Cultura e spettacoli - 15 settembre 2025, 19:21

Torino si trasforma in Arkham in “Lenskeeper”, l’ultimo horror di Luca Canale B.

L’anteprima del film del regista torinese sarà proiettata il 4 ottobre in chiusura dell’Underground Cinefest

Torino si trasforma in Arkham in “Lenskeeper”, l’horror di Luca Canale Brucculeri

Luca Canale B. è una delle quote torinesi dell’Underground Cinefest 2025. Il regista sarà parte della giuria della 12^ edizione della rassegna, in programma dal 25 settembre al 4 ottobre, il suo ultimo film “Lenskeeper – Alle Porte dell’Abisso” sarà la proiezione di chiusura. 

Un ritorno all’horror per il regista, la cui ultima pellicola del genere risale al 2018 con Onirica. Come è nata l’idea? 
“Il film nasce in realtà da un’idea di tre medici Alessandro Rossi, Paola Capelli e Simona Sandri - racconta il regista -. Da lì è nato il tutto che però si è trasformato. Onirica era ispirato al cinema di Dario Argento, qua volevo toccare i temi di Lucio Fulci e che fosse incentrato su Howard Phillips Lovecraft”. 

Un film girato interamente a Torino?
“Si tratta di interni per lo più. L’ho voluta trasformare nella città di Arkham. Volevo non dare una collocazione temporale, non si sa quando è ambientato. Ci sono tanti elementi che è un ‘non tempo’ attraverso cose moderne e retrò-vintage. Questo perché per me Arkham è un luogo che puoi trasportare nel tempo”. 

Anche il cast è locale, si può parlare di un film “made in Torino” al 100%? 
“Sì. Per questo progetto in particolare mi sono molto orientato sul visivo. Per quanto mi riguarda Torino ti dà tanto sia sul moderno che sull’antico. La cosa bella è che si presta a tante produzioni. È una città molto malleabile che cambia molto di notte e di giorno”. 

Come parte della giuria del TUC ha avuto modo di guardare i film in concorso, quest’anno sono molti gli italiani? 
“Sono arrivati tanti italiani, vuol dire che l’italiano ha di nuovo voglia di fare cinema. Siamo stati sotterrati da tutti i film esteri. Questo perché c’è questa leggenda di fare i film in lingua inglese. Ora è sorpassata, ci siamo abituati ai sottotitoli. Finalmente riusciamo a raccontare anche la nostra parte. Noi italiani siamo maestri del cinema di genere, ce ne siamo dimenticati. Siamo stati sommersi da francesi e spagnoli, ma certo bisogna che credano in noi”. 

Quali sono i temi di questo Underground CineFest? 
“I temi che ricorrono sono il cambiamento e il viaggio, in modo molto drammatico. Mi aspettavo molto più punk ma c’è un dramma totale. Però è un bene, vuol dire che la gente vuole cambiare”.

Quali sono i prossimi progetti come regista? 
“Sto ancora lavorando da anni, al remake di Torino Violenta. Nessuno è interessato a produrlo e a finanziarlo. Adesso all’estero ci hanno messo gli occhi sopra. Ma essendo americani hanno proposto più azione e molto meno noir tipico dello stile poliziesco italiano. Mi sono basato sul soggetto che aveva scritto Ausino, diverso da quello che è poi uscito in sala, quindi non voglio snaturarlo”.