L'ex centro sociale Askatasuna esce dall'elenco dei beni comuni. A metterlo nero su bianco una delibera della vicesindaco Michela Favaro approvata dalla Giunta, che recepisce la decadenza del patto di collaborazione dopo l'operazione di polizia dello scorso 18 dicembre.
Aska occupata
Durante lo sgombero, effettuato dagli agenti, è infatti emerso come l'immobile di corso Regina Margherita fosse occupato da alcune persone. Il patto di collaborazione prevedeva che l'ex asilo dovesse essere obbligatoriamente vuoto.
E con il venir meno dell'accordo, vengono anche meno le condizioni per cui Askatasuna poteva essere considerato bene comune. Da qui la cancellazione dell'ex centro sociale dalla lista, "rinviando a successive valutazioni dell’amministrazione ogni decisione circa la concreta destinazione del bene, che dovrà in ogni caso essere definita nell’ambito di funzioni di rilevanza pubblica e di interesse del territorio".
Il futuro dell'immobile
Perché già a poche ore dalle operazioni di Polizia, il sindaco Stefano Lo Russo era stato chiaro sul futuro dell'immobile di corso Regina Margherita 47. "Sarà uno spazio - aveva detto in un post su Instagram - a piena vocazione sociale e pubblica, luogo di inclusione, aperto al quartiere, a famiglie, giovani e a chi oggi fatica a trovare risposte".
Per il capogruppo comunale della Lega Fabrizio Ricca l'uscita di Aska dall'elenco dei beni comuni "sancisce la fine di un’era che ha fatto solo del male a Torino. A questo punto - continua - la manifestazione indetta per il 31 gennaio è assolutamente inutile e pretestuosa e vuole essere soltanto un motivo per alimentare tensioni e scontri".
“La cancellazione dell’immobile occupato da Askatasuna dall’elenco dei beni comuni del Comune di Torino non è un semplice atto amministrativo, ma rappresenta la Caporetto politica di anni di ambiguità”. Così in una nota il ministro per la Pubblica amministrazione Paolo Zangrillo, che prosegue : “Per anni l’amministrazione torinese ha tentato di legittimare un’occupazione abusiva e violenta, forzando il concetto stesso di bene comune. Ora basta ambiguità. Quell’immobile deve tornare immediatamente ai torinesi per funzioni pubbliche vere, trasparenti e legali”.