Cultura e spettacoli - 11 febbraio 2026, 17:50

Dal Messico alla Death Valley: a Camera gli scatti di Edward Weston tra natura, luce e forma

171 immagini in mostra fino al 2 giugno

Dal Messico alla Death Valley: a Camera gli scatti di Edward Weston

Fino al 2 giugno, Camera ospita la mostra"Edward Weston. La materia delle forme", organizzata da Fundación Mapfre. 

171 immagini, molte delle quali vintage, compongono il percorso espositivo che ripercorre tutte le fasi della produzione di Edward Weston (Illinois, 1886 - California, 1958) e presenta una selezione delle prime edizioni dei libri pubblicati dall’autore nel corso della sua vita. Arricchisce la visita anche il cortometraggio The Photographer del regista Willard Van Dyke (26’, Stati Uniti, 1948) per uno sguardo ravvicinato sull’ultimo periodo di attività di Weston che mette in luce il suo metodo di lavoro e il processo creativo. 

Si parte dai primi lavori di Weston, come pittorialista con vedute impressionistiche, temi pastorali, ritratti espressivi e da un uso morbido della messa a fuoco e delle ombre. In questa fase iniziale emerge già il suo interesse per la fotografia come linguaggio creativo autonomo.

I soggiorni in Messico tra il 1923 e il 1926 rappresentano una svolta fondamentale: qui il fotografo americano consolida il suo stile basato sul rigore tecnico, formale e compositivo.

Dopo il Messico realizza importanti serie di nudi, in cui il corpo umano è concepito principalmente come forma. Esemplare quello del 1936, dove la sensualità deriva dal gioco di linee, volumi, contorni e ombre, più che da una dimensione narrativa o psicologica. A partire dal 1927 si dedica anche alle nature morte, attraverso le quali ricerca l’essenza senza tempo degli oggetti naturali e mette in evidenza le potenzialità percettive del mezzo fotografico: il Peperone n.30, ad esempio, si trasforma in un nudo preso di spalle, mentre la Conchiglia e la Foglia di cavolo escono dalla dimensione dell’oggetto comune per essere esaltati come attori sul palcoscenico.

Dalla fine degli anni Venti. è il paesaggio il grande protagonista al centro dell'obiettivo di Weston che fotografa i vasti territori dell’Ovest americano come deserti, coste e parchi naturali, privilegiando luoghi incontaminati e privi di presenza umana. Tra gli scatti più inonici quelli della Death Valley. Negli anni Quaranta il suo immaginario si fa più malinconico, con immagini legate alla decadenza e alla morte. A Point Lobos, infine, Weston trova una natura primordiale e vitale, capace di sostenere uno sguardo rinnovato, insieme concreto e metafisico, sul mondo naturale.

Weston scelse la fotocamera a grande formato come strumento privilegiato, realizzando immagini in bianco e nero di straordinaria nitidezza e ricchezza di dettagli. Il suo rigore tecnico, unito a un profondo legame con la natura, la luce e la forma, ha generato un corpus che comprende nature morte, nudi, paesaggi e ritratti oggi considerati iconici. 

Per info: www.camera.to

ch. ga.