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Attualità | 04 maggio 2024, 18:27

In migliaia a Superga rendono omaggio al Grande Torino: "Invincibili e Immortali"[FOTO E VIDEO]

Grande folla dentro e attorno la Basilica, nel 75° anniversario della tragedia. Brividi di emozione e commozione alla lettura dei nomi da parte di Alessandro Buongiorno. Qualche contestazione e cori "Cairo Vattene"

In migliaia a Superga rendono omaggio al Grande Torino: "Invincibili e Immortali"

In migliaia a Superga rendono omaggio al Grande Torino: "Invincibili e Immortali"

Bacigalupo, Ballarin Maroso; Grezar, Rigamonti, Castigliano; Menti, Loik, Gabetto, Mazzola, Ossola. La formazione del Grande Torino era una sorta di filastrocca che tutti i bambini del dopoguerra conoscevano a memoria. A 75 anni dalla sciagura aerea di Superga il fascino, la magia e l'alone di mito che circondano gli Invincibili non hanno perso smalto.

"Il Grande Torino non è morto, è soltanto in trasferta"

Il Grande Torino vive ancora, grazie al ricordo tramandato dai genitori ai figli, da una generazione all'altra, malgrado il presente (ma molti anni a questa parte) non sappia alimentare la passione grazie alla forza delle vittorie e dei trionfi sportivi. Da tempo il Toro vive nella mediocrità, sono lontani non solo gli anni d'oro di Pulici e Graziani, di Zaccarelli e Claudio Sala, del Toro scudettato di Radice, ma anche solo quello di inizio anni Novanta, che con Mondonico alla guida seppe sfiorare la Uefa e vincere la Coppa Italia.

Chi è granata oggi, tra i giovanissimi, forse in qualche caso lo deve ai gol del Gallo Belotti, ma soprattutto al ricordo delle imprese di quei campioni che seppero far innamorare tutta l'Italia nel dopoguerra. "Il Torino non è morto, ma è soltanto in trasferta", scrisse l'immenso Indro Montanelli, all'indomani del funerale che richiamò per le strade della città decine di migliaia di persone.

Invincibili e Immortali

Non per nulla, parlando di capitan Valentino e dei suoi compagni, si usa dire gli Invincibili, la definizione coniata da loro da quel gran maestro di giornalismo e di vita che fu Piero Dardanello, storico direttore di Tuttosport. Invincibili e anche immortali, perché a tre quarti di secolo dalla tragedia di Superga il colle si è colorato di granata, con migliaia di persone che sono salite in ogni modo per essere presenti in questo giorno così speciale per chi tifa Toro (e non solo).

Emozione e commozione alla lettura dei nomi

Durante la messa il padre spirituale granata, Don Riccardo Robella, ha ricordato come il Grande Torino sia di esempio a tutti anche oggi, perché quella squadra fu portatrice di valori sani e positivi che seppero contagiare l'Italia intera. E un silenzio carico di emozione e commozione ha accompagnato poi la lettura dei nomi, di fronte alla lapide, da parte di Alessandro Buongiorno, calciatore nato e cresciuto nel Toro, che bene conosce cosa rappresenti Superga per chi tifa per i colori granata.

Non a caso, la Fifa ha proclamato il 4 maggio come la Giornata Mondiale del calcio. Perché gli Invincibili sono e saranno per sempre Immortali.

Qualche fischio, ma vincono gli applausi

A rappresentare la città il sindaco Stefano Lo Russo, già presente la mattina al Robaldo. "Oggi è un giorno speciale nel ricordo di una squadra meravigliosa che ha fatto la storia". Così come è giunto in cima alla collina il cantante e cuore granata Willie Peyote.

All'arrivo della squadra a Superga è partito qualche coro 'Cairo vattene', ma la maggior parte dei presenti con gli applausi (il record per Zapata) spegne le contestazioni. Qualche fischio e coro rivolto al presidente della società granata anche a fine della cerimonia all'arrivo alla lapide, momento conclusivo della celebrazione.

Massimo De Marzi

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