Attualità - 23 gennaio 2026, 16:55

Eleven: l’husky di Bibiana capostipite di una passione e nonno acquisito di tanti cuccioli

È morto la scorsa settimana il cane che ha contribuito a trasformare l’amore dei padroni per la sua razza in una professione

Vottero e Vercellone con Eleven (al centro), Cino e Dark

È stato il nonno acquisito di tanti cuccioli nati a Bibiana, il motivo per cui nel Pinerolese molte persone hanno deciso di crescere cani come lui, e la scintilla nel cuore di due giovani che hanno deciso di dedicarsi 24 ore su 24 agli animali nati per correre sulle nevi dell’Artico e della Siberia. Eleven è stato il primo husky di Matteo Vercellone e Federica Vottero, quello con cui hanno imparato a conoscere predisposizioni fisiche e attitudini caratteriali della razza. E se ne sono innamorati tanto da decidere di aprire, una decina di anni fa, allevamento a Bibiana, dove vivono. Eleven era l’husky più vecchio di Siberian Legend, di via del Beneficio, e da quando è morto – venerdì 16 gennaio – i profili social di Vercellone e Vottero sono stati inondati di reazioni e commenti di persone che hanno cominciato ad amare quella razza proprio dopo aver conosciuto lui.

Il richiamo della neve

“È stato per noi una grande scuola: c’eravamo informati tanto prima di adottarlo, ma la teoria non basta. Con lui abbiamo imparato cosa vuol dire vivere con un husky” introduce Federica Vottero. Eleven è entrato nella sua vita come regalo per il suo compleanno, undici anni fa. Assieme, nel 2022, hanno vinto il campionato italiano di canicross, corsa campestre in cui si gareggia insieme al proprio cane, disciplina nata come allenamento per i cani da slitta.

Per trovarlo, nel 2015, si sono rivolti a una famiglia di Bologna, con cui hanno stretto un legame particolare: “Sognavo da anni un cane così – rivela Vercellone –. Gli husky evocano il selvaggio e l’ancestrale, il loro aspetto è simile al lupo, e questo mi ha sempre affascinato. Inoltre, non sono cani aggressivi: in passato sono stati selezionati come animali da lavoro, per il trasporto delle slitte, hanno quindi imparato a collaborare con gli altri cani della muta e con gli uomini”.

Ciò che continuano a custodire nella memoria genetica è l’amore per la neve: “Non soffrono il caldo più di altri cani ma quando vedono la neve gli si accende qualcosa negli occhi. Anche nei cuccioli che non l’hanno mai vista prima” rivela Vottero.

Proprio la neve ha tenuto acceso Eleven fino all’ultimo: “Domenica 11 gennaio c’era anche lui a un evento in famiglia che facciamo periodicamente a Rucas. Una volta arrivato sulla neve, ha cominciato a correre con l’agilità di un cucciolo” ricorda Vercellone.

Il ‘maggiordomo’ gigante

Eleven si chiamava così perché era nato l’11 febbraio del 2015, e sua madre è arriva a casa della famiglia bolognese proprio l’11 novembre di qualche anno prima. A un anno e mezzo Vercellone e Vottero scoprirono che si era ammalato di aspergillosi e aveva sviluppato i sintomi della cataratta: “Era la conseguenza della malattia infettiva ma spesso si tratta anche di un problema genetico – spiega Vercellone –. Quindi abbiamo deciso di non destinarlo alla riproduzione”.

Ma intanto degli husky se ne erano innamorati così decisero di convertire l’ex salumificio di famiglia, in via del Beneficio, in una pensione per cani e di cominciare ad allevarli. Oggi vivono 24 ore su 24 con i loro 12 husky, di cui 8 sono femmine: “Eleven non ha mai avuto cuccioli ma per tutti loro era un nonno acquisito, un gigante buono” sottolinea Vercellone.

Ora il suo volto rimane nelle numerose foto fatte assieme e nel logo di Siberian Legend: “Ma non siamo solo noi a ricordarlo: quando abbiamo pubblicato il post annunciando la sua morte, molti hanno commentato dicendo che avevano deciso di prendere un husky proprio dopo aver incontrato Eleven qui da noi – afferma Vottero –. Lui era anche il ‘maggiordomo’ quello che stava sempre in cortile e accoglieva tutti. Il gigante buono che ha acceso l’amore per la sua razza”.

Elisa Rollino