Mizar, stella della costellazione dell’Orsa Maggiore, è il nome d’arte di Mattia Davì, compositore torinese, classe 2002, che ha firmato ben due brani portati al 76° Festival di Sanremo da Leo Gassmann e Francesco Renga.
È la prima volta che le tue parole approdano sul palco del Festival della Canzone Italiana?
“Sì, la prima volta e due in un colpo solo - spiega il giovane nato a Susa, ma oggi di casa a Torino -. Sono molto contento ovviamente”.
“Naturale” è la canzone con cui gareggerà Gassmann, mentre “Il meglio di me” è il brano con cui si presenta il veterano della kermesse, Francesco Regan. Come è stato lavorare insieme a due diverse generazioni di artisti?
“Leo ha la mia età. Abbiamo un rapporto molto stretto, ci vediamo spesso a Milano, andiamo a cena insieme, c’è un bel rapporto di amicizia direi. Il mio testo di partenza lo ha cambiato molto, ci ha dato un bel colore. Con questo brano arriva davvero in alto con la voce che secondo me non era mai esplosa davvero prima e secondo me è incredibile. È un pezzo difficile, sarà una bella sfida. Con Francesco ci passiamo trent’anni, abbiamo un rapporto diverso. Ma ci siamo sentiti spesso. Abbiamo cambiato il testo, ha una forma differente, con la visione che lui ci voleva dare. Il ritornello invece è capitato a pennello perché è un periodo complesso per Francesco, di riscoperta, sia dal punto di vista personale che musicale. Credo che metta il progetto di Renga in una direzione moderna rispetto a quello cui siamo abituati. È una canzone più urban, sarà interessante come combinazione. Entrambi i testi al primo ascolto danno un effetto cambio di direzione”.
Come è nato il tuo nome d’arte?
“L’idea è venuta guardando le stelle con un mio amico in un paesino in val di Susa dove trascorriamo l’estate. Abbiamo iniziato a fantasticare sul diventare delle stelle della musica e da lì l’idea di prendere il nome di una stella. Abbiamo cercato e la più importante con la iniziare del mio nome era quella della costellazione dell’Orsa Maggiore, Mizar, così l’ho adottato”.
Hai iniziato con il rap e l’hip hop, cantando in prima persona, come mai hai deciso di cambiare percorso diventando autore per altri?
“Ho iniziato nel 2017 a fare musica per me. Poi nel 2024 ho avuto periodo di riflessione. L’industria musicale mi aveva appesantito. C’è una grande mole di stress e sinceramente mi piace fare musica in studio più che fare la vita legata al mondo della musica. Sono molto riservato. Dopo questo periodo di riflessione, ho provato a fare pezzi per altri e sta funzionando" .
Oggi vivi a Torino? Ti sembra una città adatta alla produzione musicale?
“Trascorro tanto in valle dove trovo tanta calma, non amo le città come Milano. Torino è la giusta via di mezzo, là mi trovo bene, divido l’appartamento con alcuni amici e l’apprezzo tantissimo. Sicuramente ora però il luogo principale per fare musica è Milano. A Torino tuttavia ci sono tante realtà dal punto di vista musicale, soprattutto indipendenti e underground, che spaziano dall’elettronica al jazz. Vado spesso a sentire le jam session ai Magazzini sul Po. C’è musica per il piacere di farla, non per il mercato. Da quel punto di vista Torino è fiorente, ha una visione autentica della musica, slegata dal capitalismo legato al settore. La musica per il mercato deve avere dei canoni e deve essere costruita per andare sia in radio che su altre piattaforme, avere la possibilità di staccarti da tutto questo rende Torino una una città interessante”.
Ci sono artisti da cui ti lasci ispirare?
“Mi faccio ispirare dai ragazzi con cui lavoro di base. Ci sono artisti come Pacifico da cui impari il modo di scrivere. Poi mi ispiro ad artisti del cantautorato italiano Lucio Dalla, Pino Daniele, sono fan di Edoardo de Crescenzo e di Napoli in generale nonostante le mie origini nordiche. Da quegli artisti secondo me ci sono degli ottimi spunti sia melodici che a livello di parole. Sono più un melodista che un paroliere, quando scrivo sono la persona che crea la melodia del ritornello e poi mi faccio aiutare da un paroliere con le parole giuste”.
Epoque, Baby K, sono solo alcuni dei nomi del panorama musicale italiano attuale con cui hai collaborato, c’è qualcuno in particolare con cui vorresti lavorare?
“Vorrei conoscere conoscere Gino Paoli, spero di riuscire a farlo, poi mi piacciono Madame, Supreme e Angelina Mango”.
Vedi ancora un futuro come cantante?
“Le cose stanno andando bene da quando faccio l’autore, vorrei fare musica mia, ma quando sarò più tranquillo. Grazie a Sanremo e alle canzoni firmate per i concorrenti di Amici, c’è un’attenzione al mio nome. Voglio costruire una carriera da quel punto di vista prima di tutto”.
Ti piacerebbe nel caso salire sul palco del Festival di Sanremo?
“Sarebbe incredibile, ma molto distante ora. Sono così entusiasta del periodo che sto vivendo, certo andare a cantare su quel palco sarebbe molto bello, magari prima passando da Sanremo Giovani, chissà”.
Lo seguirai direttamente dalla Città dei Fiori?
“Essendo la mia prima volta sarò giù per vederlo il più possibile perché per me è importante. Con Leo Gassmann ci vedremo dopo l’esibizione. Ci faremo una tisana rilassante”.