Cultura e spettacoli | 13 maggio 2025, 18:38

C’mon Tigre all'Hiroshima per i 10 anni dal primo album: "Torino la città più internazionale d'Italia, è sempre bello tornare"

Il concerto giovedì 15 maggio: "La nostra è una musica fatta di mescolanze. Ci piace far incontrare culture musicali diverse"

C’mon Tigre all'Hiroshima

C’mon Tigre all'Hiroshima

A dieci anni dal loro esordio, i C’mon Tigre celebrano il loro primo album con una ristampa speciale “TEN” (Tenth Edition Newness) e con un altrettanto speciale tour che li riporta sul palco di Hiroshima Mon Amour giovedì 15 maggio.

Cosa è cambiato in questi dieci anni? 

“Tantissimo. Sono stati anni di vita vissuta, di ricerca musicale, di sperimentazione sul campo. C’è stato un percorso, se non altro per curiosare che è quello che ci tiene in vita. Sperimentare diverse mescolanze è quello che ha dato vita al progetto fin dall’inizio. È partito da una cassa di risonanza come quella del bacino del Mediterraneo per familiarità, il nostro background musicale era già piuttosto aperto alle contaminazioni, cui si è aggiunta tutta la parte del poliritmia africana. Nel corso degli anni, c’è stato un ampliamento della palette sonora, seguendo una sorta di percorso legato agli spostamenti degli strumenti. Siamo passati dall’Africa al Brasile, fino all’Asia e al Giappone. A tutto ciò, a mano a mano di recente si è aggiunta la sperimentazione della musica elettronica”.

Tra tutte queste commistioni, qual è il punto di incontro? 

“Non c’è e credo che sia una cosa positiva. Crediamo fortemente che dalla mescolanza e dalla diversità possano nascere cose migliori. Mescoliamo anzi cerchiamo di far funzionare i contrasti e far incontrare culture musicali diverse. Ci piace la provocazione, ma in senso armonico, qualcosa che sia organico e che sia un’altra chiave di lettura rispetto alla tradizione musicale di un posto. Abbiamo una formazione musicale globale. Tendiamo a unire punti più distanti”. 

Tra le diverse collaborazioni anche quella con Giovanni Truppi, con cui avete realizzato la prima traccia in italiano, come è nata questa collaborazione? 

“Le nostre collaborazioni sono quasi tutte date da esperienze personali. Con Giovanni siamo amici, prima che collaboratori. Abbiamo condiviso uno studio di registrazione per un paio di anni, proprio in quell’occasione stavamo scrivendo Habitat e abbiamo pensato fosse bello fare qualcosa insieme anche solo per il divertimento di farlo. È stata una sorta di mosca bianca all’interno del disco, tant’è che alla fine non sapevamo se avesse funzionato, è una di quelle tracce che rompe un po’ lo stile, oltre a essere la nostra prima traccia in italiano. È un concept, una seduta psicoanalitica quasi”.  

Vi esibirete all’Hiroshima Mon Amour, cosa ne pensate della città di Torino a livello musicale? 

“Pensiamo che abbia dato molto al panorama italiano, è stata all’avanguardia, soprattutto nella musica elettronica. Forse la città più internazionale d’Italia. Ci sono delle realtà potentissime, come il Club2Club, il Jazz is Dead! Pensiamo sia un bel posto dove confrontarsi e parlare con le persone. Sarà un cliché ma è una città davvero viva, è sempre molto bello tornare ed esibirsi qui. Abbiamo molta stima di Max Casacci, con lui vedremmo bene una collaborazione sul fronte della musica elettronica”. 

Cosa vi aspettate da questo concerto con il pubblico torinese? 

“Per noi è un anniversario importante. Celebriamo questo momento e speriamo che la gente si ricordi il disco bene tanto quanto noi”. 

E per il futuro, quali progetti bollono in pentola? 

“Siamo al lavoro per una cosa molto bella, è un altro punto di passaggio, forse il più distante da quello che abbiamo mai fatto. Riguarda la musica elettronica e la robotica come integrazione musicale, quindi una collaborazione “non umana”. È una scommessa”.  

Chiara Gallo

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Giorgio Gatti

Giorgio Gatti nasce a Torino nel 1958 e inizia a fotografare giovanissimo. Le sue fotografie, un archivio di oltre 150.000 immagini, sono il frutto di oltre 40 anni di scatti che lo ha portato a lavorare a Milano, Londra, Berlino, New York e Parigi città che lo ha adottato per diversi anni.

Le sue immagini sono all’interno di svariate collezioni private.

Attualmente divide il suo lavoro tra Chieri e Parigi, città che lo ha adottato come curatore e storico della fotografia. Tutto il suo archivio è di proprietà esclusiva della Fine Art Images Gallery - Agenzia esclusiva della sua produzione.

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