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Cultura e spettacoli | 27 giugno 2022, 13:00

"Davide e Gionata" in scena al Polo del '900: un'opera lirica per arricchire il repertorio con temi LGBTQ+

Libretto e musica di Marco Emanuele. Scritta in occasione dei 50 anni dalla nascita dei movimenti per i diritti civili in Italia, è in programma al Polo del '900 il 28 giugno

"Davide e Gionata" in scena al Polo del '900: un'opera lirica per arricchire il repertorio con temi LGBTQ+

Un'opera a lirica a soggetto dichiaratamente gay a firma di Marco Emanuele proprio per arricchire il repertorio.

Il concerto si svolgerà il 28 giugno al Polo del '900 di Torino. Scritta in occasione dei 50 anni della nascita dei movimenti lgbtq in Italia, è la prima esecuzione dell'opera in due atti "Davide e Gionata", che sarà eseguita in forma di concerto dall'Accademia dei Solinghi con Rita Peiretti al clavicembalo.

Pur essendo l'arte uno dei mezzi di diffusione dei diritti lgbtq+, come mai nella lirica ci sono ancora così pochi soggetti legati a questo tema? si stanno facendo passi avanti?

"Ci sono poche opere lgbtq+, è vero - conferma Marco Emanuele -.L'opera è legata a un modo di produzione tradizionale e le commissioni di opere contemporanee in genere sono poche, forse i teatri europei non vogliono rischi e polemiche. Hanno paura di perdere il pubblico. Altre forme di arte sono tradizionalmente più

aperte e permeabili. Negli USA negli ultimi anni ci sono state opere queer di ampio respiro: penso a Brokeback Mountain di Charles Wourinen o ad Harvey Milk di Stewart Wallace. Vale anche per la musicologia: Europa e Italia scontano un forte ritardo, mentre nelle università nordamericane la musicologia lgbtq+ si è radicata a partire dagli anni ‘90, sul solco di quella femminista.

Oggi però cambia qualcosa: ad esempio Sebastiano Bazzichetto ha scritto il libretto della prima opera da camera su temi trans, "m(O)rpheus", per il concorso Opera Factor di Verona e Marco Benetti ha composto "La Traviata norma".

Perché ha scelto di riprendere proprio questo soggetto?

"Visto che non esiste un repertorio di teatro musicale queer, mi sono detto: facciamolo! Scriviamo un’opera gay con le forme dell’opera barocca e del primo Ottocento. Un conoscente mi ha proposto la storia di amicizia tra Davide e Gionata, dell’Antico Testamento. Ho trovato un libretto di Felice Romani, l’ho rimaneggiato e rovesciato per presentare la storia di un amore contrastato dal padre autoritario e omofobo". 

Una particolarità di quest'opera è la scelta di una donna per un ruolo maschile, come mai l'ha fatta?

"Il padre, cioè il re Saul, è cantato da una donna: un po’ perché voglio giocare col Barocco, epoca in cui l’identità di genere era più fluida che nel Romanticismo; e un po’ per allontanarmi dalle grandi figure di padri verdiani, tutti sempre baritoni o bassi. Volevo rifarmi alla tradizione di certe attrici teatrali di una volta, che impersonavano anche importanti ruoli maschili come Amleto o Lear. Ancora nel primo Ottocento l’eroe, l’amante, o il ragazzo giovane, se non proprio adolescente, cantava con voce femminile. Qui invece vorrei dare a una cantante donna la possibilità di fare l’uomo anziano, di potere, interpretando una sfilza di scene di follia: il bello di Saul è che, appunto, impazzisce".

Quale messaggio porta oggi una storia antica come questa?

"Che le relazioni famigliari sono sempre incandescenti, a volte soffocanti; e che esiste ancora un’idea di maschilità normativa che molti ragazzi si sentono tenuti a rispettare. Penso alla guerra e al suo appello alla maschilità. Gionata ha paura di non essere all’altezza delle richieste del padre e cerca di dimostrare di essere un “vero uomo. Muore proprio per questo. L’immagine del padre che uccide un figlio mi sembra molto simbolica: è l’abbraccio mortale della maschilità normativa". 

Torino si è fatta spesso portavoce per i diritti civili, eppure ci sono ancora delle lacune. A livello culturale secondo lei cosa si dovrebbe ancora fare?

"Torino ha una storia meravigliosa: i movimenti lgbtq+ italiani sono nati qui, cinquant’anni fa. Alcune realtà hanno raggiunto la piena visibilità, penso al Lovers film festival, altre rimangono nel sottobosco, col rischio di essere dimenticate. La ricchissima attività del Centro di documentazione del circolo Maurice ne è un esempio.

Bisogna creare le condizioni perché questo non succeda e mettere alla portata di tutti quanto è stato fatto"

Chiara Gallo

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