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Cultura e spettacoli | 10 ottobre 2021, 10:36

Rouge: "La mia musica è un grido per chi non ha voce"

"Non ho una mia Torino musicale, non mi sento rappresentato musicalmente dalla città. Vengo però influenzato dalle le sue sfaccettature: gli edifici, le persone, il modo di vestire, i locali notturni"

"Siga Rotte" è il nuovo singolo di Rouge

"Siga Rotte" è il nuovo singolo di Rouge

Rouge ascolta musica fin dalla tenera età, racconta di essere stato affascinato sia dai suoni che dai rumori armoniosi. Durante l’adolescenza inizia a esplorare la musica in maniera differente, mettendo nero su bianco e su barre le sue emozioni. Dopo un primo approccio con l’Hip-Hop incontra il Pop mixando i due stili nei suoi brani creando un legame tra lo stile “street” e un mood “popstar”. Da poco è uscito il suo nuovo singolo Siga Rotte, una storia di complicità e tradimento. Nel videoclip, realizzato da Cineska, due Bonny e Clyde torinesi ci mostrano una relazione tanto intensa quanto tossica.

Rouge è passato da ascoltatore a creatore di musica, come è avvenuto questo passaggio?

Durante l’età dell’adolescenza ho passato un periodo piuttosto difficile. Avevo la tendenza a chiudermi in me stesso, evitare contatti sociali con i miei coetanei e in parte anche con la mia famiglia. Durante quel periodo ho provato a mettere “su carta” le mie emozioni. Ho iniziato dalle poesie, finendo a comporre testi in rima e successivamente a cantarli. Posso affermare che la musica è stata l’unica che mi ha tenuto compagnia in quel periodo

Perchè Rouge è Rouge?
Rouge è Rouge perché vive di passioni, sogni, sentimenti. Sono una persona che è legata ai piccoli momenti: un bacio, un addio, un pugno, un sorriso. In secondo luogo è legato al mio cognome (Rosso) ma ho deciso di utilizzare la pronuncia in francese perché a livello fonetico caratterizza di più il mio stile. Penso aggiunga anche un tocco di classe rispetto al termine italiano.

Cosa ispira la scrittura dei suoi testi?
Ciò che mi ispira di più sono solitamente degli eventi che accadono durante la mia vita. È terapeutico per me raccontare a me stesso che cosa provo, che cosa ho vissuto. Oppure, e questo succede spesso, quando ascolto una canzone per la prima volta che mi colpisce in particolar modo, mi precipito subito in studio di registrazione. Il primo ascolto mi lascia una specie di energia ed una carica che però dopo un po’ svanisce, quindi sono costretto a mollare tutto e lasciarmi ispirare dalle positive vibes.

Hip-hop, Pop, o mix di entrambi i generi? Come definisce la sua musica?
La mia musica è un grido a chi non ha voce. È un imperativo per me riuscire ad emozionare e far immedesimare l’ascoltatore in quello che scrivo, se non ci riesco il mio obiettivo è fallito. Ho iniziato dall’Hip-Hop, le mie prime esperienze con la musica sono state stato sotto casa, in strada, in giro per la valle. Un paio di birre ed una cassa Bluetooth dove poter sfidarci in battle di freestyle e testi scritti da noi ragazzi. Successivamente ho cambiato vita, abitudini, e sono passato così al Pop, questo ha fatto uscire più il mio lato umano ed artistico. Ed è da questo mix di due culture differenti che si incontra la mia musica, un legame tra lo stile “street” e un mood “popstar”.

Ha pubblicato da poco il singolo “Siga Rotte”, cosa ci racconta?
“Siga Rotte” è un inno alla libertà, a non vivere secondo gli schemi, ad esprimere sé stessi e inseguire i propri sogni più sfrenati. Il singolo parla principalmente di un amore tossico ma intenso, in cui predomina il senso di odio e amore, pazzia e ragione.

Come è nata l’idea del videoclip di “Siga Rotte”?
L’idea è nata durante una riunione tra me e il mio team. L’idea cardine di questo video era creare un videoclip con una storia d’amore tra due ragazzi (stile Bonnie e Clyde) che hanno voglia di vivere, che hanno la forza di dire “fanculo a tutte ste regole e alle conseguenze, io vivo come mi pare”. Una relazione intensa quanto tossica, dove il sentimento dell’odio e quello dell’amore vanno di pari passo. Il che porta a capire, guardando il video, che l’amore può essere folle, avventuroso, ma che può anche far male.

La sua Torino musicale e non.
Non ho una mia Torino musicale, sinceramente non mi sento rappresentato musicalmente da Torino. Abito in una realtà diversa, in una valle proprio sotto la Sacra di San Michele, circondato dalle montagne e dalla natura. Nonostante ciò sono molto influenzato alla città in tutte le sue sfaccettature: gli edifici, le persone, il modo di vestire, la città di notte, i locali.

News, appuntamenti live imminenti?

Non posso annunciare nulla, posso solo dire che se vi è piaciuto l’ultimo brano e l’ultimo video, aspettate di vedere cosa abbiamo preparato per il prossimo progetto. Capirete che siamo la nuova “wave”e non potrete fare a meno di ascoltarci.

Federica Monello

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