Cronaca - 10 novembre 2022, 10:01

Detenuto si toglie la vita in cella nel carcere delle Vallette: è il quarto episodio da inizio anno

L'uomo era accusato di stalking nei confronti della moglie. Avrebbe lasciato un biglietto per spiegare le motivazioni che l'hanno spinto al gesto estremo

Nuovo caso di suicidio al carcere "Lorusso e Cutugno", a Torino. E' il quarto dall'inizio dell'anno.

Detenuto di 56 anni si è impiccato in cella

Nella tarda serata di ieri un detenuto italiano di 56 anni si è ucciso appendendosi a un lembo di un lenzuolo annodato all'inferriata della sua cella. Secondo quanto si apprende, l'uomo era in carcere dallo scorso agosto per reati persecutori e stalking nei confronti della moglie. Avrebbe lasciato un biglietto per spiegare le motivazioni che hanno spinto al gesto estremo.

77 suicidi nelle carceri italiane da inizio anno

Con l'ultimo caso del detenuto 56enne che si è ucciso nella sua cella a Torino, il numero totale da inizio anno dei suicidi nelle carceri italiane è di 77, "un dato generale impressionante indice di una generale mancanza di speranza nelle nostre carceri". Lo dice il portavoce della Conferenza dei Garanti territoriali delle persone private della libertà, Stefano Anastasìa, il quale fa notare come si tratti del "numero più alto di sempre (solo nel 2009 a fine anno i suicidi superarono le 70 unità, ndr). I suicidi costituiscono il 51% dei casi di morte registrati in carcere nel corso dell'anno, anche questa percentuale mai così alta dall'inizio del secolo".

Anastasìa: "Indice mancanza di speranza"

"Salvo poche, ammirevoli, esperienze di sostegno e accompagnamento al reinserimento sociale - prosegue Anastasìa - la grande maggioranza dei detenuti e delle detenute vive la carcerazione come un periodo più o meno lungo di abbandono e di disperazione. Paradossalmente, l'emergenza pandemica dava più stimoli a sopravvivere, facendo sentire i detenuti, seppure chiusi in carcere, parte della società esterna, anch'essa alle prese con la prevenzione e la cura del virus. Ma oggi il carcere è tornato a essere un luogo di isolamento e di disperazione, e il numero di suicidi ne è una drammatica testimonianza".

"Se non vogliamo rassegnarci a questa tragedia o scaricarne la responsabilità sugli operatori penitenziari e sanitari in trincea - conclude Anastasìa - bisogna ridurre il carcere a extrema ratio e aprirlo alle attività e al mondo esterno, per restituire ai detenuti la speranza in un futuro degno di essere vissuto".

Di Giacomo (S.PP.): "Mattanza di Stato"

"Abbiamo esaurito tutte le parole per esprimere una situazione che è completamente sfuggita di mano allo Stato che ha in custodia la vita dei detenuti e quindi ha responsabilità”. Il segretario generale del S.PP. (Sindacato Polizia Penitenziaria) Aldo Di Giacomo interviene di nuovo sull’emergenza suicidi per rivolgere un appello al nuovo Governo di intervento urgente: “C’è bisogno di prevenzione con adeguati servizi di supporto psicologico con priorità a giovani e stranieri e c’è necessità di riforme strutturali sul sistema carcerario. Adesso la prima attività da svolgere è quella di mettere fine alla mattanza di Stato”.

redazione