Un presidio per dire che qualunque infortunio sul lavoro, ancor più se mortale, è un prezzo insopportabile da pagare per la collettività. Lo hanno organizzato questa mattina i sindacati metalmeccanici di Fim, Fiom, Uilm (e con la presenza anche di Fismic) ai cancelli della Alessio Tubi di La Loggia, alle porte di Torino.
Non un luogo qualsiasi: proprio qui, infatti, nei giorni scorsi ha perso la vita un operaio di 41 anni, travolto da alcuni tubi di metallo. Era il 7 novembre. L'ultimo di 48 decessi che il Piemonte ha dovuto sopportare dall'inizio del 2022. Mentre gli infortuni denunciati sono oltre 35mila.
Quella delle morti sul lavoro e degli incidenti è una piaga che non trova pausa, a quasi un anno dalla tragedia costata la vita a tre persone con il crollo di una gru in via Genova. Ma sono stati tanti altri gli episodi che hanno messo a rischio o sono costati la vita a persone impegnate a svolgere il loro mestiere.
Centinaia i lavoratori metalmeccanici e precari che hanno partecipato. “Oggi abbiamo voluto manifestare per la vita. Non si può ancora morire di lavoro nel terzo millennio - dice Edi Lazzi, segretario generale Fiom Torino -. Il governo deve stanziare le risorse opportune per un piano straordinario di assunzione di ispettori del lavoro che possano effettuare gli opportuni controlli e per questa via porre fine a ciò che è ormai diventata una mattanza”.
“La sicurezza non può essere considerata un costo ma un investimento sui propri dipendenti e sul futuro aziendale - aggiunge Davide Provenzano, segretario generale Fim Torino -. Dopo anni di infortuni mortali, ci troviamo ancora nella nostra Torino a dover manifestare per un’altra vita persa per il lavoro. Chiediamo più ascolto da parte di tutti i soggetti che si occupano del tema a partire dagli organismi preposti e dalla politica locale”.
E Luigi Paone, segretario generale Uilm Torino, aggiunge: “Abbiamo voluto manifestare la nostra vicinanza alla famiglia e ai colleghi del lavoratore mancato a La Loggia. Il tema della sicurezza non può basarsi solo sulle statistiche e sui grafici, bisogna investire sulle risorse umane con più formazione. Le aziende non possono pensare di ridurre i costi abbassando il livello di sicurezza. È arrivato il momento di aprire una discussione seria sul precariato, non è accettabile che i lavoratori somministrati debbano sottostare a condizioni più precarie degli altri colleghi sul fronte dei diritti e della sicurezza”.
“I dati continuano ad essere scoraggianti – dichiara il segretario territoriale Fismic Confsal, Enzo Li Gregni -, le morti e gli incidenti sul lavoro continuano ad aumentare, con una menzione tristemente negativa proprio per il Piemonte. Come Fismic Confsal vogliamo rimarcare l’esigenza e la necessità, prima ancora dell’aumento degli ispettori e dell’incremento dei controlli e delle sanzioni, di creare una reale rete di prevenzione e di puntare sulla formazione dei dipendenti e dei datori di lavoro. E’ essenziale non operare solamente una volta avvenuta la morte sul lavoro, ma far sì che queste non accadano proprio; non bisogna solamente correre ai ripari, ma evitarle. Si parla di morti bianche, ma non sono tali, sono veri e propri omicidi sul lavoro. Al contempo la stessa attenzione va riposta verso gli infortuni, molte volte invalidanti per l’intera vita futura del lavoratore".