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Attualità | 22 ottobre 2021, 07:10

Presto lo smart working interesserà un torinese su due. Non si rinuncia all'auto, ma cresce la mobilità alternativa

I risultati di un sondaggio Ipsos-Legambiente sulla ripartenza: l’88% delle persone usa mezzi privati per muoversi, cala il trasporto pubblico locale, mentre riprende la sharing mobility sotto la Mole e nelle grandi città

smart working - foto d'archivio

Presto lo smart working interesserà un torinese su due

Ci muoviamo molto in automobile e poco con il Trasposto Pubblico Locale, camminiamo abbastanza e vorremmo un’offerta integrata dei servizi di trasporto. Sono questi alcuni dei dati emersi dal primo sondaggio sugli stili di mobilità degli italiani, somministrato sia su scala nazionale che con un focus sulle grandi città di Milano, Torino, Napoli e Roma, promosso da Legambiente con Ipsos.

L'iniziativa nasce nell'ambito di Clean Cities Campaign, una campagna europea sostenuta da un cartello di associazioni dell'Unione, che punta al miglioramento radicale della qualità dell'aria attraverso stili di mobilità più sostenibile, alla ridistribuzione dello spazio urbano in favore delle utenze deboli e alla conversione dei trasporti all'elettrico.  

Il mezzo pubblico 

Stiamo ricominciando a uscire e spostarci, anche se meno del 2019, ma le differenze sono ormai evidenti. Gli italiani diventano più selettivi nella scelta dei mezzi per spostarsi: l’auto di proprietà resta la regina degli spostamenti e il trasporto pubblico non regge all’impatto, si lamenta l’affollamento e la residua paura di contagio. A Torino, la scarsità di passaggi e le insoddisfacenti puntualità non sembrano giustificare il costo del biglietto. In tutta Italia si deve ricominciare ad investire sul trasporto pubblico, moderno, elettrico ed efficiente per vincere pian piano la paura-contagio, in parte ingiustificate. In 20 mesi di pandemia in Italia ed Europa, non si è riscontrato alcun aumento statistico di contagio rispetto allo stesso tempo trascorso fuori casa.  

Lavoro da casa 

Non andiamo più tutti i giorni in ufficio, soprattutto nelle grandi città del nord: se prima 3 lavoratori su 4 si recavano quasi tutti i giorni sul posto di lavoro, oggi resta a casa il 69% e domani probabilmente il dato crescerà. Nelle 4 città metropolitane, con più uffici pubblici e grandi imprese, il cambiamento è più evidente: tornerà spesso al lavoro solo la metà dei lavoratori (48% a Milano, il 53% a Torino). Ma proprio nelle città ricominciamo a muoverci molto di più, anche più di 3 o 4 volte al giorno, usiamo tanto l’auto, ma sempre più spesso anche i piedi: gli spostamenti superiori ai 10 minuti a piedi equiparano o superano quelli in auto.

È cresciuto in città l’uso della bicicletta a pedalata assistita e soprattutto del monopattino, sia proprio che in sharing. La discontinuità ha accelerato i cambiamenti. E, soprattutto, le nuove politiche urbane hanno consentito, dove sono state intraprese, cambiamenti importanti: gli abbonamenti scontati per studenti, nuovi servizi di sharing mobility, nuovi percorsi ciclopedonali, i dehor di bar e le pedonalizzazioni… 

Sharing mobility 

Se durante le chiusure i pochi spostamenti di quartiere nelle grandi città sono avvenuti soprattutto a piedi o in bici, in Italia, pur muovendoci meno, abbiamo usato prevalentemente l’automobile. 
La sharing mobility presenta tanti vantaggi per i cittadini italiani: risparmia e fa risparmiare costi fissi, è pratica ed è riconosciuta come meno impattante sull’ambiente; risolve il problema dei parcheggi, offre la possibilità di combinare più tipi di mezzo e risulta più flessibile negli accessi ad aree della città a limitazione di traffico. Ma non è per tutti, in quanto non ha ancora una capillarità di offerta che possa soddisfare una porzione importante della popolazione: ci sono 20 servizi di sharing mobility a Milano, 15 a Roma, ma a fine 2020 si contavano (Osservatorio Sharing Mobility) 120 servizi di micromobilità anche nelle regioni del sud e nei centri minori. Nel complesso 4 spostamenti su 10 in sharing ha riguardato i monopattini.  

 

L’elettrico 

I veicoli elettrici hanno forte potere di attrazione sui conducenti italiani, ma sono note le barriere che ne frenano l’avanzata: costi, durata della batteria e velocità di ricarica e, specie per l’auto, punti di ricarica più diffusi. Un sistema di incentivi potrebbe aiutare a superare la barriera dei costi, mentre per quanto riguarda gli altri elementi di esitazione, bisogna affidarsi all’evoluzione tecnologica ma anche a una visione programmatica a supporto della diffusione della soluzione.

 

redazione

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