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Attualità | 07 dicembre 2021, 15:25

Inferno Cpr, l’accusa del SIULP: “I migranti fingono il suicidio per essere liberati” (VIDEO)

Il sindacato di polizia: “Dopo la tragedia del suicidio di Moussa Balde, i migranti simulano gesti estremi”. Negli ultimi due mesi 110 liberati, contro gli appena 10 dello scorso anno

il cpr di corso brunelleschi

Inferno Cpr, l’accusa del SIULP: “I migranti fingono il suicidio per essere liberati”

Fingere il suicidio per ritrovare la libertà. E’ pesantissima l’accusa che il Siulp, sindacato di polizia, rivolge contro il la funzionalità del Centro di Permanenza per il Rimpatrio di Torino e il modo in cui, secondo loro, i migranti fingerebbero gesti estremi per poi essere liberati in un secondo momento.

L’accusa del Siulp: “Finti tentati suicidi per essere rimessi in libertà”

A sostenere quella che, nei fatti, è un’accusa a un intero sistema di gestione dei rimpatri è Eugenio Bravo, segretario provinciale del Siulp: “Il problema è sorto quando un extracomunitario ha provato a simulare il suicidio ed è riuscito a essere rimesso in libertà: a quel punto gli altri ospiti hanno iniziato a emularne il comportamento”. I numeri diffusi dal sindacato di polizia sono impressionanti: sarebbero infatti 110 negli ultimi due mesi gli ospiti rimessi in libertà per motivi di salute. Lo scorso anno furono appena 10.

Il Siulp denuncia l’escamotage per essere liberati

La prassi è sempre la stessa: gli ospiti si legano una corda al collo, si auto lesionano e vanno in ospedale. Una volta tornati al Cpr, fanno capire al medico di volersi suicidare ancora e vengono fatti uscire” attacca ancora Bravo. Per il segretario provinciale del Siulp, attualmente al Cpr di corso Brunelleschi vi sarebbero solo soggetti con precedenti penali gravissimi: spacciatori, stupratori, rapinatori e attenzionati per radicalismo islamico. Eppure, qualche mese fa, un migrante è realmente morto all’interno delle mura di corso Brunelleschi: si tratta di Moussa Balde, 23enne della Guinea, morto dopo essersi tolto la vita in una stanza dell’ospedaletto in cui era stato confinato. Oggi quelle strutture sono chiuse e l’inchiesta per fare luce sulla sua scomparsa è in corso.

Covid e problema rimpatri

Un altro aspetto che, secondo Bravo, avrebbe ormai compromesso la funzionalità del Cpr, è la pandemia: “Molti paesi per dare il via libera al rimpatrio richiedono vaccino e tampone, ma poiché non c’è l’obbligatorietà non si riesce a rimpatriare”.

Dovrebbe essere obbligatorio vaccinare il rimpatriato o garantirgli il tampone” è l’appello lanciato dal sindacalista.

Andrea Parisotto

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