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Attualità | 17 giugno 2023, 15:27

Elda Rostagnol ha lasciato Trattoria Villanova e ne ripercorre la storia

Tra un caffè per i finanzieri e una pasta per gli amici, i suoi genitori avviarono il locale che ha gestito fino a marzo

Elda Rostagnol con la mamma Maddalena

Elda Rostagnol con la mamma Maddalena

Lei e sua madre erano già lì quando la strada che sale in Val Pellice si fermava ancora a Villanova, frazione di Bobbio Pellice, e la Conca del Pra si raggiungeva solo a piedi. Erano lì quando a Villanova c’era la caserma dei finanzieri a cui preparavano il caffè nella loro trattoria. E quando, a volte, per raggiungere il locale ad inizio stagione, dopo aver passato l’invero a Bobbio Pellice, era necessario aprirsi un passaggio tagliando la neve con la motosega.

A marzo Elda Rostagnol ha lasciato in mano Trattoria Villanova, il locale di famiglia, al nuovo gestore: Antonella Rivoira. Le ha affidato la cucina dove la madre, Maddalena Gras, oggi novantottenne, aveva lavorato ancora prima di lei.

L’apertura

“Trattoria Villanova la aprì mia mamma con mio papà, Paolo Rostagnol, nel 1965, io allora avevo dodici anni. Mia madre era originaria della borgata dove avevamo la casa, poco lontano dalla caserma. Mio padre di lavoro tagliava piante e vendeva la legna ma spesso i finanzieri gli chiedevano: ‘Perché non costruisci un bar? Noi verremmo a prendere il caffè’”. Rostagnol seguì il consiglio, ma poi gli amici lo fecero sognare ancora più in grande: “Salivano anche loro al bar e gli chiedevano: ‘Perché non ci fai una pasta?’. Mio padre e mia madre li accontentavano cucinando nell’alloggio sovrastante il bar e ogni volta era necessario fare le scale per servirli”. Tra il 1966 e il 1967 la coppia decise quindi di attrezzare il locale con una cucina ma allora si lavorava ancora senza corrente elettrica: “Qui arrivò solo nel 1992, fino ad allora ne dovemmo fare a meno”. Gli affettati che non sono mai mancati nel menù, ad esempio, dovevano essere tagliati a mano. Ma appena arrivò la corrente, in trattoria entrarono elettrodomestici: “È stato un sollievo: ho voluto subito una lavastoviglie e una macchinetta per il caffè”.

Il passaggio famigliare

Nel frattempo Elda Rostagnol aveva preso in mano il locale: “All’inizio degli anni ottanta decisi di prendere la terza media, che allora mi mancava, e di iscrivermi alla camera di commercio per subentrare al posto di mia madre. D’altronde ero cresciuta in questa trattoria”.

Da allora non ha mollato le redini del locale, facendosi aiutare ogni tanto dai figli Maurizio e Ivan, e riaprendolo ogni anno da maggio a ottobre. E mentre lei lavorava in cucina, l’evoluzione e economica e sociale stravolgeva Villanova: “Un tempo c’erano tanti residenti, adesso non c’è più nessuno: appena due o tre famiglie con una seconda casa per il sabato e la domenica” racconta.

I cambiamenti

Quando era bambina nella frazione c’era addirittura un’altra trattoria: “A dieci anni ci andai a lavorare. Portavo ai tavoli l’aranciata e mezzo litro di vino”. Rostagnol ha visto avverarsi le previsioni di suo padre: “Ero giovane quando mi diceva: ‘Qui a Villanova rimarrà al massimo una famiglia! Lì davanti, vedrai: sarà tutto bosco...’”. E col tempo, infatti, la vegetazione ha preso il posto dei campi coltivati che si trovavano accanto alla trattoria.

Un altro cambiamento importante fu impresso dalla costruzione della pista agro silvo pastorale che ancora oggi permette di salire alla Conca del Pra anche in auto. Prima della sua realizzazione, Paolo Rostagnol si occupava dei trasporti dei viveri con i muli al rifugio Jervis e Granero. “Poi negli anni settanta venne aperto il cantiere: per diverso tempo cucinammo soprattutto per gli operai che costruivano la strada” racconta. Con l’apertura della pista al traffico turistico iniziarono i grattacapi per Rostagnol: “Toccava a noi emettere i biglietti per salire in auto ma, se all’inizio fu un vantaggio perché ci permise di aumentare la clientela del bar, in seguito diventò un problema. Alcuni infatti se la prendevano con noi quando capivano che dovevano salire solo in fasce orarie stabilite e ricevevamo numerosissime chiamate di persone che volevano farsi dire al telefono i dettagli del regolamento”. Un cambiamento gradito fu invece l’invenzione della Gta, la Grande Traversata delle Alpi, di cui Trattoria Villanova è diventata posto tappa: “Portò tanti escursionisti prima italiani poi olandesi, tedeschi, inglesi ed austriaci. So appena un po’ di francese ma era una soddisfazione riuscire a capirci comunque, spesso usando i gesti. Si è trattato di una clientela che ha sempre dimostrato gratitudine”.

Le alluvioni

I ricordi più precisi e indelebili della vita in trattoria coincidono con le alluvioni che colpirono la Val Pellice: “Quella del 1977 mi sorprese nel locale con i miei figli di sei mesi e quattro anni. Mi ricordo mio padre che gridava: ‘C’è il prato che sta tremando, andate via!’ e poi il boato della frana che, fortunatamente, passò sotto il terrazzo. Ci tranquillizzammo solo quando in cielo vedemmo la prima stella, segno che la perturbazione stava passando. Ma la strada per salire a Villanova era interrotta e saremmo rimasti isolati, così il giorno successivo con mio padre e Giovanni Artus, un amico di famiglia, ci caricammo sulle spalle i bambini e i bagagli per tornare a valle a piedi”. Durante l’alluvione del 2000, che di nuovo isolò la frazione, la trattoria divenne invece il punto in cui gli abitanti si radunavano per farsi coraggio e in cui giungevano le notizie di chi faceva spola dal centro abitato al fiume per controllare la situazione. “Quella volta ospitammo anche un uomo che scese dall’alpeggio bagnato fradicio. I miei figli lo aiutarono a mettere al riparo le mucche della caserma dei finanzieri ormai abbandonata dall’alluvione del 1977” racconta.

Le tradizioni in tavola

Mentre tutto attorno cambiava, Elda Rostagnol manteneva salde le tradizioni: “Per me quel lavoro è stata una passione tanto che ho continuato a farlo per sedici anni, anche se ormai ero in pensione. E ho sempre voluto mantenere gli stessi piatti in menù con poche variazioni: non sono mai mancate la polenta concia, con spezzatini e formaggi, e nemmeno le costine di maiale che facevo cuocere in un gran pentolone. La gente saliva perché sapeva cosa avrebbe trovato e amava gli antipasti: il mio vitello tonnato, l’insalata russa, il manzo con le verdurine, lo speck con ananas o kiwi e i peperoni con le salse”.

Elisa Rollino

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