Attualità - 18 aprile 2023, 14:57

Ospedale Torino ovest, l'associazione Pro Natura attacca Comune e Regione per la scelta della Pellerina

"Critiche di sostanza e di metodo. Perché non aprire al Dibattito Pubblico?"

Ospedale Torino ovest, l'associazione Pro Natura attacca Comune e Regione per la scelta della Pellerina

Con una lettera firmata dal vice presidente Emilio Soave e indirizzata al sindaco Lo Russo e agli assessori Rosatelli e Mazzoleni, ma inviata per conoscenza anche al governatore Cirio e all'assessore regionale alla Sanità Icardi, l'associazione Pro Natura Torino attacca la scelta della Pellerina come area del futuro ospedale di Torino Ovest.

"Con una Delibera della Giunta Comunale, assunta il 30 marzo scorso, la Città di Torino ha sostanzialmente dato il via libera alla realizzazione del nuovo presidio ospedaliero dell’ASL Città di Torino che dovrà sostituire il Maria Vittoria, approvando anche una bozza di Protocollo d’Intesa che dovrà poi essere siglato dal Sindaco di Torino, dal presidente della Regione Piemonte e dal Direttore Generale dell’ASL Città di Torino. Il 12 aprile la Giunta Regionale ha dato il suo assenso al citato Protocollo d’Intesa, non senza qualche polemica.

Nella sostanza la Regione ha preso atto della scelta del sito proposto dalla Giunta Comunale di Torino, ovvero la porzione del Parco Mario Carrara (o della Pellerina) attualmente occupata dagli spettacoli viaggianti, che ospita annualmente anche le manifestazioni di Carnevale. La superficie occupata dovrebbe ammontare a circa 60.000 metri quadrati, che si svilupperanno su 76.000 metri quadrati, con un impegno a non superare tale soglia dimensionale, e la spesa dovrebbe ammontare a circa 185 milioni di euro, con risorse messe a disposizione dall’INAIL. Dunque è tutto fatto, e tutto si è chiuso nella “concordia istituzionale”?.

Pro Natura Torino si permette di insinuare qualche dubbio e qualche interrogativo. Non a caso il 27 aprile vi sarà un Consiglio Regionale aperto anche alle Circoscrizioni e ai cittadini, che dovrà recepire dissensi emersi soprattutto nel territorio delle Circoscrizioni 4 e 5, da tanti cittadini, comitati spontanei (oltre ad associazioni ambientaliste come Pro Natura Torino) che hanno espresso dissensi su questa scelta e sostenuto diverse petizioni e raccolte firme.

In primo luogo stupisce che la scelta del sito sia avvenuta frettolosamente e in modo quasi autoreferenziale, in un processo decisionale avviato ancora alla fine di agosto del 2022 con la richiesta pervenuta dalla Regione di individuare un sito per il nuovo Maria Vittoria; i tempi avrebbero consentito maggiori approfondimenti nell’esame dei siti alternativi, indicati in un successivo dossier in numero di 7, alcuni sicuramente poco proponibili perché toccavano aree di privata proprietà o già occupate da servizi essenziali (come i Vigili del Fuoco), oppure di ristrette dimensioni o logisticamente inadatte.

Ulteriori approfondimenti avrebbero potuto individuare magari anche altre aree dismesse o in fase di dismissione, o comunque già compromesse e non destinate a Verde. E’ poi emerso con evidenza che la cosiddetta “Area Traves” nella via omonima, di proprietà della Città e che ammonta a 335.000 mq, già in gran parte libera, destinata a Servizi, avrebbe potuto essere una valida alternativa rispetto al Parco della Pellerina. Tuttavia il dossier con l’analisi dei vari siti è stato reso pubblico solo nello scorso mese di marzo, senza informare adeguatamente i Consiglieri, le Circoscrizioni e i cittadini tutti.

Il Protocollo d’Intesa è stato approvato con un semplice atto di Giunta, senza un passaggio in Consiglio Comunale. Ciò ha creato forti disagi sul territorio coinvolto, mettendo poi tutti di fronte al fatto compiuto, col sistema della “previsione che si autorealizza”, senza discuterne i fondamenti, con scarsa trasparenza. Come stupirsi poi del crescente distacco tra i cittadini e il mondo della politica? Il citato Protocollo d’Intesa, a seguito di “approfondita disamina di tutte le alternative alla localizzazione”, impegna l‘ASL Città di Torino a presentare a breve il Progetto di Fattibilità Tecnica ed Economica, con una progettazione che dovrà essere conclusa entro il giugno 2024, e gli importi previsti dovranno comprendere anche il costo di acquisto delle aree, di proprietà della Città di Torino.

A questo punto Pro Natura Torino pone diversi interrogativi, a cui il Protocollo dà risposte troppo generiche ed insoddisfacenti:

1) Quali sono tutte le criticità dell’area individuata? Oltre all’elettrodotto interrato sussistono molti dubbi sulla qualità dei terreni, sulla loro esondabilità, sulle canalizzazioni delle vie d’acqua minori che ancora sussistono (derivazioni dal Canale della Pellerina e quello della Ceronda), testimonianze di rilevanza storica per l’archeologia industriale di Torino.

2) Perché non è stata resa pubblica “la disamina di tutte le alternative localizzative”, esplicitando gli aspetti positivi o negativi di tutte le ipotesi informando adeguatamente il Consiglio Comunale, le Circoscrizioni, e i cittadini tutti?

3) Quale sarà l’effettivo consumo di suolo se aggiungiamo agli edifici previsti anche le aree di parcheggio, gli accessi per le ambulanze e i mezzi di soccorso, i servizi accessori, gli impianti tecnologici e tutte le opere connesse? Gli accessi al nuovo complesso ospedaliero saranno solo da corso Regina Margherita e corso Lecce, o anche da corso Appio Claudio che costeggia il parco della Pellerina?

4) Non potendosi procedere alla costruzione di parcheggi interrati, data l’esondabilità dell’area secondo le norme del PAI, come verrà soddisfatto il fabbisogno di parcheggi pubblici e pertinenziali, essendovi un impegno a non allargare l’intervento su altre superfici contigue verso il resto del parco?

5) Quale sarà il futuro del complesso esistente del Maria Vittoria e dell’Amedeo di Savoia, ospedale specializzato nel campo delle malattie infettive attivo da più di un secolo, 3 unitamente al Birago di Vische? La riorganizzazione del sistema ospedaliero della zona NordOvest ne confermerà la sussistenza, e con quali funzioni?

6) Il percorso prospettato dal Protocollo d’Intesa prevede la conclusione del procedimento con un Accordo di Programma, sottoscritto dai 3 Enti coinvolti. Il percorso comporterà una Variante Urbanistica di carattere strutturale, considerato che una cospicua porzione del parco Mario Carrara destinato a verde dal vigente PRG, facente parte integrante del più vasto complesso del Parco della Pellerina (P.21) cambierà la sua attuale destinazione urbanistica, per ospitarvi servizi sanitari e ospedalieri. Il Parco della Pellerina (oltre 800.000 metri quadrati) è il più vasto parco urbano esistente, e si collega poi col parco agro-naturale della Dora nel Comune di Collegno, riconosciuto come corridoio ecologico anche dalla Provincia di Torino, ora Città Metropolitana. Una variante di tal fatta comporterà la sottoposizione a una procedura di Valutazione di Impatto Ambientale, se non di Valutazione Ambientale Strategica. Come potrà essere garantita la partecipazione dei cittadini al procedimento, nel valutare le ricadute ambientali su tutte le componenti (verde, suolo, aria, risorse idriche)?

7) Quali saranno le adeguate “compensazioni ambientali”? L’area messa a disposizione dalla Città, anche se attualmente di modesta qualità, fa parte integrante del Sistema del Verde Urbano (Infrastruttura Verde), e quali saranno le aree territorialmente rilevanti, atte a compensare la perdita di suolo libero con incrementi significativi? 8) Infine, ultimo ma non ultimo: in quale area verranno ricollocati gli spettacoli viaggianti , individuando una porzione di territorio atta ad ospitarli unitamente alle manifestazioni di spettacolo e intrattenimento?

A chiusura di questa serie di domande (certo non esaustive), Pro Natura Torino propone che su questa complessa vicenda che avrà ricadute su un’ampia porzione di territorio delle Circoscrizioni 4 e 5, si attivi la procedura del Dibattito Pubblico, istituito con Decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri del 10 maggio 2018 e s.m.i., confermato anche dal P.N.R.R. nel giugno 2021 con specifiche linee guida. Tale procedura è ritenuta indispensabile “al fine di garantire il più ampio coinvolgimento degli enti territoriali e della società civile nei processi decisionali sulle grandi opere che hanno un impatto economico, sociale e ambientale per la collettività”.

Solo la procedura del Dibattito Pubblico può approfondire l’esame delle alternative e valutare le ricadute per un progetto di tale importanza. Tale procedura non è mai stata adottata dalla Città di Torino, e sarebbe questa l’occasione migliore per garantire l’effettiva partecipazione democratica di tutti gli enti territoriali, dei cittadini, delle imprese e delle associazioni portatrici di interessi diffusi a un progetto di così vasta rilevanza, applicando le Linee Guida fissate dalla Commissione Nazionale appositamente istituita, approvate nel 2021, ed entrate di recente anche nel Codice degli Appalti".

comunicato stampa