Economia e lavoro - 08 febbraio 2026, 16:16

Imprese piemontesi nell’incertezza: due su tre non riescono a fare previsioni per il 2026

L’indagine Cna: il Piemonte è la regione più in difficoltà, pesa il rallentamento dell’export e della manifattura

Immagine di repertorio

Le previsioni delle micro e piccole imprese per il 2026 restituiscono un quadro segnato da una profonda incertezza, con un sentiment particolarmente negativo nel comparto manifatturiero e nelle regioni del Nord. È quanto emerge dall’indagine sulle aspettative per il 2026 realizzata dall’Area Studi e Ricerche di CNA su un campione rappresentativo del tessuto produttivo nazionale.

Il dato più critico riguarda il Piemonte, dove la quota di imprese che dichiarano di non riuscire a formulare previsioni affidabili raggiunge il 66%, il valore più elevato a livello nazionale. Un segnale evidente delle difficoltà che stanno colpendo una manifattura fortemente orientata all’export. "Siamo di fronte a un livello di incertezza che non ha precedenti recenti - afferma il Segretario regionale CNA Piemonte, Delio Zanzottera -, e che colpisce in modo diretto la manifattura del Nord. In Piemonte il sentiment negativo e l’area dell’incertezza hanno raggiunto livelli record, a conferma delle preoccupazioni legate ai dazi, ai conflitti internazionali e al rallentamento della domanda estera, in particolare dalla Germania".

A livello nazionale, l’area dell’incertezza si attesta al 58%, con valori elevati anche in Lombardia, Abruzzo, Emilia-Romagna e Veneto, territori a forte vocazione manifatturiera ed esportatrice. Nei contesti più esposti ai mercati internazionali, la difficoltà di programmare investimenti e strategie per il 2026 appare sempre più marcata. "Le imprese che competono sui mercati internazionali stanno navigando a vista - sottolinea il presidente CNA Piemonte, Giovanni Genovesio -. Le turbolenze del commercio globale e le tensioni geopolitiche stanno frenando la propensione agli investimenti proprio nei settori che storicamente hanno rappresentato un punto di forza del nostro sistema produttivo".

Accanto a questo quadro critico, emerge però un segnale da cui partire per costruire risposte concrete. Il turismo continua a rappresentare uno dei pochi comparti in grado di esprimere una dinamica positiva: nel 2025 le presenze turistiche in Italia hanno raggiunto i 479 milioni, con una crescita del 3% rispetto all’anno precedente, generando una spesa complessiva stimata in 185 miliardi di euro, di cui oltre 60 miliardi riconducibili ai visitatori stranieri Allo stesso tempo, questi numeri evidenziano un forte squilibrio: il 75% dei flussi turistici si concentra in appena il 4% del territorio nazionale, producendo fenomeni di overtourism nelle grandi città e lasciando ai margini ampie aree interne e piccoli centri

È proprio su queste aree che si gioca una parte importante della risposta all’incertezza economica. Le aree di valorizzazione dei borghi e dei piccoli centri rappresentano un potenziale ancora in larga parte inespresso: territori ricchi di identità, competenze artigiane, produzioni locali e servizi, che possono intercettare una domanda turistica sempre più orientata verso esperienze autentiche, sostenibili e distribuite nel tempo e nello spazio. Non a caso, oltre l’80% degli italiani riconosce ai borghi un potenziale turistico non ancora adeguatamente valorizzato, mentre tre cittadini su quattro ritengono che una redistribuzione dei flussi migliorerebbe la qualità del turismo e la sostenibilità dei territori

In questa direzione si inserisce il confronto avviato da CNA sui nuovi modelli di turismo sostenibile e diffuso, al centro anche del convegno formativo tenutosi a Biella e organizzato da Cna Piemonte, dedicato alla valorizzazione dei piccoli centri come alternativa concreta ai fenomeni di sovraffollamento. Un modello che richiede investimenti mirati, infrastrutture adeguate, servizi di qualità e soprattutto una forte capacità di racconto dei territori.

In questo ambito, un ruolo sempre più determinante è svolto dal comparto dell’audiovisivo, che si sta rivelando uno strumento strategico di promozione territoriale. Produzioni cinematografiche, televisive, digitali e contenuti per le piattaforme online contribuiscono in modo crescente a orientare le scelte dei visitatori, valorizzando luoghi meno conosciuti e favorendo la diffusione dei flussi turistici. Un settore che vede numerosi professionisti artigiani associati a Cna - dalle maestranze tecniche alle imprese creative – impegnati direttamente nella costruzione dell’immagine e dell’attrattività dei territori.

Per Cna Piemonte, la sfida non è solo certificare l’incertezza che attraversa la manifattura, ma costruire politiche capaci di integrare industria, artigianato, servizi, turismo e audiovisivo, rafforzando le filiere territoriali e creando nuove opportunità di reddito e occupazione. Il turismo diffuso, sostenuto da strumenti di promozione innovativi e da competenze artigiane qualificate, può diventare una leva concreta per restituire prospettiva ai territori e ridurre quella mancanza di visibilità che oggi frena le scelte delle micro e piccole imprese - commentano Giovanni Genovesio Presidente Cna Piemonte e Delio Zanzottera Segretario Regionale Cna Piemonte.

C.S.