Cronaca - 09 gennaio 2026, 16:17

Meloni contro “alcuni giudici”: il caso dell’imam di Torino nella conferenza di inizio anno della premier

A rispondere il deputato Grimaldi (AVS): “Propaganda d'odio funzionale ad approvare una legge che piegherà la magistratura al potere esecutivo"

Il caso dell’imam Mohamed Shahin continua a smuovere il dibattito politico. Ed è la stessa premier Giorgia Meloni a utilizzarlo come caso esemplare per attaccare le toghe durante la conferenza di inizio anno in cui la presidente ha risposto su più fronti alle domande dei giornalisti. 

“Ricordo il caso dell’Imam di Torino: la polizia ne dimostra la pericolosità per i suoi contatti con gli jihadisti; il ministro Piantedosi ne dispone l’espulsione, e l’espulsione viene bloccata”, dai magistrati. “Come si fa a difendere la sicurezza degli italiani se ogni iniziativa che va in questo senso viene sistematicamente annullata da alcuni giudici?”.

Il riferimento è a quanto emerso lo scorso 30 dicembre, quando la Corte d’appello di Caltanissetta ha respinto il ricorso dell’Avvocatura dello Stato, confermando la decisione di primo grado che impedisce l’espulsione di Mohamed Shahin, imam della moschea Omar di Torino. I giudici hanno riconosciuto allo stesso lo status di richiedente asilo, condizione che sospende temporaneamente ogni provvedimento di rimpatrio. La vicenda, pur al centro del dibattito politico, resta incardinata sul piano giuridico, in attesa che venga definita la procedura per la protezione internazionale. Anche il Tar del Lazio si era espresso sul caso, respingendo una sospensiva, ma il nodo principale rimane quello affrontato a Caltanissetta.

Dura la posizione di Marco Grimaldi, vicecapogruppo di Avs alla Camera, a seguito delle parole della premier.

“Peccato che la presunta pericolosità di Shahin non sia stata in alcun modo dimostrata dalla polizia - sostiene Grimaldi - poiché a suo carico ci sono solo libere esternazioni che non costituiscono reato. Siamo come sempre di fronte a pura propaganda d'odio funzionale ad approvare una legge che piegherà la magistratura al potere esecutivo”.

L’imam Mohamed Shahin, da vent’anni residente a Torino, è finito al centro di un caso giudiziario e politico dopo un discorso pronunciato durante una manifestazione a sostegno della Palestina. Le sue parole, secondo le autorità, avrebbero superato i limiti consentiti, facendo scattare la procedura di espulsione e il suo fermo il 24 novembre. La vicenda ha suscitato un’ampia mobilitazione, in particolare nel quartiere torinese di San Salvario, dove l’imam è considerato una figura di riferimento. La solidarietà si era allargata a livello nazionale, con manifestazioni e appelli in varie città italiane.