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Cronaca | 24 febbraio 2024, 07:14

Minacce, hate-speech e stalking per più di un anno: due trentenni finiscono in manette

La vittima aveva raccontato sui social la sua esperienza di cambio di sesso

Minacce, hate-speech e stalking per più di un anno: due trentenni finiscono in manette

Emesse due ordinanze di custodia cautelare per due trentenni responsabili, a vario titolo, di stalking nei confronti di una vittima che sui social aveva esternato la propria esperienza nel delicato percorso di cambio di sesso.

La vittima, come riporta l'agenzia Adnkronos, aveva infatti denunciato, in diverse occasioni, agli agenti della Polizia Postale del COSC Piemonte-Valle d’Aosta, di essere vittima di ripetute offese, minacce e pubblicazioni di dati personali su diversi canali attivati su una nota piattaforma di streaming, attraverso registrazioni e dirette in cui veniva attaccata con manifestazioni di odio transfobico, con l’obiettivo di indurla ad interrompere il proprio iter di transizione di genere o comunque di farla tacere circa la propria condizione emotiva.

All’hate-speech erano seguiti anche episodi di pedinamento, diffusione dei dati anagrafici, ricatti in privato sui profili social, rinforzati anche dalle minacce di uno dei due ragazzi che si spacciava quale funzionario del ministero dell’interno in grado di conoscere in ogni momento spostamenti e dettagli della vita personale della vittima, fino ad arrivare a minacce di morte. Di più, erano stati anche creati numerosi account collegati a siti erotici o di incontro, contenenti alcuni dati personali della vittima, che avevano al pari contribuito a ingenerare ansie e timori di rimanere vittima di altri attacchi virtuali, o peggio di aggressioni fisiche ad opera di malintenzionati che potessero facilmente rintracciarla nell’ambiente urbano. Nel complesso lo stalking sarebbe durato più di un anno.

Gli accertamenti svolti dalla Polizia Postale, sotto la direzione della Procura di Torino, hanno consentito di incrociare una serie di tracce informatiche e dati di interesse investigativo, consentendo di risalire ai due indagati: in particolare uno dei due era autore delle dirette streaming di carattere denigratorio; l’altro, in possesso di credenziali di accesso a banche dati contenenti dati personali in ragione della propria attività lavorativa, era riuscito a carpire illecitamente i dati anagrafici successivamente diffusi, motivo per cui si ipotizza nei suoi confronti anche il delitto di accesso abusivo a sistema informatico o telematico. Sono ancora in corso ulteriori accertamenti volti ad approfondire nel dettaglio le dinamiche sottese alla vicenda e i due indagati devono essere ritenuti non colpevoli fino a sentenza definitiva. 

redazione

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