Alla SAA – School of Management dell’Università di Torino, si è tenuto il convegno “Comunicare per superare: l’imprenditoria e la managerialità femminile tra pregiudizi e opportunità”, nell’ambito del Torino Corporate Sustainability Forum 2025. Un incontro che aveva l'obiettivo di mostrare come la comunicazione possa contribuire a costruire culture aziendali più inclusive e narrazioni capaci di valorizzare pienamente il contributo femminile alla leadership.
Al centro del convegno c'è stata in particolare la comunicazione: Adriana Castagnoli, economista ed editorialista de Il Sole 24 Ore, ha aperto la seconda metà della giornata con un intervento sulla figura dell'imprenditrice, contrapposta all'imprenditore, di come si auto rappresenta e di come è percepita all'esterno. Se un imprenditore è solo un imprenditore, le donne imprenditrici rischiano di venire dipinte, o di dipingersi, prima come altro: donne, madri, qualcosa di "diverso" da un imprenditore comune.
Carlo Brumat, consigliere scientifico per l'Institut Europeen de Relations internationales di Bruxelles e vice presidente per la ricerca dell'Institut de Locarn, ha dato consigli di comunicazione alle donne imprenditrici: essere brevi, avere sempre incertezze, cadere e imparare dagli errori e avere immaginazione.
Eleonora Chiola, giornalista e ideatrice di "Beautiful Mind", ha raccontato alcune storie dei giovani talenti italiani che pubblica su Italian Tech, testata del gruppo GEDI. Ha portato esempi di giovani imprenditrici che hanno dovuto superare sfide doppie rispetto agli uomini ma che, dopo averle superate, guidano startup di successo in ambito tech, dove gli esempi di imprese femminili sono ancora troppo poche. Ha parlato di chi non veniva presa sul serio e non veniva invitata alle call, di chi si sentiva dire che stava lì solo perché donna e perché dovevano dimostrare di essere inclusivi. Di chi ha bussato innumerevoli porte prima che le venisse data un'opportunità, perché l'Italia non crede nei giovani e soprattutto nelle giovani donne.
Esempi simili sono state portati da Antonella Moira Zabarino, AD di Progesia, azienda specializzata nella sostenibilità ambientale. Nelle loro consulenze, Progesia raccoglie quello che subiscono quotidianamente le donne all'interno delle aziende. Le frasi più comuni che si sentono dire: "Sei tosta come un uomo", "Sei troppo debole", "Hai il ciclo", "Questa è una cosa da donne", "Ci fai un caffè?". Ancora troppo comuni sono ancora i collegamenti, mossi da dirigenti uomini, tra gli abiti indossati o l'aspetto fisico e il successo nel compito svolto.
A raccontare le proprie storie sono poi state Paola Cassoni, la direttrice della Scuola di Medicina dell’Università di Torino, prima donna nella storia dell'Università a ricoprire quel ruolo; Federica De Fazio, responsabile ricerca, sviluppo e marketing della De Fazio srl; Sabrina Ghio, region procurement Italy della Ferrero e Maria Grazia Reynaldi, produttrice di cosmetici Reynaldi srl.
Ghio ha raccontato la propria esperienza nella Ferrero, dove ha imparato l'importanza dei programmi di mentoring, entrando a contratto con giovani manager e scoprendo numerose difficoltà legate al genere. "I racconti con cui vengo a contatto - ha spiegato - sono persone che hanno difficoltà a far sentire la loro voce, con figure maschili senior che predominano: ci sono persone che devono metterci il doppio, ho visto giovani manager con una fatica addosso terribile per aver detto troppi sì, per la paura di non avere considerazione o quella promozione che andrà al collega maschio".
"Quando sono diventata la prima direttrice della Scuola di Medicina - ha raccontato Cassoni - c'è stata curiosità da parte dei media, ma auspichiamo che venga presto il giorno che non faccia più notizia e i profili professionali devono essere quelli che guidano le scelte nelle posizioni di governance a prescindere dall'essere uomo o donna".
"Vogliamo portare una comunicazione nuova che arrivi a tutte le generazioni, facendo comprendere quanto sia importante la parità di genere per una società che deve essere in miglioramento - ha concluso Antonella Roletti, Presidente CAFID-. Cerchiamo di promuovere un cambiamento e il sistema migliore è comunicare cosa può essere fatto. Questi esempi di oggi ci dimostrano che il mondo del lavoro può essere migliorato".














