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Economia e lavoro | 18 gennaio 2022, 18:37

Conoscere il cibo con un clic: l’iniziativa di un gruppo di giovani del Pinerolese e del Torinese

Trust in Food mette in contatto i consumatori con una trentina di aziende agricole e produttori

I giovani fondatori di Trust in Food

I giovani fondatori di Trust in Food

Il loro scopo è avvicinare i consumatori alle aziende agricole e produttori del territorio, aiutando a conoscere il cibo che si porta in tavola.

Il progetto Trust in Food nasce da un gruppo di giovani del Pinerolese. Attraverso il loro sito web è possibile ottenere informazioni su una trentina di aziende del Pinerolese e del Torinese, conoscere i loro prodotti e le loro scelte in materia di sostenibilità e di rispetto dell’ambiente, e poi ricevere i cibi selezionati direttamente a domicilio.

“Trust in Food permette ai consumatori di informarsi in prima persona, di avere un contatto diretto con i produttori e di compiere delle scelte consapevoli relative all’impatto ambientale dei propri acquisti. Fornire questa possibilità ai consumatori è ciò che ci ha spinti a creare questo progetto” spiega Alberto Viotto, co-fondatore di Trust in Food – il nome, tradotto in italiano, vuol dire ‘fiducia nel cibo’ e riassume la filosofia del progetto.

Insieme a lui fanno parte del progetto altri sei ragazzi provenienti dalla provincia di Torino, tutti tra i 23 e i 25 anni d’età: il Ceo Giorgio Rasetto, il business developer Kevin Cardetti, il gastronomo Daniele Rasetto, i developer Gabriele Vernetti e Lorenzo Cravero e il designer Giacomo Baudi.

Il percorso è partito due anni fa con la vittoria al bando finanziato dall’onu ‘Youth in Action for Sustainable Development Goals’, poi il confronto con le aziende del territorio: “Inizialmente ci siamo appoggiati a conoscenze personali, in seguito c’è stato l’effetto del passaparola: le aziende stesse ci hanno messi in contatto con altre che potessero condividere la nostra visione di sostenibilità e di rapporto diretto consumatore-produttore”.

Trust in Food si presenta quindi principalmente come uno strumento per la comunicazione e la divulgazione, e non di vendita vera e propria: la consegna a domicilio è gestita dalle singole aziende ed è legata alla distanza dalla residenza del consumatore. “Alcune aziende contattate non hanno potuto partecipare al progetto non potendo fornire questo servizio. Inoltre è necessario acquistare per un minimo di spesa da ogni produttore: questo ci ha costretti a fare delle scelte, escludendo imprese con poca varietà di prodotti per cui sarebbe stato difficile raggiungere l’ordine minimo per la consegna. Consegnare a domicilio è però sicuramente una comodità per il consumatore: lo sforzo impiegato nell’informarsi e nell’acquisire consapevolezza di ciò che si mangia e di come venga prodotto, sforzo sicuramente maggiore rispetto a quando si acquista nei supermercati, è compensato dall’arrivo dei prodotti direttamente a casa”.

Da dicembre Trust in Food è operativa anche nel Torinese, ma è ancora presto per fare dei bilanci sulla risposta: “Entrare in un mercato più ampio è una grande sfida, c’è molta competizione anche nell’offerta online, ma abbiamo fiducia nella nostra idea di aiutare le aziende a diffondere i propri prodotti specifici del territorio, spesso assenti dalla grande distribuzione, e di dare la possibilità ai consumatori di valutare l’impatto ambientale dei propri acquisti e di sostenere l’economia locale”.

Rosa Mosso

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