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Economia e lavoro | 12 aprile 2024, 16:00

Torino in piazza: quello striscione davanti a tutti e quelle parole che la politica non sa (o non può) dire

Era Mirafiori, la stella polare della manifestazione sindacale di oggi. Ma tra gli operai Stellantis si sono intrecciate anche le storie di altre vertenze, del passato e del presente: Embraco, Lear, Delgrosso. Presenze che lanciano un monito

corteo manifestazione

Lo striscione degli ex operai Embraco ha aperto il corteo, fuori programma

Oggi non sono state solo le (dicono gli organizzatori) 12mila persone scese in piazza questa mattina, per chiedere un futuro per lo stabilimento di Mirafiori, a fare notizia. O meglio, sono state alcune decine di queste migliaia, tra bandiere, striscioni, fischietti e slogan. Perché se l'attenzione era rivolta al mondo Stellantis, ci sono in questo universo industriale tanti piccoli pianeti che - di volta in volta - rischiano la collisione con gli asteroidi della crisi economica.

Uno di questi, in particolare, ha finito per prendersi l'attenzione dei presenti e si è collocato in tutte le fotografie d'insieme del corteo. Si tratta dei lavoratori Embraco: un tempo quasi trecento, quando la vertenza era sotto i riflettori. Ora ridotti a una manciata. La loro vicenda è il paradigma delle vertenze che finiscono (molto) male. Sono stati ascoltati, ricevuti, rassicurati. Un po' dovunque, un po' da chiunque. Ma alla fine sono rimasti senza un lavoro, beffati da vicende nemmeno troppo trasparenti e, inevitabilemente, accantonati. Dall'attenzione pubblica, dalla politica e così via.

Oggi, una manciata di loro, con lo striscione "storico" delle loro proteste (ora logoro e consumato, quasi come un "reperto") si sono improvvisamente piazzati in testa al corteo. Un atto quasi "provocatorio", che però nessuno ha saputo o voluto impedire. Qualche metro avanti, rispetto allo striscione unitario che raccoglieva tutte le sigle sindacali metalmeccaniche coinvolte nella manifestazione, hanno sfilato loro. Volti ormai noti e famigliari per chi segue le vicende sindacali con una certa frequenza.

In testa a corteo

Un atto fuori programma, forse di "prepotenza", ma anche un monito che ha senza dubbio lasciato una traccia. Loro sono i reduci delle vertenze del passato (come nel Canto di Natale di Charles Dickens), sono quelli che - prima degli altri - sono passati da tavoli, audizioni, ammortizzatori sociali. Ma ne sono usciti stritolati. Proprio il timore che oggi i sindacati sbandierano non solo per Stellantis, ma anche per quelle aziende dell'indotto che sono in bilico: dai lavoratori della Lear di Grugliasco a quelli della Delgrosso di Nichelino. Anche loro presenti alla manifestazione e inseriti - dal programma del corteo - dopo le istituzioni con il gonfalone e prima dei sindacati metalmeccanici. Anche loro, come fu Embraco negli anni scorsi, al centro dell'attenzione, ricevuti dagli esponenti delle istituzioni (specialmente se a favore di telecamera elettorale).

Dal Piano B di Embraco alla critica per il selfie

Ecco: se c'è stata una sensazione agrodolce, nel corteo di oggi (al di là delle motivazioni alla base dello sciopero e della protesta), è stata proprio quella sensazione di montante malumore da parte dei lavoratori nei confronti delle istituzioni. La sensazione (o il timore) di essere "a tempo" e col rischio di essere dimenticati. "Siamo in attesa di un Piano B", hanno urlato alcuni operai Embraco nei confronti di Alberto Cirio, quando il governatore si è unito al corteo a Porta Susa. Quel piano B che era stato promesso, quando il finale era ancora incerto.
Ma non solo: critiche (nemmeno troppo velate) sono state fatte oltre che al presidente della Regione, anche al sindaco di Torino, Stefano Lo Russo.



Sono stati quelli della Fiom di Torino a cercarlo, in due occasioni: prima della partenza del corteo e poi durante la camminata da piazza Statuto a piazza Castello. Tanto che, al momento di entrare in piazza, il corteo si è spezzato in due tronconi, proprio perché Lo Russo è tornato indietro per poter dialogare - megafono in mano - con gli operai.



Anche in questo caso, seppur in toni civili, la sensazione di malcontento è stata evidente. Non è andato giù ai lavoratori il selfie con il ceo di Stellantis, Carlos Tavares, nella giornata in cui - accanto alla presentazione di un nuovo reparto per i cambi destinati alle auto ibride - si attendevano risposte e magari l'annuncio di nuove produzioni. E invece, a taglio del nastro avvenuto, si sono solo sentite da parte del ceo portoghese parole di critica verso il governo e verso l'ipotesi di nuovi produttori d'auto, specialmente se cinesi. Con parole nemmeno troppo velate che ribadivano come, nel caso di arrivo di produttori orientali, chi l'avesse permesso avrebbe dovuto assumersi le responsabilità di eventuali decisioni impopolari da parte di Stellantis.

Il messaggio in trasparenza

Insomma, da Embraco a Mirafiori, il filo rosso passa per le tante vertenze del territorio. Non tutte legate a Stellantis, ma comunque sintomi di un malessere industriale che ormai è diffuso e radicato. Ma quel che mai come oggi è apparso chiaro, è l'insofferenza da parte dei lavoratori verso il mondo della politica. Già chiamato a non comparire ufficialmente alla manifestazione (con bandiere o simboli), è stato contestato anche nei suoi rappresentanti istituzionali. Per i selfie, ma anche per le parole dette in passati più o meno recenti.

Mentre forse sono altre le parole che i lavoratori si aspettano, insieme ai fatti: non tutti alla portata della politica (che fa la politica e non fa impresa), ma che non vengono dimenticate con gli stessi tempi con cui i partiti passano da un argomento a un altro.

Massimiliano Sciullo

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