Economia e lavoro - 04 marzo 2026, 14:02

Caro trasporti, CGIL e FILT Piemonte: “L’Assessore Gabusi fermi gli aumenti e chieda risorse al Governo"

I sindacati sottolineano: "Il TPL non è un costo ma un diritto”

Foto generica d'archivio

La CGIL Piemonte e la FILT CGIL Piemonte, che insieme hanno partecipato all’incontro convocato dall’Assessore ai Trasporti Marco Gabusi sul tema del caro-biglietti nella nostra regione, esprimono un giudizio di netta e totale insoddisfazione, denunciando una distanza siderale tra la narrazione della regione e la condizione reale vissuta da chi, ogni giorno, prova a muoversi sui mezzi pubblici piemontesi. 

Abbiamo ribadito con forza che il Trasporto Pubblico Locale non può più essere considerato una semplice voce di spesa: è necessario individuare finanziamenti aggiuntivi, certi e strutturali per effettuare investimenti in un settore che presenta lacune drammatiche. Proprio su questo punto abbiamo lanciato una sfida chiara all'Assessore: invece di scaricare i costi sulle famiglie e le responsabilità sui comuni, si prenda il coraggio di pretendere dal Governo nazionale le risorse necessarie per garantire un servizio dignitoso. Noi lo faremo con lui.

In questo senso, non è accettabile che la risposta istituzionale si riduca all'aumento della bigliettazione. Al contrario, in un contesto economico deteriorato dall'inflazione e dalle tensioni internazionali che aprono nuovi fronti di guerra, il trasporto pubblico deve rappresentare una valida e accessibile alternativa per le cittadine e i cittadini, un presidio di stabilità sociale e un reale strumento di risparmio per le famiglie piemontesi. 

Dichiara Stefania Pugliese, per CGIL Piemonte e FILT CGIL Piemonte: “Chiediamo all’assessore Gabusi di ripensarci e di bloccare i rincari di luglio. Non si può chiedere un euro in più a fronte di un servizio dove l’unica costante sono ritardi e soppressioni quotidiane, disservizi che spingono forzatamente l'utenza verso l'uso del mezzo privato. Quei 18 euro mensili che l’Assessore e la Presidente dell’Agenzia della Mobilità Piemontese definiscono irrisori, rappresentano in realtà una soglia critica. Secondo i parametri europei, una famiglia è considerata in stato di ‘vulnerabilità energetica e da trasporto’ quando la spesa per la mobilità supera il 6% del proprio budget. In Italia siamo già oltre il 10% : aumentare ancora le tariffe significa spingere scientemente migliaia di lavoratori e pensionati piemontesi verso ulteriori privazioni.”

Difatti, i dati parlano chiaro e smentiscono l'ottimismo della Regione. Nell'ultimo anno, il tasso di soppressioni e i ritardi sulla rete ferroviaria regionale e sulle linee extraurbane hanno raggiunto picchi critici, con una percezione di insoddisfazione dell'utenza che supera il 60% in molte aree della provincia. A questo si aggiunge un parco mezzi che presenta ancora un'età media elevata, con conseguenti guasti tecnici che alimentano i disservizi.

Al netto dei proclami e dei risultati sbandierati dall'Assessorato, la realtà piemontese presenta emergenze che non possono più essere ignorate. Abbiamo ricordato a Gabusi che il protocollo siglato tre anni fa per istituire un tavolo sulle politiche dei trasporti, presentato all'epoca in pompa magna, è rimasto ad oggi una lettera morta. Questa assenza di visione organica si traduce in situazioni critiche, come quella che riguarda i poli logistici e commerciali. Migliaia di lavoratori si spostano ogni giorno verso questi hub costretti a utilizzare mezzi inadeguati, su strade statali buie e insicure, come dimostrato dall’ennesimo tragico incidente mortale avvenuto poche settimane fa nel tortonese.

Allo stesso modo, la Regione sembra ignorare il grave problema del trasporto verso i poli sanitari: l’apertura delle Case della Salute rischia di trasformarsi in un paradosso se non sarà supportata da un potenziamento radicale del trasporto pubblico. Senza collegamenti efficienti e frequenti, la mobilità diventerà un ulteriore ostacolo al diritto alla cura, un privilegio per chi ha la possibilità economica e le condizioni di salute necessarie per utilizzare un mezzo proprio, isolando ulteriormente le fasce più deboli della popolazione. 

CGIL Piemonte e FILT CGIL Piemonte richiamano per l’ennesima volta alle necessità reali di un trasporto pubblico che la Regione continua a eludere, auto-lodandosi per risultati che non trovano riscontro nei giudizi dell’utenza e di lavoratrici e lavoratori del settore. È tempo di aprire un confronto serio e organico: il Piemonte ha bisogno di muoversi, ma deve poterlo fare in sicurezza, a costi sostenibili e con un servizio all'altezza di una regione europea.

comunicato stampa