Dopo aver scaricato gli ultimi colpì sui nemici, facendo fuggire il resto del suo gruppo, si toglie la vita per non finire vivo in mano alle SS e ai fascisti. Gian Paolo Menichetti, originario di Livorno, ma residente a Milano, è morto così, ad Angrogna, in località Rognosa, a 22 anni, il 23 aprile del 1944, conquistando una medaglia di bronzo al valore militare.
Domani, durante le celebrazioni del 25 Aprile a Torre Pellice, il coraggioso cavaliere verrà ricordato anche dal pro nipote Tommaso Sacchi, assessore alla Cultura di Milano, che parteciperà alla cerimonia con alcuni componenti della famiglia.
Menichetti si arruola come volontario nel 1939 in “Savoia Cavalleria”, dopo alcune operazioni nei Balcani, il 15 luglio del 1941 parte per il fronte russo. L’8 settembre 1943 si trova a Maccari a Verona, dove viene rastrellato dai tedeschi e deportato in Polonia. Qui accetta il rimpatrio per tornare a combattere, ma quando arriva in Italia, a Pinerolo e di lì a Luserna San Giovanni, capisce com’è la situazione e si rifugia sui monti della Val Pellice scegliendo la causa partigiana nella Quinta divisione alpina ‘Sergio Toia’. I tedeschi iniziano a braccarlo perché “vogliono vivo il traditore”, ma lui non si consegnerà mai loro, preferendo la morte.
Domani le celebrazioni torresi iniziano alle 8,45 da piazza Montenero dove una delegazione partirà per l’evento di Bobbio Pellice e per quello di Villar Pellice. In paese, invece, si inizia alle 10,45 nell’atrio del Comune. All’evento parteciperanno il presidente Anpi Giulio Giordano e Valdo Spini, presidente Aici (Associazione delle istituzioni di Cultura italiane), nonché Sacchi.
Dopo il pranzo alla foresteria valdese (prenotazioni al 335 7181435), si terrà il ricordo di Menichetti: “Alle 15,30 andremmo a deporre i fiori a una delle due lapidi che lo ricordano, quella sulla strada che sale dal fondovalle verso Serre (l’altra è proprio in zona Rognosa, ndr)” conclude l’assessore alla cultura torrese Maurizia Allisio.