La nuova passerella ciclopedonale del parco del Meisino è ormai una realtà. In questi giorni, lungo corso Don Luigi Sturzo si è completato il montaggio della struttura che scavalca l’arteria ad alto scorrimento e collega le due porzioni dell’area verde da anni separate dalla strada. Un intervento visibile e simbolico, che ovviamente ha riacceso il complesso dibattito sul futuro dell’area.
L’opera, installata con il supporto di Calabrese Autogru, nasce con un obiettivo preciso: ricucire una frattura storica tra le due parti del parco, migliorando la sicurezza di pedoni e ciclisti ed eliminando gli attraversamenti a raso in uno dei punti più critici della viabilità cittadina. La passerella consentirà un collegamento diretto e protetto tra i percorsi verdi, facilitando anche l’accesso alla Ciclovia VenTo e alle future strutture previste nell’area dell’ex galoppatoio militare.
Dal punto di vista funzionale, l’infrastruttura rappresenta uno snodo chiave del progetto di riqualificazione del Meisino, pensato dall’amministrazione comunale come un intervento di mobilità sostenibile e sicurezza urbana. Per molti cittadini e frequentatori del parco, si tratta di una risposta concreta a un problema reale: attraversare in sicurezza una strada veloce che, fino a oggi, ha rappresentato una barriera fisica evidente.
Ma la passerella arriva in un contesto tutt’altro che pacificato. Negli ultimi mesi, il progetto complessivo del Meisino è stato al centro di polemiche, ricorsi e prese di posizione contrapposte. Il Comune di Torino rivendica la legittimità dell’intervento, sottolineando che le opere realizzate non compromettono il valore naturalistico dell’area e che l’iter autorizzativo si è svolto nel rispetto delle normative, come confermato anche dalle recenti decisioni dei tribunali.
Di parere opposto ambientalisti e comitati cittadini, che continuano a esprimere forti perplessità. Secondo i critici, la passerella è solo uno degli elementi di un progetto più ampio che rischierebbe di aumentare la pressione antropica su una zona inserita in una riserva naturale fluviale. Le associazioni parlano di un Meisino sempre più infrastrutturato e di un confronto con il territorio ritenuto insufficiente.
In mezzo al confronto resta una città divisa. Da un lato chi vede nella nuova passerella una ricucitura attesa e necessaria, dall’altro chi la considera il simbolo di una trasformazione contestata.














