Da 25 anni lavora nella sede astigiana che oggi porta il nome della multinazionale spagnola Konecta, azienda operante nel contact center e nella gestione clienti. Da quando era Coop Osi, poi divenuta Comdata e infine l'ultimo passaggio di proprietà con la tegola definitiva. Qualche settimana prima di Natale il gruppo ha comunicato la volontà di accorpare a Torino tutte gli altri centri piemontesi. Circa 400 da Asti e 700 da Ivrea.
Lei è Antonella, una delle molte lavoratrici che oggi si è trovata ai piedi del Grattacielo, in un presidio davanti alla sede della regione, mentre sindaci del territorio, sindacati e rappresentanti aziendali incontravano gli assessori al Lavoro e al Bilancio Elena Chiorino e Andrea Tronzano, ma anche Maurizio Marrone (Welfare) e Marco Gabusi (Trasporti).
Anche Cirio collegato da Bruxelles
Alla riunione ha partecipato in videocollegamento da Bruxelles anche il presidente della Regione, Alberto Cirio che ha espresso l'intenzione di convocare i vertici aziendali quanto prima. "Insieme al governo, siamo al fianco dei lavoratori e degli amministratori locali, per difendere i posti di lavoro e preservare la capillarità di un patrimonio strategico come quello delle telecomunicazioni", è il commento del governatore.
Secondo quanto emerso dall'incontro, la Regione Piemonte avrebbe manifestato apertura nel mettere a disposizione risorse economiche concrete, qualora le difficoltà denunciate da Konecta fossero legate a questioni di carattere finanziario. In particolare, l’Ente si è detto disponibile a sostenere i costi legati alla formazione del personale.
3,7 milioni dal welfare per la digitalizzazione
A chiarirlo è anche l'intenzione espressa dall'assessore al Welfare Maurizio Marrone che intende ripartire 3,7 milioni provenienti dal Ministero delle Finanze per "promuovere la digitalizzazione dei servizi delle ATC agli inquilini e aiutare i servizi socio assistenziali dei comuni piemontesi".
"L’auspicio - spiega Marrone - è che queste risorse possano contribuire a dare ossigeno ad un settore che rischia un'emergenza disoccupazione sui nostri territori, come dimostra la crisi Konecta, e ha bisogno della presenza della Regione”.
Resta però un punto fermo per l’amministrazione regionale: il mantenimento delle sedi operative di Asti e Ivrea.
"Su queste vertenze non ci saranno scorciatoie né rassegnazione - è il monito di Chiorino - lavoreremo pancia a terra, insieme ai sindacati e agli amministratori locali, perché nessuno venga lasciato solo di fronte a decisioni che rischiano di avere pesanti ricadute sociali sui lavoratori e sulle loro famiglie".
Sostegno espresso anche da Tronzano: "Asti e Ivrea non sono aree periferiche, ma nodi fondamentali di un sistema produttivo che la Regione vuole mantenere vitale e diffuso. Il trasferimento di oltre mille lavoratori rischia di impoverire due comunità che hanno sempre garantito competenza e continuità".
"Ci aspettiamo - gli fa eco l'"astigiano" Gabusi - che l’azienda raccolga la nostra disponibilità a comprendere le difficoltà ed eventualmente a sostenere i maggiori costi aziendali in modo da mantenere l’occupazione nelle 2 sedi".
Un tavolo permanente sulla vertenza Konecta
Dall'incontro in Regione i lavoratori escono almeno con la rassicurazione di un tavolo permanente aperto sulla crisi che riguarda 1.100 lavoratori. Una segnale accolto favorevolmente anche dalle opposizioni che però rilanciano: "serve un confronto strutturato e continuo che metta al centro la tutela dei livelli occupazionali. Ancora una volta ci troviamo di fronte a un modello industriale che scarica i costi delle riorganizzazioni sulle spalle di chi lavora, senza una reale responsabilità sociale d’impresa". Commentano le due consigliere di Avs, Alice Ravinale e Valentina Cera, oggi presenti al presidio davanti al grattacielo.
Quale sede?
Oggi, però, resta l'amarezza per quei lavoratori che hanno subito la scelta aziendale che, come si legge su un cartello, assomigliano più a licenziamenti camuffati. Il tutto a pochi giorni da Natale.
Al momento regna l'incertezza. Anche per gli stessi lavoratori di Torino. L'attuale sede torinese di via del Drosso (qui sono presenti 500 lavoratori) non è pronta ad accogliere tutti. Ma non è chiaro, qualora il piano di accorpamento andasse a compimento, dove saranno trasferiti. L'intenzione dell'azienda è quella di completare l'operazione entro giugno.