Economia e lavoro | 22 ottobre 2021, 19:02

A Bibiana cassette vuote sotto l’ala per ricordare, nei giorni di festa, i danni provocati dal cambiamento climatico

Durante la Sagra del Kiwi, la classica esposizione dei prodotti della terra sensibilizzerà sui problemi che sta affrontando il settore che quest’anno ha registrato perdite notevoli a causa delle gelate e della ‘moria’

Una piantagione di kiwi

Una piantagione di kiwi

Ci saranno anche le cassette di frutta vuote, sotto l’ala comunale di Bibiana, per ricordare tutto il raccolto di frutta andato perduto quest’anno a causa degli eventi climatici avversi. La mostra ‘Prodotti della terra’, organizzata dalla Scuola Malva Arnaldi per i tre giorni di festa in occasione della Sagra del Kiwi, sarà un’occasione per portare l’attenzione dei visitatori sugli effetti del cambiamento climatico: “Gli agricoltori stanno pagando per tutto l’anno le conseguenze delle gelate del 7 e 8 aprile. Queste stanno diventando imprevedibili, arrivando a toccare anche zone collinari solitamente più calde” osserva Giuliano Bonino, che si occupa di gestione dei frutteti per la scuola dedicata alla formazione, ricerca e sperimentazione in agricoltura.

Da oggi, venerdì 22, e fino a domenica 24, sotto l’ala, saranno tradizionalmente esposti i campioni di frutta autunnale: assieme ai kiwi, ad esempio, anche mele e cachi, raccolti da aziende bibianesi o che lavorano sul territorio comunale. Ma le cassette vuote, con il nome dell’azienda che ha avuto un calo di produzione, testimonieranno le difficoltà che sta attraversando il settore.

In particolare, la produzione dei kiwi, registra un altro anno nero: “La qualità è buona ma la quantità scarsa: alcune aree hanno registrato perdite dell’80%”. L’actinidia era una realtà economica rilevante non solo a Bibiana ma anche nelle campagne di Cavour, Campiglione Fenile e Bricherasio. “È andata bene per quarant’anni – commenta Bonino – ora se l’annata è buona, è prevalentemente questione di fortuna”.

Non sono solo le gelate a minacciare gli actinidieti, la ‘moria’ delle piante è il fenomeno che più preoccupa gli addetti ai lavori: “Purtroppo non sono chiare le cause, per questo è difficile trovare un rimedio. Abbiamo verificato, ad esempio, che tra due actinidieti adiacenti e che possono contare sulla stessa qualità di terreno, uno può esser colpito mentre l’altro rimanere immune”. Anche la qualità dell’irrigazione non sembra determinante: “Piuttosto anche la ‘moria’ potrebbe essere considerata come un effetto dei cambiamenti climatici” dichiara Bonino. La sindrome che dilaga tra le coltivazioni attacca le radici, facendo morire le piante che vengono quindi estirpate: “Possiamo stimare di aver perso il 50% di superficie coltivata a kiwi da quando è apparsa la ‘moria’, circa sei anni fa”. La produttività del territorio è quindi fortemente compromessa: “Se una volta la produzione media era di 250 quintali a ettaro, oggi si è ridotta a una cifra che va dai 70 ai 90 quintali a ettaro” sottolinea Bonino. E le conseguenze sulle aziende sono pesanti: “Gli actinidia creavano un indotto economico non indifferente, per gli agricoltori ma anche per chi gestiva i magazzini. In passato c’erano alcune aziende che non avevano bisogno di diversificare: con 2.000 quintali all’anno potevano vivere tranquillamente. Ora dobbiamo fare fronte a problemi che sembrano irrisolvibili”.

Elisa Rollino

Leggi tutte le notizie di MOTORI ›
Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium