Economia e lavoro - 06 febbraio 2026, 17:57

Elezioni Cia Agricoltori delle Alpi, Stefano Rossotto confermato presidente

A Torino il dibattito su aree interne e accordo Mercosur

L'assemblea elettiva Cia delle Alpi

Stefano Rossotto, 66 anni, vitivinicoltore di Cinzano torinese è stato confermato per altri quattro anni presidente provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi.

Lo ha rieletto questa mattina, all’unanimità, l’Assemblea dei delegati dell’Organizzazione agricola, riunita nella sede dell’Istituto Alberghiero Colombatto di Torino, alla presenza del presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, Gabriele Carenini e del direttore regionale Giovanni Cardone.

È stato anche eletto il Consiglio direttivo, che la prossima settimana nominerà il Comitato esecutivo eA il direttore provinciale, con ogni probabilità confermando l’attuale, Luigi Andreis.

Nella parte dell’assemblea aperta al pubblico, si è svolto il dibattito su “Sostenibilità, la verità dalla terra: l’agricoltura che rigenera oltre il pregiudizio”, al quale sono intervenuti come relatori Davide Biagini, docente presso il Dipartimento di Scienze Agrarie Forestali e Alimentari (Disafa) dell’Università di Torino e Daniela Ruffino, deputata, componente VIII Commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici e vicepresidente della Commissione parlamentare di inchiesta sulle condizioni di sicurezza e sullo stato di degrado delle città e delle loro periferie.

In apertura, a portare il saluto istituzionale sono intervenuti l’assessore al Commercio e ai Mercati di Torino, Paolo Chiavarino, il vicepresidente della Città Metropolitana di Torino, Jacopo Suppo, la vicepresidente vicario di Confagricoltura Torino, Cristina Donalisio, la consigliera regionale e vicepresidente della Commissione agricoltura del Consiglio regionale del Piemonte, Monica Canalis e l’assessore regionale all’Agricoltura, Paolo Bongioanni.

"Per noi - ha detto Rossotto introducendo il convegno - sostenibilità significa prima di tutto sostenibilità economica delle aziende. Senza reddito non c’è agricoltura, e senza agricoltura non c’è futuro. Lo vediamo chiaramente dove gli agricoltori sono scomparsi: il territorio si degrada, l’acqua non è più gestita, la manutenzione viene meno. Ma sostenibilità significa anche giusto prezzo. Oggi nella filiera gli anelli più penalizzati sono il primo e l’ultimo: il produttore, pagato troppo poco, e il consumatore, che paga troppo. Così il sistema non regge".

Rossotto è tornato anche sulla polemica con l’economista Mario Deaglio, che in un articolo su “La Stampa” aveva sostenuto come agricoltura e allevamento contendano ai carburanti il primo posto tra le cause del riscaldamento globale: "Non è corretto - ha ribadito Rossotto -, i dati scientifici dell’Agenzia europea dell’Ambiente dimostrano che l’agricoltura è soltanto al quinto posto per emissioni di gas serra nell’Unione europea, con una quota del 10,8%, ben distante da energia, trasporti, industria e residenziale, arrivando a incidere per appena il 3,8%, se consideriamo l’uso del suolo e la gestione forestale come attività agricola".

Secondo il presidente di Cia Agricoltori delle Alpi, quindi, gli agricoltori non sono inquinatori e non sono il problema, ma parte essenziale della soluzione, perché “senza di loro vasti territori del Paese – montagne, colline, aree interne – sarebbero abbandonati, esposti al degrado, al dissesto, agli incendi”.

"Nelle aree interne e montane – ha rilanciato Rossotto -, l’agricoltura è il vero presidio contro lo spopolamento. La nostra visione è chiara: l’azienda agricola familiare deve diventare un nodo di servizi a custodia del territorio. L’agricoltore come manager del territorio, con tecnologie adeguate, cooperazione tra imprese e un forte legame con gli enti locali".

Sull’agrivoltaico, Rossotto ha affermato di essere favorevole a “impianti che integrano e rafforzano l’attività agricola, come il fotovoltaico su capannoni, stalle, tettoie, che riducono i costi energetici senza consumare suolo”, mentre non sono ammissibili i mega-impianti calati dall’alto, come quelli previsti a Poirino, con estensioni di decine e decine di ettari: "Dimensioni insostenibili, mere operazioni speculative, incompatibili con la vocazione agricola del territorio".

In merito al Mercosur, Rossotto ha osservato che l’accordo può rappresentare un’opportunità per alcuni settori dell’export, come vini e formaggi, ma solo a condizioni chiare: "Parità di regole, controlli rigorosi, rispetto degli standard produttivi, ambientali e sanitari che i nostri agricoltori rispettano ogni giorno".

Il professor Davide Biagini ha analizzato l’accordo Mercosur nel quadro di un mercato sempre più instabile, tra la chiusura parziale del Nord America per effetto dei dazi e l’apertura di nuovi scenari commerciali verso Sudamerica e India. Biagini ha ricordato che l’Italia è esportatrice di prodotti zootecnici e lattiero-caseari: oggi verso i Paesi Mercosur esportiamo soprattutto formaggi e derivati, mentre importiamo carne, con un bilanciamento che favorisce il comparto lattiero-caseario, ma espone maggiormente quello bovino alla concorrenza. L’accordo, ha spiegato, appare complessivamente bilanciato ma “asimmetrico”: più favorevole per i formaggi, più competitivo sulle carni bovine e sostanzialmente stabile per il settore suinicolo.

Centrale sarà il ruolo di quote e clausole di salvaguardia, oltre alla tutela delle Indicazioni geografiche, mentre decisiva sarà la capacità di effettuare controlli rigorosi sulle importazioni, anche in relazione agli impegni sulla deforestazione, al benessere animale e agli standard ambientali e sanitari.

Secondo Biagini, l’accordo potrà essere un’opportunità solo se diventerà stimolo per una differenziazione “al rialzo”, puntando su specialità e produzioni premium, con minore impatto ambientale e maggiore sostenibilità certificabile. In conclusione, ha sintetizzato tre punti: l’accordo da solo non determinerà l’esito degli scambi, la sostenibilità diventerà un requisito essenziale per accedere al mercato europeo e, infine, se le regole saranno davvero applicate e fatte rispettare, il Mercosur potrà risultare vantaggioso; in caso contrario rischia di trasformarsi in un problema.

La deputata Daniela Ruffino ha concentrato il proprio intervento sul tema delle aree interne, sottolineando come oggi risultino fortemente svantaggiate sul piano dei servizi essenziali e delle opportunità di sviluppo. Per contrastare lo spopolamento, Ruffino ha ribadito la necessità di rendere nuovamente attrattiva la residenzialità nei territori marginali, anche attraverso incentivi fiscali e misure concrete a sostegno delle attività produttive, per evitare l’abbandono che spesso si traduce in degrado e dissesto. Ha annunciato la presentazione in Parlamento di una mozione dedicata alle aree interne, orientata a promuovere sviluppo locale, rafforzamento infrastrutturale e una regia coordinata tra livelli istituzionali, con un ruolo più forte dei Comuni.

Tra gli impegni previsti: incentivi per il ripopolamento (anche con forme di “reddito di insediamento”), tutela e rilancio dei presìdi sociali e culturali (scuole, biblioteche, servizi di prossimità), potenziamento della sanità territoriale, sostegno alle imprese e al lavoro agile con adeguata connettività, risorse aggiuntive per le aree montane, strumenti più efficaci di monitoraggio della Strategia Nazionale Aree Interne e criteri di classificazione più completi e multidimensionali. Ruffino ha infine rivendicato una visione di Paese in cui l’Italia non si esaurisce nei grandi centri, ma vive anche nella presenza di servizi minimi e quotidiani – come un ufficio postale o una scuola – nei piccoli comuni di montagna e nelle aree marginali.

Il presidente regionale di Cia Agricoltori italiani del Piemonte, Gabriele Carenini, ha aperto il suo intervento congratulandosi con Stefano Rossotto per la rielezione e ringraziando la struttura provinciale di Cia Agricoltori delle Alpi, la direzione e il personale per il lavoro svolto in anni complessi. Carenini ha ricordato come Cia, con le proprie sedi, garantisca una presenza capillare nei territori, spesso laddove altri servizi pubblici si sono ritirati, offrendo supporto sia alle piccole aziende sia alle imprese più strutturate.

Sul piano economico, ha evidenziato che il mercato agricolo è ormai globale e impone una competizione internazionale, ma che l’Italia non può accettare di lavorare in condizioni di svantaggio rispetto ai concorrenti: per questo, sull’accordo Mercosur, la vera partita sarà giocata sulla qualità e sull’efficacia dei controlli alle importazioni.

Carenini ha infine ribadito l’impegno dell’organizzazione per una giusta remunerazione degli agricoltori, condizione indispensabile perché possano restare nelle aree interne, garantendo presidio e manutenzione del territorio, oltre alla produzione di cibo di qualità. Senza chi lavora “a monte” – ha concluso – i problemi ricadono inevitabilmente “a valle”, come dimostrano le alluvioni, spesso aggravate proprio dall’assenza di cura e gestione continua del territorio.

L'assemblea elettiva Cia delle Alpi

L'assemblea elettiva Cia delle Alpi

Comunicato stampa