Al 43° Torino Film Festival la mattina di oggi, mercoledì 26 novembre, si è tinta di bianconero. Tutto merito di “Juventus - Il decennio d’oro”, il docufilm di Angelo Bozzolini presentato nella sezione Zibaldone, che racconta per la prima volta attraverso le voci dei suoi protagonisti gli anni dal 1975 al 1985, in cui la Signora, guidata in panchina dal Trap, al secolo Giovanni Trapattoni, ha vinto tutto in Italia, in Europa e nel mondo.
I ricordi di Massimo Bonini: "Squadra formidabile"
Tra i presenti anche un protagonista di quella squadra leggendaria, Massimo Bonini, il polmone infaticabile del centrocampo che copriva le spalle a 'le roi' Michel Platini, dopo aver raccolto nel ruolo il testimone dallo storico capitano juventino Beppe Furino. "Non pensavo di diventare calciatore. Arrivare alla Juve dal Cesena e ritrovarmi sul pullman con quei campioni che prima vedevo solo in tv era un’emozione", ha raccontato. "La svolta è stato Trapattoni, quando mi ha fatto giocare titolare in Coppa dei Campioni (allora si chiamava così la Champions League, ndr) la mia testa è cambiata, ho capito di poter dare il mio contributo a quel punto".
Ricordando la sua esperienza in bianconero, Bonini ha parlato dello spirito che animava quella squadra: "La vera Juve si vedeva anche durante la settimana, già negli allenamenti nessuno voleva perdere". Per lui la Juve più forte rimane quella del 1983, che però perse la finale di Coppa dei Campioni contro l'Amburgo ad Atene: "Fu una partita molto strana, arrivata molto dopo la fine del campionato, siamo stati quasi un mese a fare delle amichevoli. Forse eravamo talmente carichi che proprio per questo non abbiamo concluso niente. Alcuni hanno dato la colpa a Zoff (per il gol subito in avvio su un tiro da lontano di Magath, ndr), ma non c’entrava il portiere. Quella coppa l’abbiamo persa tutti, anche se quella resta la Juve più forte in cui ho giocato".
Carlo Nesti: "Allora Torino era la capitale del calcio"
Carlo Nesti, storico telecronista Rai, che ha seguito a lungo come inviato quella formidabile squadra, ricorda così quella Juve: "E' una eredità molto pesante per la Juve attuale, in quel gruppo c'era un Platini che era diventato il più forte d’Europa vivendo tre volte il Pallone doro, quello è stato forse un periodo irripetibile. Ed io ho avuto la fortuna, essendo torinese di nascita e non avendo mai voluto lasciare questa città, di vivere in quel periodo nella capitale del calcio italiano, perché allora anche il Torino si giocava lo scudetto. E' stata una grande fortuna essere un giornalista sportivo in quel periodo a Torino".














