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I corsivi di Virginia | 08 aprile 2023, 10:15

Visibile per un giorno

Il 31 marzo cade la ricorrenza annuale della “Giornata Internazionale della Visibilità Transgender” dedicata alla sensibilizzazione contro la discriminazione verso le persone transgender in tutto il mondo

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Il 31 marzo cade la ricorrenza annuale della “Giornata Internazionale della Visibilità Transgender” dedicata alla sensibilizzazione contro la discriminazione verso le persone transgender in tutto il mondo.

Come riporta Wikipedia, la giornata fu fondata dall’attivista transgender statunitense Rachel Crandall nel 2009, evidenziando il fatto che non esistevano giornate specifiche per la visibilità della comunità transgender all’interno della comunità LGBT. Questa giornata non va confusa con l’altra data dedicata che è il “Transgender day of Remembrance”, ricorrenza che ricorda le vittime di odio transfobico, ma non è specificatamente indirizzata verso la visibilità transgender. 

Nel 2014 per effetto della comunicazione per mezzo dei social e della globalizzazione, la Giornata fu adottata dagli attivisti LGBT a livello internazionale. 

Perchè celebriamo questa Giornata? Perchè è importante essere visibili? Ci sono ragioni sociali ed economiche accanto al dramma della invisibilità e dell’emarginazione. Si deve diffondere un messaggio: le persone transgender meritano dignità, rispetto, diritti e soprattutto sottolineare che sono solo un altro modo di essere nel mondo, anche se questo modo di essere, fino ancora ad oggi, è stato spesso condannato e vive e si alimenta di pregiudizi e di stereotipi. 

In questo mondo dei transgender che ci chiede visibilità, troviamo il mondo quotidiano, donne e uomini, giovani e anziani, ci sono professionisti, politici, culture diverse, religioni ed etnie di ogni parte del mondo. C’è una necessità, più viva che mai quindi, di normalizzare il loro percorso di vita. L’ identità di genere è solo un aspetto della vita di un individuo. Non la identifica in toto. Questo vale anche per le donne. Questa Giornata è stata riconosciuta dall’ONU e da UN-Woman (Organizzazione delle Nazioni Unite creata nel 2010 per aiutare nella divulgazione dei diritti delle donne e dell’uguaglianza dei generi a livello globale) come “Giornata per il riconoscimento dei diritti umani” di milioni di persone nel mondo ad essere se stessi e combattere per il diritto del proprio benessere psico fisico. 

L’organizzazione UN-Woman ha inserito questa giornata del 31 marzo, dedicata alla visibilità dei transgender, nella campagna “#planet5050”. L’ obiettivo di questa campagna è creare entro il 2030 una società in cui donne, uomini e gender abbiano non solo gli stessi diritti ma anche le stesse opportunità, in particolare nel mondo del lavoro. Il loro slogan “Defining My Own Gender is My Human Right” tradotto in “definire la mia propria identità di genere è un mio diritto umano”, vuole aumentare nella società la consapevolezza di questa lotta per farla accettare, regolamentare e gestire. 

L’essere trans sottolineiamo, non è una patologia né una deviazione, ma è un altro modo di sentirsi bene nel mondo, nella propria dimensione che è personale e intoccabile, ricordiamoci personale!. Si deve affermare il concetto della unicità della propria diversità. Questo vale per qualunque tipo di discriminazione. La sensibilità in questi casi è fondamentale per affrontare un tema di fronte al quale c’è ancora grande superficialità. Le sigle della comunità LGBTQIA+ non sono parole vuote, ma raccontano storie e battaglie. 

Frasi come “ora va di moda“ sono profondamente offensive nei confronti di chi ha combattuto, pianto e sacrificato ogni cosa. 

Nessuno sceglierebbe di percorrere una strada fatta di ostacoli sociali, medici e legali se non si sentisse in un disagio profondo. 

Ci troviamo di fronte a una società che ghettizza qualunque tipo di differenza e, nel nostro caso, quello dei transgender, il non sentirsi “binari”, è stato sempre definito come una patologia. Si sono addirittura, ancora nel passato recente, applicate in modo forzoso e forzato pratiche di ogni tipo, come psicoterapie, elettroshock, farmaci per impedire alle persone trans di cambiare identità di genere e farle desistere. 

Siamo in presenza di storie tragiche e difficili, ma il mondo transgender non è solo questo. Sono persone che hanno una vita piena di passioni e di sogni. Può essere il nostro vicino, il chirurgo di successo, il collega. Questo dobbiamo capire. Questo dobbiamo includere, altrimenti le cose non cambieranno. Definire la propria identità di genere, come dice lo slogan di UN-Woman, è un diritto umano, inalienabile ed incomprimibile. Dobbiamo comprendere in specifico, le problematiche sociali della comunità transgender, prodotto di una mentalità retrograda, omofoba e intollerante in molti paesi e attraverso meccanismi giuridici e di tutela, proteggere chiunque abbia calpestato i propri diritti umani. 

Essere una persona transgender (cioè una persona la cui identità non combacia con il sesso alla nascita) sentendosi in un corpo sbagliato, in un mondo pieno di stereotipi e di pregiudizi, è un cammino pesante e faticoso in questa società presente sia da un punto di vista personale che sociale e lavorativo. Per fortuna nella nuova generazione, quella definita “Generazione Z”, c’è una maggiore consapevolezza delle sfumature e delle variabili che riguardano le identità di genere e l’orientamento sessuale. 

Loro stanno superando il concetto di binario e di invisibilità di genere. Usano la comunicazione social in modo impattante per affermare la loro libertà da schemi preordinati e per applicare nella sua accezione massima il termine di inclusione, di diritto umano e di pari opportunità in ogni aspetto della vita. La società inizia a muoversi, inizia a recepire con cambiamenti pratici, ma non sono ancora abbastanza. Il diritto umano è insindacabile così come l’affermazione della unicità della propria diversità.

 

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Virginia Sanchesi

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