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Cultura e spettacoli | 26 ottobre 2021, 16:32

All'Archivio di Stato, una grande retrospettiva su Francesco Tabusso

Dal 27 ottobre al 7 gennaio, esposte una sessantina di opere tra cui tante inedite del pittore del racconto, allievo di Felice Casorati

In foto, dettaglio dell'opera "Alberta", 1978

In foto, dettaglio dell'opera "Alberta", 1978

Una mostra in vista del prossimo anniversario dalla morte di Francesco Tabusso, celebra la carriera dell’artista. Dall’esordio sotto la guida di Felice Casorati, agli ultimi anni da pittore affermato. 

“Francesco Tabusso. Le favole della pittura” aprirà al pubblico domani, 27 ottobre, e sarà aperta fino al 7 gennaio 2022 alle sale juvarriane dell’Archivio di Stato di Torino. Una grande retrospettiva, curata da Veronica Cavallaro e Daniela Magnetti, promossa dall’Archivio Francesco Tabusso e dalla Direzione Artistica di Banca Patrimoni Sella &C., alla vigilia del decennale della morte dell’artista, avvenuta a gennaio 2012, che ripercorre gli oltre sessant’anni di attività del pittore di Sesto San Giovanni.  

Il progetto espositivo si avvale dei nuovi studi confluiti nel Catalogo ragionato dei dipinti dell’artista e presenta una selezione di circa sessanta opere provenienti da collezioni pubbliche e private, alcune esposte per la prima volta al pubblico. “La collaborazione tra collezionismo privato e raccolte pubbliche è sempre importante, perché permette di costruire una rete che consente retrospettive come questa, ma soprattutto ribadisce il ruolo della conservazione e in particolare della valorizzazione delle opere” commenta la curatrice Daniela Magnetti.  

Suddivisa in periodi e tappe che caratterizzarono il momenti più importanti dell’arte di Tabusso, la mostra presenta quadri giovanili che vanno dal 1954 con le prime nature morte, fino agli anni della maturità, con gli ultimi paesaggi agresti degli anni 2000. 

Un Francesco Tabusso a 360 gradi: nature morte, ritratti e paesaggi innevati, ma non solo 

Tabusso era il pittore del racconto. Con la sua mano ha descritto la tematica agreste e il contatto con il mondo contadino in una visione fanciullesca, tipica del Novecento. Il tour della mostra, che vuole raccontare un Tabusso a 360 gradi, comincia con le prime opere, alcune esposte per la prima volta, come “I boscaioli”, o raramente come “La festa campestre o “Campi di segala”.  

Si prosegue con una tappa tra le opere che vanno dal 1963 al 1970, un decennio importante per l’artista che dopo aver sperimentato l’arte informale sente la necessità di nuovi sviluppi: sceglie tele di grandi dimensioni e dà vita a un tratto che diventerà tipico della sua produzione. Ad accogliere in questa nuova fase il pubblico è la tela “La Sacra di San Michele”, del 1964, un omaggio alla val Susa, anch’essa esposta per la prima volta. Pochi i figurativi accuratamente scelti per la mostra: da “Ragazza Bergamasca” ad “Alberta”, il cui sguardo malinconico è stato scelto come copertina dell’esposizione.

Nella sala della maturità, troviamo un altro Francesco Tabusso, quello che omaggia i grandi maestri del passato. Una produzione dagli anni ’70 agli ’80, in cui l’artista esalta i tratti e i temi dei suoi predecessori, come Grundewald. 

Infine, la sua ultima produzione: tra racconti attraverso le tradizioni popolari di tutto il mondo e opere che sono chiari omaggi all’amato Marc Chagall, ma anche all’Oriente e al suo ultimo pellegrinaggio a Santiago di Compostela. Chiude il cerchio, un quadro che è ancora una volta uno sguardo sulla val Susa, sul paesino di Clots innevato, realizzato nel 2005.

Presente in mostra una piccola chicca, un unicum si potrebbe dire dedicato alla città di Torino, l’unica raffigurazione del capoluogo piemontese da parte di Tabusso: “Piazza Statuto sotto la neve”, realizzato nel 1979 per la rivista comunale Torino. 

Chiara Gallo

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