E poe...sia! | 15 maggio 2022, 09:51

Voci di petto... e di cuore

La Corale di Bairo: un solo "corpo" e una sola anima, a creare bellezza

La Corale di Bairo in concerto all'abbazia di Vezzolano

La Corale di Bairo in concerto all'abbazia di Vezzolano

Buona domenica, miei cari #poetrylovers.

Incredibile ma vero, siamo ormai giunti a maggio, mese delle rose e precursore dell'estate. Alle porte, lei; non ne sentite già il toc toc?

Questa prima parte dell'anno ci ha visti alle prese con un pot pourri esistenziale dal profumo confuso (per non dire assurdo!), fatto di consuete attività secolari, ripresa sociale, notizie geopolitiche inaspettate (perché poco documentate le ragioni storiche scatenanti) come lo scontro russo-ucraino, eventi ludico-culturali di portata internazionale che hanno acceso i riflettori su Torino (Il Salone del Libro e l'Eurovision Song Contest, per citarne i principali), il Giubileo della Regina Elisabetta d'Inghilterra, l'annuncio del nuovo tour degli Abba, i preparativi per i mondiali in Qatar, il ritorno a una diplomazia da "guerra fredda", il caro benzina e il caro bolletta, i pettegolezzi sanremesi, le elezioni in Francia e, last but not least, una sempre più "rassegnata" accettazione delle procedure antiCovid-19, ormai giunte al terzo compleanno.

La solita minestra, insomma, la solita malsana abitudine umana al caos. Impossibile non notare quanto l'ago della bilancia, nella lista appena citata, penda inesorabilmente verso il negativo. Il mio intento di oggi, che poi è lo stesso di ogni articolo, sarà di riequilibrare questa tendenza-pendenza, riportandola quantomeno al centro - tra i più e i meno della società moderna e della vita. E come ottenere questo risultato, se non andando a caccia di bellezza e novità? Crescita personale ed eccellenza?

Fare la corte alla luce, al suo generoso calore su tutti noi; infine, diffonderne i raggi. Ancora una volta, la Cultura è la cura al morbo e l'antidoto al buio; ciò che ci mantiene liberi e sani di mente.

Ed ecco perché non esito oltre a presentarvi l'ospite odierno, una piccola grande realtà piemontese made in Bairo (paese canavesano di antica origine medievale - dapprima feudo dei marchesi d'Ivrea e, in seguito, dei Savoia - famoso per le sue distillerie e per l'amaro che ne portava il nome): la Corale di Bairo!

Prima di approfondire, tuttavia, vale la pena includere un excursus relativo allo sviluppo del canto corale nella storia, per comprenderne meglio l'importanza.

Esso, infatti, già svolgeva un ruolo sociale primario nelle antiche civiltà mesopotamiche e tra gli egizi. Numerose sono anche le testimonianze bibliche sulla coralità presso il popolo ebreo durante i riti nel tempio di Gerusalemme, soprattutto sotto i re Davide e Salomone. Non da meno la cultura greca che, già nel VII secolo a.C., assegnava un ruolo fondamentale alla musica e al canto corale nell'educazione del cittadino e nella sfera religiosa. A conferma di ciò, le forme della lirica corale greca (il peana, il ditirambo...) furono composte da poeti-musici (Simonide, Bacchilide, Pindaro) e cantate in coro nei momenti più significativi della vita collettiva. Nella tragedia greca, inoltre, il coro svolgeva il compito essenziale di commento dell'azione drammatica attraverso il canto e la danza.

Addentrandoci nel Medioevo, impossibile non riconoscere il ruolo fondamentale dei monaci gregoriani: dall’invenzione delle note musicali (merito del benedettino Guido d'Arezzo), passando per la lauda (nata in Umbria nell’ambito della spiritualità francescana, si trattava di un canto monodico in lingua volgare destinato a essere intonato durante le processioni religiose), sino alla nascita della polifonia (canto a più voci). Verso il 1300 la musica si allontanò dai modi gregoriani, permettendo la nascita di nuove forme di carattere profano, cioè non sacro, nelle quali si fece strada il concetto di armonia (madrigale, ballata etc). Durante il Rinascimento, invece, prese piede la polifonia fiamminga che, anche in Italia, fece sentire la propria influenza musicale (basti pensare alle due corali che a cavallo tra 1400 e 1500 già si esibivano nella basilica di S. Marco a Venezia, imitandone lo stile).

In Europa, un decennio dopo, la Riforma protestante comportò profonde modifiche nella liturgia della messa, in cui vennero introdotte, al posto della tradizionale musica sacra, melodie popolari rielaborate che furono poi definite "corali". Nel XVI secolo avvenne lo scisma tra Cattolicesimo e Protestantesimo, definendo così lo stacco tra le Chiese Protestanti del Nord Europa e la Chiesa Romana. Questo evento ebbe profonde ripercussioni sulla musica: in Germania si sviluppò una grande tradizione di corali (che avrebbe avuto molta influenza nella formazione musicale di Bach) mentre la Chiesa Romana rispose a questo "colpo" avviando la Controriforma. Durante il Concilio di Trento si decretò, infatti, che venisse esclusa dai riti cattolici la musica in cui si trovasse la minima traccia di qualcosa di empio o lascivo, avanzando perfino la richiesta di abbandonare le armonizzazioni. Fortunatamente un gruppo di compositori, guidato da Palestrina, evitò questo rischio dimostrando che l'armonia corale non era incompatibile con la comprensione del testo, né con il diktat cattolico (fonte delle informazioni: enciclopedia Treccani).

E via seguendo sino ad oggi, vincendo le iniziali chiusure mentali e l'aridità sterile della tradizione liturgica. Uscendo in strada, letteralmente, ben oltre la sola funzione religiosa, che non definisce più i cantori, ben oltre il compito di accompagnare: il canto corale ha cominciato a RIEMPIRE! Spazi, tempi, anime e progetti, sempre più numerosi e coinvolgenti. Una delle capacità umane più emozionanti e ancestrali, il CANTO, si è dunque pian piano rivelato nella sua vera essenza: incarnare un piacere, un dono, un incontro e un'unione di voci e vite; non solo talento, tecnica e abilità naturali bensì cuore, tanto cuore! ESSERE protagonista, appunto, vivere e assumere la sua piena identità, lontano dal considerarsi un semplice abbellimento. Una trasformazione lenta eppure costante nella forma e nella sostanza, grazie a cui è riuscito ad abbracciare l'immensa ricchezza popolare e territoriale che contraddistingue l'Italia, spaziando dal sacro al profano, dai canti alpini a quelli etnici.

Questa è la CORALITA': momenti di aggregazione, socialità e duro lavoro (senza dimenticare però il divertimento!) nei quali ci si conosce, ci si confronta e s'impara, facendo musica. Creando note, in un crescendo di emozioni e intensità, quasi le voci fossero in grado di alzare il volume del nostro intimo sentire. Questo stesso scopo guida la Corale di Bairo che, sfruttando lo strumento musicale più nobile e potente al mondo - le corde vocali - presenta sempre al pubblico prestazioni di alto livello, curate nell'intenzione e nella tecnica.

Ciò che più mi ha colpito sin dal primo concerto a cui ho assistito, è stata la sua varietà. Un coro misto di uomini, donne e ragazzi di ogni età e provenienza (culturale, geografica e sociale) impegnati a raggiungere l'unisono, a diventare un solo "corpo" e una sola anima, a creare bellezza. Un' educazione alla ricerca dell'unità, a scapito del protagonismo e del "prima io". A favore dell'INSIEME e dell'UGUAGLIANZA. Impossibile che un gruppo eterogeneo possa raggiungere la perfetta sincronia umana e, in secondo luogo, vocale? Sì, no, forse. Ma importa davvero così tanto il risultato finale o è il provarci, il tentare, l'impegno sincero e costante a fare la differenza!?

Il canto corale e la Corale di Bairo c'insegnano proprio questo, che l'ottica di gruppo è possibile, raggiungibile e tangibile! Che ad essa dobbiamo guardare ed ispirarci. L'unione fa la forza: un concetto a me caro, che ricerco ovunque e qui ritrovo, in questa meravigliosa disciplina e nei suoi rappresentanti. Cantare insieme, lavorare insieme, progettare insieme, scrivere insieme, far volontariato insieme: raggi paralleli di quella luce citata all'inizio, direttamente emanati dal Sole della Cultura e dal Cuore dell'Uomo.

Curiosi di saperne di più sulla Corale di Bairo e sulla sua storia? Al termine dell'articolo, troverete allegato il suo CV artistico: date un'occhiata e percepite tutto l'entusiasmo e il dinamismo che la contraddistinguono!

E adesso, come di consueto - a chiusura - lasciamo sia una mia poesia ispirata proprio a un evento che ha visto la Corale protagonista - l'Alborada 2021 (organizzata insieme all'Associazione Cori Piemontesi presso il lago di Ceresole) - a trasportarci tra le sue note. Chiudete gli occhi e lasciatevi raggiungere dalle voci di petto e di cuore, decisi ad ascoltarle quanto prima di persona!


ALBORADA

Occorrono albe da scrivere tremando, avvolti
nell’amicizia di un canto
Occorrono voci rinate, occhi brillanti, desideri testardi
come fiori di campo, sul ciglio del mondo
Che sboccino al sole celato
Riempiendo l’aria di speranza
Fiori e desideri insieme
E quel futuro a cui corrono impazienti
i passi
Tra regole che gli occhi ignoreranno sempre

Liberi di scalare montagne, solcare mari
Conquistare cieli
Vibrando

Questo verso in particolare:
"Fiori e desideri insieme"
Non siamo noi stessi parte di quella Natura, che tanto c'insegna? Pensateci su. Anzi, cantateci su!
Alla prossima

Files:
 CV Artistico Corale di Bairo (23 kB)

Johanna Poetessa

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Johanna Finocchiaro

Buongiorno, Good morning, Bonjour, Buenos Días, Namasté!
Sono Johanna. Classe 1990, nata a Torino, impiegata, appassionata di lingue straniere e poetessa. Già, poetessa.
Scrivo sin dalla tenera età (mi sono innamorata della poesia dal primo incontro, alle elementari) e leggo, leggo tanto, sempre e ovunque. La mia massima fonte d'ispirazione è l'arte: mi conquista la sua immediatezza, la forza comunicativa, la varietà di forme e concetti espressi, la chiarezza.
Viaggiando, ho compreso quanto il mondo sia dinamico. Mi ci sono adattata, pian piano, stravolgendo piani e idee. Oggi lavoro per un importante istituto bancario ma continuo a essere curiosa. E gioiosa. Faccio parte della corrente letteraria dei Poeti Emozionali e ho, all'attivo, la pubblicazione di tre libri: una silloge corale, un e-book e l'ultimo arrivato, “Clic” (L’Erudita Editore).

E POE...SIA!
Questa rubrica nasce sotto una buona stella o così mi piace pensare; si propone, con determinazione, di avvicinare il lettore a un genere letterario incompreso ma testardo: la poesia.
Perché no!? Perché non recuperarla dal cassetto, vestirla con abiti nuovi, freschi, darle una possibilità? La possibilità di emozionarci, semplicemente questo: riflettere, sentire qualcosa, qualsiasi cosa, con e grazie a Lei.
Allontaniamoci dall'impostazione scolastica e dall'analisi del testo, lasciando spazio, invece, all'analisi del SENSO. Senso che sta per ragione e sensazione insieme. Impariamo a cercare la curiosità, prima delle domande. Accendiamo il pensiero. Che dite, ci lanciamo nel viaggio? Al paracadute provvedo io! 

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