"Senza di noi, il sipario non si alza". E' un messaggio chiaro e deciso quello lanciato dalle lavoratrici e dai lavoratori delle Fondazioni Liriche, che questa mattina sono scese in piazza in mobilitazione per chiedere il rinnovo del contratto nazionale, fermo da tempo, e l’apertura di un confronto concreto con il Ministero competente.
Tra questi, anche i dipendenti del Teatro Regio, che si sono trovati alle 10 in piazza Castello con bandiere e striscioni. A lanciare l’appello sono state le organizzazioni sindacali del settore, Slc-Cgil, Fistel-Cisl, Uilcom-Uil e Fials-Cisal, che denunciano una situazione di stallo "capace di generare incertezza e un progressivo indebolimento delle condizioni di lavoro".
"Dignità per chi crea bellezza" è lo slogan scelto per richiamare l’attenzione del pubblico e delle istituzioni sul ruolo fondamentale di chi opera dietro le quinte e sul palcoscenico. "Tecnici, artisti e personale amministrativo – sottolineano i sindacati – rendono possibile ogni rappresentazione: senza il loro contributo quotidiano, il sipario non si alza".
La protesta - che è stata definita "permanente" - non riguarda soltanto rivendicazioni salariali, ma punta a riaffermare il valore culturale e sociale del lavoro nello spettacolo dal vivo. Difendere i diritti di chi lavora nelle fondazioni liriche, spiegano i promotori della mobilitazione, "significa tutelare un patrimonio condiviso. Musica e teatro, ricordano, sono un bene comune che appartiene all’intera collettività".
Nei prossimi giorni sono attese altre iniziative di sensibilizzazione rivolte agli spettatori, con l’obiettivo di costruire consenso attorno alla richiesta di un tavolo di confronto serio e risolutivo. Al momento non sembrano comunque a rischio le repliche del "Macbeth" di Giuseppe Verdi, con la direzione di Riccardo Muti.














