Scuola e formazione - 29 agosto 2025, 07:00

Cosa fa un ingegnere agritech? Tra vino, energia e sensori, ecco i primi laureati a Torino [INTERVISTA]

Matteo, Gabriele e Gianluca sono i nuovissimi agritech engineering del Politecnico: "Il punto di forza è la multidisciplinarità"

Gabriele Franzon, Gianluca Negrino e Matteo Vinci

Innovare il mondo dell'agricoltura rendendola più sostenibile è l'obiettivo della nuova laurea magistrale del Politecnico di Torino "Agritech Engineering", che a luglio ha visto consegnare il diploma e la corona di alloro ai primi tre studenti. Gabriele Franzon, Gianluca Negrino e Matteo Vinci sono tra i primi ingegneri in tecnologie agricole in Italia e hanno lodato l'approccio multidisciplinare del percorso, che ognuno di loro ha adattato ai propri interessi: dal vino all'ambiente passando per le macchine agricole e l'energia.

Un corso di laurea trasversale e multidisciplinare

Matteo e Gabriele provengono da una triennale in Ingegneria Fisica, mentre Gianluca da Biomedica. "È un corso molto multidisciplinare perché il problema stesso è complesso e bisogna studiarne ogni aspetto" ha commentato Matteo. "La consiglio a chi interessa uno sguardo più ampio e meno selettivo rispetto ad altre lauree in ingegneria - ha suggerito Gabriele - si fanno corsi di ogni genere". Anche per Gianluca il punto forte di questo corso di studi è la trasversalità delle materie: "Il corso si rivolge a chi non vuole essere il classico ingegnere da scrivania ma una figura più flessibile, che deve capire le esigenze degli agricoltori avendo competenze da ingegneri".

Gabriele, il sommelier-ingegnere: "Sarebbe fantastico lavorare per un'azienda vitivinicola"

Gabriele Franzon è un sommelier e ha affrontato il corso mosso dalla sua passione per il vino, uno dei comparti agricoli più sviluppati in Piemonte. "Questo corso Magistrale rappresentava il connubio tra l'ingegneria e la mia passione per il mondo del vino - ha raccontato -. Facendo parte del primo gruppo ho visto anche cose che non funzionavano ancora, ma il bilancio è estremamente positivo. A ottobre inizierò a lavorare presso un'azienda con un ruolo tecnico commerciale, ma in futuro lavorare con una realtà vitivinicola sarebbe fantastico, ad esempio per migliorare la produzione e la qualità. Il settore della viticoltura sarebbe per me quello più interessante".

La tesi di Gabriele è stata svolta in una società che lavora per sostenere le realtà che sviluppano energia green, in particolare ha lavorato sul biochar, un materiale che migliora le caratteristiche dei terreni e di conseguenza la produttività dei campi e l'abbassamento di emissioni climalteranti. "Abbiamo fatto analisi tecniche e economiche su questo materiale - ha spiegato -. Si prendono scarti agricoli come legno e foglie e tramite un reattore avviene la pirolisi che crea questo materiale ricco di carbonio che migliora i rapporti tra pianta e suolo e riduce la quantità di CO2 nell'ambiente fornendo carbon credit alle aziende". 

Matteo e l'interesse per l'ambiente: "L'ingegnere agritech una risposta alla sfida del cambiamento climatico"

Anche Matteo Vinci è stato attratto dagli studi sull'ambiente e l'energia. "Dopo la triennale in ingegneria fisica non c'erano magistrali che mi interessassero particolarmente ed ero stressato, così mi sono preso un anno di pausa lavorando come ingegnere in un'azienda. Mentre lavoravo lessi di questo nuovo corso e mi è interessato per l'idea di unire l'ingegneria con agricoltura, che è fonte di gran parte dell'inquinamento ambientale e una risorsa per la sempre più grande popolazione mondiale. Mi sono sempre interessate la sinergia tra l'ambiente e gli esseri umani, che si comportano un po' come un virus, prendendo senza restituire. L'idea era ricercare come vivere più in sinergia con l'ambiente, mi interessava quindi il mondo delle energie rinnovabili e lavorare nella sostenibilità".

Come Gabriele, anche Matteo ha svolto la tesi su un progetto per aumentare la produttività delle piante, col fine di migliorare la sostenibilità dell'agricoltura e la gestione delle risorse idriche, riducendo i costi per le aziende. "Questo dispositivo sviluppato dal dipartimento di elettronica del Prof Danilo De Marchi misura lo stato di salute della pianta, rilevando dei parametri come lo stress idrico. Dopo la laurea continuerò a lavorare col team di De Marchi. Il cambiamento climatico è una grande sfida e la figura dell'ingegnere agritech può essere una delle risposte".

Gianluca e il passaggio da ingegneria biomedica all'agritech: "Lo rifarei 300 volte"

Il professore De Marchi è stato anche il motivo dell'iscrizione di Gianluca Negrino. "L'ho avuto a elettronica e ce ne ha parlato - ha raccontato -, io sono sempre stato interessato all'agricoltura ma prima mancava un corso del genere. Ho deciso di cambiare da ingegneria biomedica a agritech e se tornassi indietro lo rifarei altre 300 volte". All'inizio il settore più interessante per Gabriele era quello dei sensori e dei macchinari agricoli: "Ma poi studiando ho scoperto che mi appassiona anche il mondo dell'energia. Il punto di forza di questa figura è la trasversalità e la flessibilità di sapersi interfacciare con mondi diversi e di metterli in contatto".

Ha svolto la tesi proprio su quello, studiando la produzione di biometano, ma a volte la vita fa il giro e così il suo futuro - almeno per adesso - sarà nel mondo del suo primo interesse: il commercio di macchinari agricoli. "Le soluzioni tecniche ci sono e bisogna spiegare alle imprese come sfruttarle al massimo, per massimizzare i benefici - ha concluso -. La mia impressione è che c'è futuro per questa nuova figura anche in Italia e in Piemonte, abbiamo avuto un sacco di contatti e sviluppato la curiosità di molti".