambola" in chiava moderna apre la stagione del Teatro Stabile di Torino

Dal 4 ottobre al Carignano, per la regia di Filippo Dini

"Casa di bambola" in chiava moderna apre la stagione del Teatro Stabile di Torino

Un grande classico della drammaturgia di fine Ottocento rivisitato in chiave moderna da uno dei registi italiani più apprezzati della sua generazione. È Casa di bambola di Henrik Ibsen, con la regia di Filippo Dini, il titolo che inaugura in prima nazionale la nuova stagione del Teatro Stabile di Torino lunedì 4 ottobrealle 20.30, al Teatro Carignano. Dopo il successo di Così è (se vi pare) e l’allestimento di The Spank, novità assoluta dello scrittore Hanif Kureishi, Dini – da quest’anno regista residente al TST fino al 2024 – si misura con l’iconico capolavoro ibseniano, firmando una rilettura inedita dello scontro di genere in casa Helmer che ribalta le regie tradizionali.

Spogliando la pièce dalle stratificazioni femministe attribuite nel secolo scorso al personaggio di Nora, l’artista genovese mette a fuoco il nucleo vivo della vicenda, cogliendo nelle ipocrisie di un’esistenza coniugale solo apparentemente rispettabile quel dualismo cruciale fra uomo e donna, ancora oggi attualissimo e in gran parte tutto da risolvere.

Protagonista al fianco di Dini, impegnato anche come interprete principale nel ruolo del marito Torvald Helmer, è la Nora di Deniz Özdoðan, talentuosa attrice di origini turche naturalizzata italiana, vincitrice di numerosi premi (fra cui il Golden Graal 2013 e l’Adelaide Ristori 2018) e nota per aver collaborato più volte con Valerio Binasco e la sua Popular Shakespeare Kompany. Completano il cast Orietta Notari (Anne Marie, bambinaia e cameriera presso gli Helmer), Andrea Di Casa (il procuratore legale Nils Krogstad), Eva Cambiale (la signora Linde) e Fulvio Pepe (il dottor Rank). Coprodotto dal Teatro Stabile di Torino - Teatro Nazionale e dal Teatro Stabile di Bolzano, con il sostegno dalla Fondazione CRTCasa di bambola si avvale delle scene di Laura Benzi, delle luci di Pasquale Mari, dei costumi di Sandra Cardini e delle musiche di Arturo Annecchino. Aiuto regia Carlo Orlando. Lo spettacolo sarà replicato al Teatro Carignano per la Stagione in abbonamento del TST fino al 31 ottobre e poi sarà rappresentato in tournée nei mesi di novembre e dicembre 2021.

«Il mistero che avvolge la donna, da sempre, nella letteratura, come nella pittura e in definitiva, in tutte le arti, è perennemente legato al giudizio dell’uomo su di lei – dichiara Filippo Dini nelle sue prime note di regia –. La definizione del suo mistero non la si può scindere da colui che lo ha inventato e quindi dichiarato e demonizzato, ovvero l’uomo. La Nora di Ibsen nasconde un segreto, che se scoperto e interpretato dalla logica maschile, rappresenterebbe una colpa… Esattamente come le necessità inoppugnabili di Antigone si scontravano con le leggi altrettanto inoppugnabili di Creonte, così i coniugi Helmer smarriscono il loro amore (o presunto tale), di fronte al reciproco mistero, incapaci di trovare una soluzione all’enigma millenario che si cela tra i due sessi… Non credo nell’interpretazione, molto frequente in passato, di una Nora che si libera da un marito pedante e ottuso, ma credo piuttosto in una interpretazione più contemporanea di un legame che si dissolve a causa di una reciproca diffidenza, nata dall’incomprensione mai risolta tra uomo e donna. La cronaca ci ha abituato alle efferatezze e alle violenze generate da questa incomprensione; i “mostri” di tali episodi sono sempre accolti e talvolta molto amati dalle proprie vittime. Fino a quando continueremo a chiamarli mostri e fino a quando continueremo a parlare di masochismo riferendoci alle vittime, temo continueremo a leggere terribili notizie della brutalità maschile sulla donna. Ibsen, con straordinario anticipo sulla storia, ci metteva in guardia in merito a ciò che sarebbe potuto scaturire da quella mancanza di reciproca comprensione: quel vuoto fra i due sessi, quella differenza di coscienze ha generato l’epoca contemporanea e ha detonato una guerra fredda disperata, caotica e spesso fatta di ottusità, rancori, passività, prepotenza e fragilità che non sappiamo più definire. Oggi sappiamo che le regole di ieri erano sbagliate, siamo chiamati a fare chiarezza, a riconoscere le nostre personali specifiche miserie.»

Scritto nel 1879 durante un soggiorno ad Amalfi, Casa di bambola suscitò grande indignazione al suo debutto al Teatro Reale di Copenaghen. La figura di Nora, incompresa sposa-bambina disposta a lasciare marito e figli per conquistare la propria indipendenza, non riscosse molta comprensione presso il pubblico borghese dell’epoca, per il quale i vincoli del matrimonio erano sacri. Lo stesso Ibsen prese le distanze da quanti la applaudirono come un’antesignana dell’emancipazione femminile.

In Italia Casa di bambola approdò proprio a Torino nel 1889 come prima rappresentazione ibseniana, quando Emilia Aliprandi la propose assieme al marito Vittorio Pieri al Teatro Gerbino, gloriosa sala ottocentesca demolita nel 1905. Due anni più tardi, fu Eleonora Duse ad attirare le attenzioni sul genio norvegese, suscitando le perplessità del pubblico e gli imbarazzi della critica con una versione milanese del dramma. Divenuto ben presto uno dei testi più frequentati del Novecento, Casa di bambola resta un’opera di sorprendente modernità, che continua a parlare attraverso i secoli rinnovando il tema della fedeltà alla vita quale assoluto morale, al di fuori del quale non esiste possibilità di salvezza.

Redazione

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