Cultura e spettacoli - 07 marzo 2026, 15:50

Un torrese dietro l’obiettivo del cinema italiano: Villar Perosa dedica una serata a Pasquet

Il direttore della fotografia cresciuto in Val Pellice, lunedì sarà al Cinema delle Valli per presentare il documentario ‘Dom’

Emanuele Pasquet con la telecamera

È considerato uno dei talenti emergenti della cinematografia italiana e a lui, il Cinema delle Valli di Villar Perosa, dedicherà la serata di lunedì 9 marzo. Il trentaseienne torrese Emanuele Pasquet sarà in sala per presentare ‘Dom’, documentario di Massimiliano Battistella, di cui è stato direttore della fotografia. Il film sarà proiettato una seconda volta a Villar Perosa lunedì 16 marzo, nell’ambito del tour italiano di presentazione. Girato tra l’Italia e Sarajevo, ‘Dom’ segue le vicende di Mirela, quarantenne bosniaca, che vive a Rimini e che decide di tornare per la prima volta a Sarajevo, dove ha vissuto in un orfanotrofio fino ai dieci anni, quando, con lo scoppio della guerra, viene trasferita in Italia. ‘Dom’ invita a riaprire gli occhi su una guerra forse dimenticata troppo presto: “Durante le riprese ho avuto l’impressione che quella accaduta in Bosnia sia considerata una guerra di serie B che forse in Europa abbiamo voluto dimenticare troppo presto. Ma le ferite sono ancora aperte, come dimostrano le indagini in corso sui ‘safari di guerra’ a Sarajevo”.

Un viaggio tra Bosnia e memoria

Pasquet ha appena finito un film con la regia di Sergio Castellito e Margaret Mazzantini e attualmente è occupato in un nuovo documentario, girato nel carcere romano di Rebibbia. Ha finito di lavorare a ‘Dom’ a dicembre del 2024: “Il documentario è frutto di quaranta giorni di riprese spalmati su due o tre anni in cui abbiamo girato tutta la Bosnia passando dalla Croazia al seguito di Mirela. Era la prima volta che tornava a Sarajevo e la prima in cui incontrava gli amici e le conoscenze della sua infanzia”. La troupe si è inoltrata quindi non solo nei Balcani ma anche nei ricordi intimi della protagonista: “Il viaggio nel suo passato è diventato un viaggio alla ricerca di sua madre”.

Hanno dunque assistito agli incontri riusciti e a quelli mancati di Mirela: “Siamo entrati in casa della gente e abbiamo vissuto momenti intensi, anche tra quelli non ripresi” racconta.

Tra fotografia, regia, suono, produzione e drammaturgia, la troupe era composta da appena nove persone, protagonista compresa: “È questo il bello dei documentari: sono prodotti più liberi, meno strutturati. Per me rappresentano una vera e propria boccata d’ossigeno a cui cerco di trovare spazio tra lavorazioni di film e di serie”.

La vita sul set e il sogno nel cassetto

A gennaio Pasquet ha fatto il conto dei film, documentari e delle serie di cui ha diretto la fotografia da quando è uscito dal Centro Sperimentale di Cinematografia. In tutto sono 36.

“Di solito, per i film, dirigo una troupe di una trentina di elementi, il nostro infatti è il reparto più grande, supera anche quello della scenografia. Per i documentari invece ci muoviamo in due – spiega –. Adoro fare film, ma mi piace anche tornare ai documentari per uscire dalla bolla che circonda il cinema”.

Uno dei suoi ultimi film è stato ‘Il Falsario’ (2025) per Netflix. Nel 2021 ha diretto la fotografia del suo primo documentario ‘Punta Sacra’ e nel 2023 sono andate in onda le puntate della serie Sky ‘Christian’, a cui ha lavorato. “Solitamente scelgo di lavorare ai film anziché alle serie – ammette –. Tuttavia, anche se la qualità di scrittura delle sceneggiature spesso è bassa, dal punto di vista tecnico ed estetico il miglioramento in questi anni è stato notevole”.

Nonostante ami dirigere la fotografia, Pasquet non ha ancora realizzato il suo sogno: “In realtà ho sempre voluto, e voglio ancora, diventare regista”.

Elisa Rollino