Davanti a Palazzo Civico, famiglie, residenti e attivisti sono scesi in piazza per il "Ritrovo resistente", l'iniziativa promossa dal comitato Vanchiglia Insieme. Un presidio che ha portato il tema della demilitarizzazione del quartiere direttamente sotto le finestre del Comune, dopo lo sgombero del centro sociale Askatasuna avvenuto alla fine di dicembre.
Il presidio è nato infatti per protestare contro la chiusura dello storico spazio di corso Regina Margherita 47 e contro quella che i promotori definiscono una presenza massiccia delle forze dell'ordine nella zona. Proprio attorno allo stabile sgomberato, sono infatti ancora schierate camionette e reparti della Polizia di Stato e della Celere, impegnati nel presidio dell'edificio.
Un presidio dal volto popolare
A caratterizzare la mobilitazione è stata una partecipazione dichiaratamente popolare. In piazza non solo attivisti, ma soprattutto famiglie del quartiere, che hanno voluto dare un segnale di coesione e vicinanza. Durante il presidio non sono infatti mancati momenti di convivialità, con vin brulè e torte condivise tra i presenti, un gesto simbolico per ribadire l'unità della comunità e la volontà di vivere lo spazio pubblico come luogo di incontro.
Gli slogan e il richiamo alla Resistenza
Diversi gli slogan esposti durante il ritrovo: "Famiglie con Askatasuna", "Vanchiglia chiama Torino" e "Solidarietà agli studenti arrestati", quest'ultimo in riferimento ai recenti arresti di 18 militanti nell'ambito delle manifestazioni pro Palestina. Il titolo scelto per l'iniziativa, "La Torino partigiana siamo noi", ha fatto da filo conduttore all'intero presidio. Un richiamo esplicito ai valori della Resistenza e alla memoria storica della città, utilizzati come chiave di lettura per il presente e per le tensioni che attraversano il quartiere.
La voce del comitato
A spiegare le ragioni della mobilitazione è stata anche la portavoce del Comitato Vanchiglia Insieme, Ortensia Romano, che ha sottolineato il ruolo che il gruppo intende giocare nel dialogo con la città. "Vogliamo essere intermediari con la città: per questo abbiamo organizzato incontri come questo, con residenti e cittadini, per opporci a questa logica di censura, individualismo e repressione. Vogliamo costruire un mondo per stare insieme e per riflettere, perché la politica deve partire dal basso e dobbiamo mantenere una dimensione di socialità per temi importanti come le militarizzazioni del quartiere o i problemi ambientali".
La richiesta: meno divise, più socialità
Il messaggio lanciato dalla piazza è stato dunque chiaro: alcune famiglie e residenti chiedono una riduzione della presenza delle forze dell'ordine nel quartiere e una riflessione più ampia sulle conseguenze dello sgombero di Askatasuna, non solo sul piano della sicurezza, ma anche su quello sociale e comunitario.