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Economia e lavoro | 02 ottobre 2022, 13:14

A Torino è "fuga dalla città": il mattone corre ancora (+4,9% per le compravendite), ma tanti preferiscono andare a vivere in campagna

Il Piemonte sale del 6,3%. Dalla metropoli si cercano verde e tranquillità. Pusceddu (Fiaip): “Si conferma vitalità del settore, ma la casa è bene da tutelare”

cartelli vendesi

Non accenna a frenare il mercato del mattone piemontese

In Piemonte il mercato della casa è in crescita. Dopo l’accelerata del 2021 con 67.600 compravendite e un aumento medio del 33%, il 2022 si conferma positivo, vantando nel primo semestre dell’anno ancora un balzo in avanti nelle transazioni con prezzi in aumento.

Dall’elaborazione svolta da Fiaip, sui dati provvisori trasmessi dall’Agenzia delle entrate, emerge che nel primo semestre del 2022 sono state effettuate circa 34.800 compravendite. “Il Piemonte ha registrato una variazione positiva del 6,3% in questi primi sei mesi, rispetto allo stesso periodo del 2021”, osserva Marco Pusceddu, presidente di Fiaip Piemonte (Federazione italiana agenti immobiliari professionali). 

 

In fuga da Torino?

In termini di crescita percentuale, sono in testa le province di Asti e di Verbania che spiccano nel semestre con il +18 rispetto ai primi sei mesi del 2021. Asti ha avuto un boom tra gennaio e marzo con il +30% di transazioni rispetto all’analogo periodo dell’anno passato, mentre il Verbano ha visto il +23% nel secondo trimestre. “Abbiamo ricevuto molte richieste da persone che provengono da città più grandi, Torino, ma anche Milano, per vivere in una sistemazione più verde o per avere, come seconda casa, un luogo rilassante in cui poter ‘staccare’”, commenta il presidente del collegio di Asti, Roberto Coppola. 

Biella è l’unica provincia ad aver registrato un trimestre negativo: i primi tre mesi hanno segnato il -4% di passaggi di proprietà, per poi riprendersi e attestarsi su un aumento del 5,8% nel semestre.

Complessivamente tutte le province della regione, nel primo semestre 2022, viaggiano con il segno positivo. Vanno dal 2,7% del novarese (2752 compravendite), al 4,9% di Torino (18.874 passaggi di proprietà), per salire con il 5,8% di Alessandria (3095 ntn) e di Biella (1224 ntn), il 7% del cuneese (4488 ntn), l’8% di Vercelli (1238 ntn), e infine, come detto, ci sono le capofila con il 18% di Asti (1645 ntn) e del Verbano Cusio Ossola (1491 ntn).

Per quanto riguarda i capoluoghi di provincia a spiccare in termini percentuali sono: Verbania (33%), Alessandria (24%), Asti (23%), Biella (9,8%), Cuneo (8,6%), Torino (6,7%), Vercelli (3,2%), Novara (3%). 

 

Lo sprint nei primi tre mesi

Lo sprint maggiore – precisa - si è avuto nei primi tre mesi dell’anno con una media del +10% in più nelle transazioni, mentre il secondo trimestre ha visto un andamento più contenuto, circa il +3%. I prezzi restano ragionevolmente stabili, tendenzialmente in aumento, tra l’1 e il 2%, a seconda delle zone, anche se non ancora allineati al trend delle compravendite”.

 

La richiesta nei capoluoghi di provincia riprende quota anche in termini percentuali, rispetto al fuori provincia – spiega Pusceddu -. C’è una lieve diminuzione della superficie media compravenduta e dunque un aumento nelle vendite di abitazioni dal taglio medio piccolo rispetto all’anno passato. Sembra che si cominci a delineare un graduale ritorno alla normalità del pre pandemia, sia per scelte abitative sia per la ripresa dell’investimento sul mattone, il cui taglio tipico è appunto quello medio-piccolo”.

Sul secondo semestre del 2022 ci aspettiamo un andamento analogo, di crescita, forse però più contenuto. Non è scontato che questi risultati si mantengano nel tempo – sottolinea il presidente del Piemonte -. La caduta del governo, il periodo di incertezza socio-economico, la crisi energetica, da una parte spingono al ‘rifugio’ della casa, come bene immobile, sicuro, ma dall’altra generano insicurezza, che frena gli investimenti. Gli aumenti delle bollette e dell’inflazione inducono alla prudenza: vendere e comprare casa sono sempre passi ben ponderati, di conseguenza si tende ad aspettare che l’orizzonte si rischiari, si definisca. Serve un reale Piano energetico che rassicuri famiglie, imprese, mercato immobiliare e del credito, per salvaguardare il risparmio, quindi anche la casa”.

redazione

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