I dipinti donati alla Regia Accademia Albertina nel 1828 dall'arcivescovo Vincenzo Maria Mossi di Morano costituiscono – insieme ai cartoni gaudenziani giunti all'istituzione pochi anni dopo per volontà di Carlo Alberto – uno dei nuclei fondativi delle collezioni dell'attuale Pinacoteca.
Dopo due significative stagioni di studi, negli anni Trenta e poi negli anni Ottanta del Novecento, la collezione Mossi di Morano non è più stata oggetto di indagine approfondita, nonostante si siano conservati importanti fondi documentari relativi alla famiglia che la creò. Oltre alle opere di Filippo Lippi, Francesco Francia, Bartolomeo Cavarozzi, Mattia e Gregorio Preti e di molti altri artisti italiani di primo piano, nella collezione Mossi di Morano si conserva un gruppo significativo di dipinti fiamminghi e olandesi databili tra XVI e XVII secolo, probabilmente pervenuto alla famiglia in epoca molto antica, già entro la fine del Seicento.
La mostra, allestita nelle sale della Pinacoteca Albertina dal 28 novembre al 3 maggio, si propone di far scoprire e riscoprire le principali opere fiamminghe e olandesi della donazione Mossi di Morano, indagando sulle origini della collezione e mettendola in relazione con gli altri principali nuclei di dipinti e disegni nordici formatisi in Piemonte nel corso dei secoli.
Punto focale del racconto saranno le due tavole di Maarten van Heemskerck (Heemskerk 1498 - Haarlem 1574), in un momento in cui il pittore olandese gode di rinnovata attenzione grazie alle importanti mostre internazionali recentemente inaugurate in occasione dei quattrocentocinquanta anni dalla sua morte. La seconda parte proporrà alcune significative opere dei bamboccianti nordici in Piemonte e dei piemontesi del Settecento da loro influenzati, con un’appendice ottocentesca, epigonica ma assai significativa.
L'esposizione vuole essere l'occasione per mettere in evidenza alcuni dipinti inediti e mai esposti al pubblico, avvalendosi del contributo di alcuni riconosciuti specialisti italiani e stranieri.














