Cantieri che avanzano, nuovi assi ciclabili che prendono forma e un traffico di biciclette che cresce giorno dopo giorno. Torino spinge sull'acceleratore della mobilità sostenibile e consolida la propria rete ciclabile, tra interventi già realizzati, lavori in corso e obiettivi che guardano alla scala metropolitana. I dati sui passaggi e i collegamenti strategici completati negli ultimi mesi raccontano una città che cambia abitudini e ridisegna lo spazio urbano.
A fare il punto è stato il Dipartimento Ambiente, Grandi Opere, Infrastrutture e Mobilità della Città di Torino, che ha ricostruito il percorso che ha portato alla definizione del Biciplan, oggi in fase di completamento non più solo su scala comunale ma metropolitana. Un lavoro nato dal confronto con le consulte cittadine, dove i temi della mobilità sostenibile sono stati intrecciati a quelli della sicurezza stradale, della salute e dell'antieconomicità del trasporto privato.
Il modello torinese si fonda sulle linee guida del Piano nazionale della mobilità ciclistica, sul quadro regionale e sul Biciplan, arricchito da indicazioni tecniche progettuali. Ma l'obiettivo, è stato chiarito, non è limitarsi alle ciclabili: la strategia guarda anche alle strade scolastiche, alle zone 30 e a una diversa organizzazione degli spazi urbani.
Cantieri, collegamenti e comunicazione
Negli ultimi mesi diversi interventi hanno preso forma grazie ai decreti ciclovie e ai fondi PNRR, con l'obiettivo di collegare stazioni ferroviarie e sedi universitarie. Tra i lavori citati figurano il completamento degli assi di corso Umbria, corso Tassoni, corso Bramante e corso Svizzera, che hanno permesso di chiudere tasselli importanti del modello ciclabile cittadino.
In particolare, corso Bramante e piazza Carducci sono stati indicati come snodi chiave di un anello bidirezionale lungo via Nizza, da nord a sud. Anche con i cantieri ancora in corso, il transito di ciclisti è già significativo. In via di ultimazione anche corso Racconigi, dove si sta intervenendo con materiali sostenibili e permeabili.
Accanto alle infrastrutture, l'amministrazione ha sottolineato il peso della comunicazione: spiegare come e perché si redistribuisce lo spazio pubblico è considerato essenziale. Diverse città europee hanno adottato campagne visive e cartellonistica per condividere un messaggio semplice: non tutti si muovono in auto, e la città deve essere progettata anche per chi sceglie la bicicletta.
I numeri della bici a Torino
A supporto della strategia arrivano anche i dati. Sulle ciclabili torinesi sono stati registrati 8 milioni e 900 mila passaggi ciclistici attraverso 33 sensori installati in vari punti della rete. La media giornaliera si attesta intorno ai 24 mila passaggi, un dato che evidenzia un traffico ciclistico discreto, legato soprattutto agli spostamenti scolastici.
Guardando al futuro, gli uffici hanno indicato come priorità l'individuazione dei nodi ancora mancanti per completare il Biciplan, oggi in capo alla Città Metropolitana, e una riflessione più ampia sulla mobilità nei quartieri, da ripensare anche in chiave car free. Sul tavolo restano temi complessi come la manutenzione, il costo degli impianti semaforici, i corridoi verdi, come quello lungo la Dora, e il potenziale del turismo sostenibile.
Il dibattito politico: più ciclabili, senza alibi
Nel confronto politico non sono mancate prese di posizione nette. Il capogruppo comunale dei Radicali Silvio Viale ha rivendicato la necessità di continuare a investire: "Dobbiamo fare più ciclabili ed è una questione di scelta che non va fatta in base ai numeri perché, rispetto a 800 mila abitanti e 300 mila automobili, i trasporti con la bicicletta rimangono una percentuale bassa. Però questo numero basso non può essere motivo di argomento delle opposizioni: le ciclabili vanno fatte anche se ci sono poche bici che circolano".
Sulla stessa linea il consigliere Emanuele Busconi (AVS), che ha richiamato il valore culturale della mobilità ciclabile: "Muoversi in bici dimostra una diversa mobilità e penso che alcuni degli assi della città abbiano visto lavori molto importanti, come quello su corso Bramante. Ora però dobbiamo unire questi assi e servono altre infrastrutture, come posti sicuri per le biciclette. C'è infine il tema degli attraversamenti pedonali da incrementare e delle manutenzioni delle piste: la città non può da sola farsi carico di queste spese, servono fondi specifici".
Le consulte: bene i passi avanti, restano i vuoti verso l'esterno
Positivo, ma non privo di rilievi, il giudizio della Consulta Mobilità e della Consulta Ambiente. Le due realtà si sono dette soddisfatte dei lavori svolti finora dall'amministrazione comunale, ma hanno evidenziato criticità sui collegamenti con l'esterno della città. Tra gli assi ancora carenti sono stati citati quelli verso Stupinigi, Mappano e Villaretto, dove è nato anche un gruppo di "sentinelle" impegnate in sopralluoghi per monitorare le tratte mancanti.