Cronaca - 17 gennaio 2026, 19:47

Lo sgombero di Askatasuna unisce i centri sociali d’Italia: "Vogliamo prenderci tutta la città"

Il 31 gennaio alle 14,30 una grande manifestazione partirà da tre punti diversi. Oggi all'assemblea durata più di 5 ore presenti i rappresentanti degli spazi autorganizzati da tutto lo stivale

Non più isolati ma una lotta condivisa. Lo sgombero di Askatasuna ha avuto l'effetto di avvicinare movimenti diversi da tutta Italia, realtà simili che iniziano un nuovo percorso insieme coordinandosi per una manifestazione nazionale il prossimo 31 gennaio, con locandina disegnata da Zerocalcare.

Come spiegato da Stefano, uno dei portavoce di Askatasuna, ci saranno tre partenze diverse alle 14,30: da Porta Nuova, Porta Susa e Palazzo Nuovo. "Vogliamo prenderci tutta la città - ha detto -. Abbiamo la possibilità di cambiare l'Italia e la necessità e l'obbligo di cambiare il mondo, sappiamo che siamo dalla parte giusta della storia".

"Le piazze stracolme ci hanno dimostrato che lottare insieme, al di là delle sigle, a fianco delle persone, di lavoratori, studenti e giovani è la risposta. La Meloni e tutti i ministri ci volevano in galera e ci avranno nelle piazze, uniti, con più determinazione di prima".

Dal Leonacavallo all'Officina 99 di Napoli

A ruota, gli altri centri sociali dal resto d'Italia si sono uniti all'appello di un maggior coordinamento. In prima fila il Leoncavallo di Milano, sgomberato ad agosto, che ha proposto la costruzione di una piattaforma di idee e di proposte collettive; la mappatura e il coordinamento delle realtà autogestite italiane e un momento musicale e culturale dove si chiami a raccolta il mondo dello spettacolo a prendere posizione. "L'epoca dell'orticello è finita davanti all'avanzata fascio capitalista - hanno dichiarato -. Non intendiamo proporre una qualche forma di unità: l’unità interessa solo a chi vuole il comando sulle cose. Autonomia è differenza, ma autonomia è anche capacità di diffusione, di condivisione, di coordinamento".

A prendere parola spazi autorganizzati come Centri sociali del nord est, Spin Time, Quarticciolo Ribelle, Forte Prenestino e ex Snia di Roma, l'Ex Opg Je So' pazzo, Mezzocannone e Officina 99 di Napoli, Associazione a resistere di Pisa, il Collettivo di fabbrica GKN di Firenze, ALA Azione Livorno Antifascista, Zona Autonoma, Transiti, il Cantiere e la rete Fare Spazio di Milano, Centri Sociali delle Marche, Spazio Popolare Neruda e Gabrio di Torino.

Collettivi e movimenti studenteschi

C'erano collettivi e movimenti giovanili e studenteschi come Assemblea studentesca di Torino, Rete dei Comunisti, Cambiare Rotta e OSA, Studenti Indipendenti, FGC, CAU. Presenti i movimenti pro Palestina di Torino Per Gaza, e Giovani palestinesi d'Italia, e altre realtà come il Movimento No Tav, le femministe di Non una di Meno, la rete Arci di Torino, gli ambientalisti di Extinction Rebellion, il Movimento Abitare per Roma, il Comitato Vanchiglia Insieme e Basta Impianti di Caserta.

Sindacati e politica

Di sindacati sono intervenuti USB, Si Cobas e SUDD Cobas, mentre per il partito Potere al Popolo ha parlato Giorgio Cremaschi, uno dei garanti del patto (saltato) col Comune sull'edificio di corso Regina Margherita. "Non siamo solo solidali con chi è colpito dalla repressione: siamo complici - ha detto -. Non accettiamo la divisione tra buoni e cattivi: vogliamo essere i cattivi contro questo potere".

"Le motivazioni che hanno spinto la mia generazione a occupare Askatasuna 30 anni fa - ha spiegato Ermelinda del Movimento No Tav -  sono le stesse che vivono ancora adesso, identiche: ci occupiamo delle case che non ci sono, ci occupiamo dei problemi sociali, ci occupiamo delle devastazioni ambientali".

L'assemblea è durata più di 5 ore e ha visto più di 50 interventi, con almeno 800 persone presenti e una diretta streaming con punte da 150 spettatori.

Sul finale, Aska ha prodotto un documento da sottoscrivere, riassuntivo della giornata. "Il 31 gennaio - hanno scritto - sarà un passaggio importante per ribadire che c'è una parte di questo paese che non è disponibile ad avvallare i piani previsti di riarmo, militarizzazione, chiusura e disciplinamento voluti da Meloni. Immaginiamo insieme il corteo del 31 gennaio come l'inizio di un percorso comune che possa costruire uno spazio largo di mobilitazione contro il governo Meloni. È tempo di tenere insieme quello che loro vogliono allontanare. Resistere è possibile, resistere è un dovere".

Per concludere l'assemblea, circa 200 partecipanti hanno svolto una breve manifestazione per le strade di Vanchiglia. Dal Campus Einaudi, dietro lo striscione "Askatasuna vuol dire libertà", hanno passeggiato per corso Regina Margherita e via Santa Giulia, girando intorno alle strade bloccate dalla Polizia dal giorno dello sgombero nei dintorni del centro sociale. In via Cesare Balbo, una breve sosta per lanciare qualche coro verso le forze dell'ordine, per poi concludere in tranquillità  il corteo in piazza Santa Giulia.