Nel gennaio 2025 ha preso avvio una collaborazione tra il Dipartimento di Scienza della Vita e Biologia dei Sistemi dell’Università di Torino (referenti: dott.ssa Rosa Boano, dott.ssa Rivka Chasan, dott. Scott Haddow, prof.ssa Beatrice Demarchi) e la sede Affidea | CDC di via Fabro 12 a Torino (dott. Federico Cesarani) per la realizzazione di un progetto di ricerca sull’applicazione della tomografia computerizzata allo studio di reperti bioarcheologici. Il progetto è realizzato con la collaborazione del Museo di Antropologia ed Etnografia del Sistema Museale di Ateneo (prof.ssa Cecilia Pennacini, dott. Gianluigi Mangiapane) sotto l’egida della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Patrimonio per la Città Metropolitana di Torino (dott.ssa Elisa Fiore Marochetti).
L’iniziativa nasce dall’incontro tra competenze diverse e complementari – bioantropologi, bioarcheologi, egittologi, medici e professionisti del settore museale – uniti dall’obiettivo comune di ampliare la conoscenza del passato attraverso metodologie diagnostiche avanzate, nel pieno rispetto dei reperti e del loro valore storico e culturale.
Sono stati analizzati sedici reperti mummificati (teste) provenienti dai siti archeologici di Gebelein e Assiut, indagati dalla Missione Archeologica Italiana in Egitto tra il 1902 e il 1930, e conservati nel Museo di Antropologia ed Etnografia dell’Università di Torino. Questi reperti fanno parte di una più ampia collezione antropologica antico egizia, costituita da scheletri interi, crani isolati e corpi (o parte) mummificati e/o imbalsamati, arrivati in Museo grazie al suo fondatore, Giovanni Marro (1875-1952), e alla sua partecipazione agli scavi in Egitto per volere dei direttori del Museo Egizio di Torino, Ernesto Schiaparelli (1856-1928), prima, e Giulio Farina (1889-1947).
Dal punto di vista antropologico e bioarcheologico, le indagini hanno permesso di approfondire il profilo biologico degli individui e di raccogliere informazioni sull’imbalsamazione, contribuendo alla ricostruzione delle pratiche rituali legate alla gestione del corpo nel contesto funerario dell’antico Egitto. Accanto a questi aspetti, la collaborazione ha offerto anche importanti spunti di interesse medico. L’utilizzo della tomografia computerizzata ha consentito di applicare strumenti diagnostici contemporanei a materiali storici, mettendo in evidenza la potenzialità delle tecniche di imaging nel riconoscimento di strutture anatomiche, nella valutazione dello stato di conservazione dei reperti e nello sviluppo di protocolli non invasivi, utili sia per la ricerca scientifica sia per la tutela del patrimonio museale.
L’importanza dello studio è stata riconosciuta anche in ambito internazionale. Infatti, il lavoro presentato in forma di poster all’XI International Symposium on Biomolecular Archaeology, svoltosi a Torino dal 26 al 29 agosto 2025, è stato selezionato per la sessione flash talks. In questa occasione la dott.ssa Rivka Chasan, coinvolta nel progetto e titolare di una borsa di studio post dottorato MSCA (European Union Marie Skłodowska Curie Post Doctoral Fellowship n° grant 101103419) dal titolo HEADS, ha presentato i risultati della ricerca a un pubblico internazionale, favorendo il confronto con la comunità scientifica e di dialogo interdisciplinare.
A conferma del lavoro svolto, è attualmente in preparazione un articolo scientifico che includerà anche i risultati ottenuti nell’ambito di questa collaborazione. La pubblicazione rappresenterà un ulteriore elemento di valorizzazione della collaborazione e testimonierà l’importanza di un approccio condiviso tra ricerca accademica, pratica clinica e ambito museale per lo studio e la tutela del patrimonio culturale. Il progetto è ancora in corso: restano da esaminare ulteriori sette reperti, che contribuiranno a completare un quadro di grande interesse scientifico e museale.