Economia e lavoro - 25 febbraio 2026, 07:00

Area di crisi complessa, Torino parla in Senato: "Avanzano 18 milioni, ma servono scelte chiare e tempi certi"

Il presidente dell'Unione Industriali di Torino Marco Gay e il vicepresidente di Api Torino, Pierangelo Decisi sono stati ascoltati in Commissione IX e ha fatto un bilancio su quanto fatto dal 2022 e su cosa fare in futuro. "Non abbandoniamo l'automotive, ma il vero campione è l'aerospazio"

Marco Gay è stato audito in commissione Senato

Quasi quattro anni dopo, lo strumento ha funzionato. Ma ci sono correttivi e modifiche da fare, in corso d'opera. Si tratta del concetto di Area di Crisi Complessa, affrontato in audizione presso la IX Commissione in Senato con Torino in prima fila. A prendere la parola, infatti, sono stati chiamati tra gli altri Pierangelo Decisi (vicepresidente Api Torino e Confapi) e Marco Gay, presidente dell'Unione Industriali di Torino. "Sono 112 i Comuni che sono stati interessati da questo strumento, con una dotazione iniziale di 50 milioni di euro e due settori principali di riferimento come automotive e aerospazio".

"La reazione è stata immediata, pronta e desiderosa: in 3 mesi, da luglio e settembre 2022 sono arrivate 23 domande per un totale di 164 milioni di euro di investimenti programmati e con l'attenzione che i 94 milioni di agevolazione richieste hanno trovato impatto industriale. Infine, sono stati 400 i nuovi posti di lavoro attesi".

"La voglia di investire c'è, nonostante la congiuntura. Anche se l'applicazione ha avuto problemi con le normative europee e i tempi di istruttoria, così come le rendicontazione è risultata molto rigida alla luce della volatilità dei prezzi di energia e materie prime".

Non tutto è filato liscio

Non tutto però è filato liscio. Come spiega ancora il presidente degli industriali toriesi,"per strada, delle 23 domande ne restano valide ancora una decina, con quasi 32 milioni di euro allocati sui 50 di partenza: restano delle disponibilità da rimettere rapidamente a sistema, magari con un nuovo bando sulle stesse linee e magari un orizzonte chiaro", conclude Gay. "Serve certezza a priori, con tempi di istruttoria compatibili con quelle industriali, così da poterle sfruttare al meglio".

Ombre (tante) e luci (ecco dove)

Lo strumento non è stato comunque risolutivo (né immaginava di esserlo, probabilmente). Non tutto infatti è ancora rose e fiori, sul territorio: "Bisogna capire dove sta andando l'economia torinese - dice Gay -. Negli ultimi 20 anni si sono persi 24.400 occupati a tempo indeterminato, anche se la produttività pro capite è cresciuta di 1835 euro per abitante. Siamo di fronte a una crescita senza occupazione. Il sistema è diventato più efficiente, ma è diventato più piccolo. I servizi vanno meglio, ma non hanno ancora fatto il necessario salto di qualità . Mentre l'industria è il comparto che ha sicuramente sofferto di più negli ultimi cinque anni, perdendo 7600 posti di lavoro, mentre il valore aggiunto è sceso di oltre 1,1 miliardi di euro". 

E  luci (ecco dove)

"In mezzo a segnali difficili esistono numeri molto forti: l'aerospazio è il vero campione della crescita torinese, le importazioni sono passate da 500 milioni a oltre un miliardo, arrivando a rappresentare quasi il 50% di tutto il Nord Italia e con tecnologie che possono anche dare ricadute positive anche in ambiti diversi dalla Difesa. Anche il settore alimentare ha mostrato una forte crescita e anche la gomma e la plastica si sono affermate come una specializzazione emergente. Senza dimenticare la robotica e l'automazione: il Piemonte ospita il 28,6% delle imprese italiano, ma concentra il 64% degli addetti e oltre il 50% del fatturato. Una concentrazione di competenze straordinaria, accompagnata adesso anche dall'Istituto AI4I.

Torino ha saputo contenere la crisi, la produttività cresce e le imprese che sono rimaste hanno ottimizzato e sono pronte a ripartire. Ma non è ancora ripartita l'espansione: serve una politica industriale che concentri le risorse su tematiche molto chiare. Queste sono l'aerospazio, le scienze della vita e l'intelligenza artificiale applicata. Servono strumenti rapidi e prevedibili, finalizzate al prodotto e non solo al processo. Non siamo in declino, ma stiamo cambiando pelle. La sfida non è abbandonare cosa non va, ma crescere nella trasformazione che abbiamo davanti".

Cosa serve, adesso?

"Cosa serve? Incentivi a ricerca e sviluppo. Ma anche fare norme solo dopo essersi confrontati con chi le deve poi sfruttare. Ma servono anche tempi e stanziamenti chiari", conclude Gay. "L'automotive non è accantonata, vendiamo all'estero più che in Italia. Ma oggi bisogna parlare di mobilità, ampliando il concetto: abbiamo davanti partite interessantissime come droni e light mobility in cui possiamo acquisire un ruolo importante.

La voce delle Pmi

A portare la voce delle pmi è stato Pierangelo Decisi, "Torino non chiede misure simboliche, ma strumenti che funzionino davvero, con tempi compatibili con la vita delle imprese, procedure sostenibili per le
PMI e una visione industriale orientata al rilancio, non soltanto alla gestione dell’emergenza. Dall’esperienza maturata sul territorio emerge un punto chiaro: la domanda industriale, anche se oggi può apparire più debole o disillusa, c’è ancora. Le imprese hanno risposto agli strumenti disponibili. Il problema è che, troppo spesso, i tempi e la complessità amministrativa riducono drasticamente l’efficacia reale delle misure. Mi riferisco all’Avviso Invitalia 2022 per l’area di crisi di Torino: le richieste complessive sono state superiori alla dotazione disponibile. Questo dimostra che il territorio è vivo ed è pronto a investire. Tuttavia, procedure complesse, finestre temporali troppo strette e tempi istruttori ed erogativi troppo lunghi hanno limitato l’impatto atteso".

In pratica, lo stesso scenario tratteggiato anche dalle grandi industrie, a dimostrazione che la differenza non la fa la dimensione produttiva. "Abbiamo 4 proposte operative immediate: tempi certi di erogazione, tutela della sostenibilità finanziaria delle imprese beneficiarie (le pmi non possono essere costrette a sostenere per mesi, o addirittura per anni, l’esposizione finanziaria derivante da investimenti già realizzati e rendicontati), adeguamento realistico dei target occupazionali e riutilizzo rapido delle risorse residue con un nuovo bando Torino semplificato".

Zes, ma anche finanziamenti da fondi pensione e casse previdenziali

E se la Zes è un altro tema ricorrente e condiviso, dal mondo pmi arriva anche  la proposta per "un intervento di sistema sul lato della finanza per la crescita". Ovvero "adeguamenti normativi e regolamentari per favorire, in condizioni di sicurezza, prudenza e trasparenza, l’investimento di fondi pensione e casse previdenziali in fondi di private debt dedicati alle PMI. L’obiettivo è concreto: rendere possibili anche per le PMI finanziamenti con ticket compresi tra 500mila euro e 1 milione di euro, oggi spesso troppo piccoli per il private debt tradizionale, ma fondamentali per investimenti industriali, innovazione, filiera e sviluppo".