Ancora gravi episodi si sono verificati presso la Casa Circondariale di Torino, dove negli ultimi giorni si sono registrati tre distinti eventi che hanno coinvolto detenuti del Padiglione B. A segnalarlo è il sindacato di categoria dell'Osapp.
"Un detenuto italiano ha prima appiccato il fuoco all’11ª sezione del Padiglione B e, con una furia inaudita, ha poi danneggiato e devastato parte della sezione, rendendola inagibile e seminando panico e terrore tra i presenti. A causa dell’incendio è stata necessaria l’immediata evacuazione dell’intera sezione per mettere in salvo gli altri detenuti. Grazie al tempestivo intervento del personale di Polizia Penitenziaria è stato evitato il peggio e contenuta una situazione che avrebbe potuto generare conseguenze ben più gravi", dicono i sindacalisti.
"Il giorno successivo, 28 novembre, sempre nel medesimo padiglione, un altro detenuto italiano è stato sorpreso in possesso di uno smartphone perfettamente funzionante, completo di applicazioni e funzionalità: un episodio che conferma la crescente criticità del fenomeno dei telefoni cellulari introdotti illegalmente negli istituti penitenziari. Sempre al padiglione B, nella nottata appena trascorsa del 30 novembre, è stato rinvenuto un altro telefono cellulare".
"Da tempo denunciamo che le carceri italiane sono diventate dei veri e propri call center illegali, nei quali la presenza di telefoni cellulari alimenta traffici, violenze e collegamenti con l’esterno. La violenza è in costante aumento e la popolazione detenuta è sempre più aggressiva, mettendo a rischio l’incolumità fisica di tutti", dice il segretario generale dell’Osapp, Leo Beneduci.
Beneduci aggiunge che solo "grazie al coraggio, alla prontezza e alla professionalità del personale di Polizia Penitenziaria – personale lasciato completamente solo a fronteggiare episodi così drammatici - si riescono ancora a salvare vite umane. Siamo abbandonati dalla politica e dalle istituzioni e servono provvedimenti immediati per garantire la sicurezza, strumenti adeguati e organici sufficienti".