Una cerimonia solenne con la recita dei vespri votivi dei SS Pietro e Andrea, presieduta dal cardinale Roberto Repole vescovo di Torino e di Susa, ha suggellato il 1300^ anniversario dalla fondazione della Abbazia di Novalesa, in Val Cenischia.
La comunità monastica benedettina e la Città metropolitana di Torino, proprietaria di questo gioiello di arte, fede, storia e cultura, hanno scelto di organizzare una cerimonia dal carattere simbolico, concelebratrata da decine di abati e sacerdote, alla presenza del sindaco metropolitana Stefano Lo Russo, del vicesindaco Jacopo Suppo con le consigliere delegate Sonia Cambursano e Caterina Greco, del consigliere Andrea Gavazza e di tutti i sindaci della Valle di Susa.
Era il 30 gennaio 726, pieno inverno quando Abbone diede avvio alla fondazione dell'Abbazia: sono passati 1300 anni, il monastero benedettino ha vissuto periodi più o meno centrali nella storia delle Alpi, fino a quel 1972 quando la Provincia di Torino la acquistò dal Convitto Umberto I per non lasciare che andasse in rovina.
Un gesto importante che ha ridato vita nel tempo ad un luogo unico e speciale ed ha richiesto grandi investimenti economici per i restauri, parte dei quali è in corso proprio in questi mesi.
La Comunità monastica benedettina ha predisposto per il 1300^ anniversario dalla fondazione un programma ricco e significativo, con presenze illustri nel corso di tutto il 2026, fino alla conclusione del centenario il 15 ottobre, giorno della dedicazione della chiesa abbaziale quando un altro cardinale piemontese, monsignor Giorgio Marengo arriverà dalla Mongolia per concludere le celebrazioni.
Durante la cerimonia è stato rinnovato l'impegno a conservare l'abbazia, mantenendola come luogo di pace e di accoglienza: il cardinale Repole, il sindaco Lo Russo, il priore Michael David Semeraro, l'abate presidente della Congregazione Benedettina Ignasi Fossas e don Gianluca Popolla hanno sottoscritto una pergamena di rifondazione.
Il sindaco metropolitano Stefano Lo Russo ha consegnato un ricordo al priore dell'Abbazia che ha definito "un faro di spiritualità nel cuore delle Alpi, custode instancabile della regola ora et labora" rendendo omaggio "alla missione che la comunità monastica ha svolto e svolge con umiltà e costanza, preservando la tradizione millenaria che qui si respira".