Economia e lavoro | 23 ottobre 2021, 13:47

Food frenato da crescita di materie prime e bollette. Rischio “caro panettone” per il prossimo Natale

Confartigianato Torino stima un aumento del 10%. De Santis: "Serve intervento del Governo per calmierare prezzi di energia e carburanti"

panettone - foto di repertorio

Food frenato da crescita di materie prime e bollette. Rischio “caro panettone”

Le imprese dell’alimentazione del Piemonte rischiano una frenata produttiva causata dai rincari delle materie prime, dell’energia e dei carburanti per l’autotrasporto. E’ l’allarme lanciato da Confartigianato Torino, dando voce a panificatori, pasticceri e gelatieri, alla luce dell’aumento dei prezzi di farine, zucchero e uova, delle bollette elettriche e del gas, della benzina e del gasolio.

La food economy muove 530 milioni di euro

Il tutto in vista di un periodo di vendite natalizie mai così atteso da parte soprattutto dei piccoli produttori. Un settore quello della food economy del Piemonte che, in particolare sotto le festività di Natale,  muove circa 530milioni di euro di consumi per prodotti artigianali, secondo gli ultimi dati dell’Ufficio Studi di Confartigianato.

Se il Governo non interviene a calmierare almeno i costi dell’energia e dei carburanti, il settore rischia una batosta non indifferente - commenta Dino De Santis, Presidente di Confartigianato Torino- perché da un lato c’è il rischio di una frenata della ripresa post Covid, e dall’altro perché costringe i rivenditori a ritoccare i prezzi verso l’alto, col conseguente malcontento dei clienti”.

De Santis: "Il settore può subire una pesante batosta"

Un settore, quello dell’agroalimentare piemontese, rappresentato da 6.459 imprese artigiane che danno lavoro a oltre 12mila addetti, con un’offerta enogastronomica di 23 prodotti DOP, IGP e STG, ben 342 dei quali tradizionali. Su latte, burro, zucchero, farina, uova, nocciole, mandorle e tutto ciò che serve per fare pane, dolci e gelati, stiamo registrando incrementi che variano tra il 5 e il 20%  - afferma De Santis - tutto ciò sta innescando una pericolosa reazione a catena, perché le difficoltà di approvvigionamento e i maggiori costi affrontati dai produttori, poi ricadono anche su chi deve vendere al pubblico determinati generi alimentari e, di conseguenza, sul prodotto finito e sui consumatori. All’orizzonte, purtroppo, si profila un “caro panettone”, infatti si stima che ci sarà un aumento del 10%”.

Confartigianato Torino ricorda anche che a seguito anche della mancanza di materie prime, le imprese stanno rallentando la produzione e, in alcuni casi, tornano ad utilizzare gli ammortizzatori sociali nonostante la ripresa degli ordinativi.

Rischio "caro panettone" per le festività natalizie

Per tutto il periodo delle varie chiusure, nei limiti del possibile, le nostre imprese hanno provato a lavorare praticamente rimettendoci – aggiunge De Santis - adesso che finalmente si vedeva la luce, ripartendo a pieno regime, si trovano a dovere affrontare questa situazione molto critica. Il problema è che mentre gli aumenti imposti dai fornitori dobbiamo subirli in silenzio per noi è molto più difficile farli digerire ai consumatori, avendo il contatto diretto col pubblico”.

Questa situazione è determinata dal fatto che l’Italia è particolarmente esposta all’aumento dei prezzi delle materie prime, essendo la seconda economia dell’UE per produzione manifatturiera - sottolinea il Presidente di Confartigianato Torino - con una alta dipendenza dall'estero di commodities. Inoltre, ai segnali di prezzo si associano quelli di una rarefazione delle materie primeUna così elevata pressione sui costi, che viene traslata solo in parte sui prezzi di vendita determina una riduzione del valore aggiunto, comprime la crescita, riduce la propensione ad investire delle imprese, compromettendo sia i processi di innovazione che la domanda di lavoro”.

Problemi per le aziende che hanno investito in innovazione

Per quelle aziende che hanno investito sull’innovazione tecnologica grazie alla legge 4.0 e hanno ordinato nuovi macchinari più efficienti e produttivi, vi è una ulteriore beffa: per mancanza di materie prime, come l’acciaio, e di microchip, le attrezzature non riescono a essere prodotte e quindi non possono essere consegnate a pasticceri, panettieri e gelatieri che le avevano richieste.

Ciò comporta un ulteriore danno – conclude De Santis – perché le imprese avevano già messo in conto di aumentare la propria produzione proprio grazie a quell’innovazione e ora, invece, sono obbligate a soddisfare gli ordini con macchinari che sono inadatti a produzioni importanti”.

redazione

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