Economia e lavoro - 09 marzo 2026, 19:10

Lear, finalmente una schiarita: la Zetronic è pronta a riassorbire tutti i 368 lavoratori con un piano da 20 milioni

Dopo lo stop alle trattative con Fipa, dal tavolo ministeriale arriva il piano industriale dell'azienda veneta che vuole raccogliere l'eredità dello stabilimento di Grugliasco

Uno dei presidi dei lavoratori Lear a Grugliasco

Da Padova a Roma, con destinazione finale (si spera) Grugliasco. Nel futuro della Lear arriva finalmente una schiarita: dopo il brusco stop nella trattativa con la newco italo-cinese della Fipa, infatti, l'ipotesi Zetronic si fa sempre più reale. Anzi: al tavolo del Mimit è stato addirittura presentato un piano industriale che prevede il riassorbimento progressivo di tutti i 368 lavoratori dello stabilimento alle porte di Torino. 

Tramite Mechatronix

In particolare, Zetronic è interessata a comprare lo stabilimento Lear di Torino attraverso la società Mechatronix. Zetronic appartiene al gruppo Fulchir, che conta 670 dipendenti. Il progetto prevede la riconversione in sei settori: stampaggio di prodotti in metallo e assemblaggio di assiemi per automotive; assemblaggio di prodotti meccatronici e di cablaggi; produzione di sedili per aeronautica; realizzazione di strutture per pannelli fotovoltaici; riciclo di batterie; produzione e assemblaggio di veicoli elettrici L6 e L7. "Tutti i 368 dipendenti di Lear interessati sarebbero riassorbiti al lavoro in tre anni: il primo anno 100, il secondo 230 e terzo 368 - dicono Fim, Fiom e Uilm -. In verità il passaggio dei lavoratori avverrebbe subito per intero con trasferimento di ramo di azienda e implicherebbe quindi in avvio la collocazione in cassa integrazione o solidarietà. L’investimento ammonterebbe a 20 milioni di euro. Sulla scelta ci è stato detto che ha pesato il rapporto di collaborazione con Lear.
Nelle prossime settimane si avvierà la procedura di trasferimento di ramo azienda, con la relativa consultazione; ma per il prossimo incontro al Mimit, previsto per l’8 aprile, abbiamo chiesto che sia presente anche il Ministero del Lavoro, poiché un percorso che dura tre anni implica evidentemente l’utilizzo di ammortizzatori sociali. Infine abbiamo ribadito alla Regione Piemonte l’opportunità di un incontro con FIPA per verificare la volontà di quest’ultima a invertire sul territorio".

Meglio di prima

La prospettiva, a questo punto, si presenta addirittura come migliorativa rispetto all’ipotesi precedente, quando non tutti i lavoratori erano previsti nel piano di riassorbimento della reindustrializzazione. Mentre in questo caso l'azienda veneta, con una storia lunga alle spalle, apre le porte a tutti. "Il confronto di oggi ci ha permesso di conoscere una realtà industriale solida e strutturata, che ha presentato un piano chiaro e una volontà altrettanto chiara: riassorbire progressivamente tutti i lavoratori Lear. È un segnale incoraggiante che conferma la capacità attrattiva del Piemonte e la forza del nostro tessuto produttivo", dice Elena Chiorino, vicepresidente e assessore al Lavoro della Regione.

Le potenzialità del territorio

"Il Piemonte - aggiunge - ha potenzialità straordinarie e per questo auspichiamo che sempre più imprese scelgano di investire nel nostro territorio, riconoscendo il valore di un ecosistema industriale – come quello torinese e piemontese – ricco di competenze, filiere e eccellenze in settori con prospettive di crescita importanti. Dopo oltre due anni di tavoli e confronto serrato continueremo comunque a vigilare con grande attenzione affinché si arrivi alla definizione dell’accordo: la tutela dei lavoratori e delle loro famiglie resta la nostra priorità".

Dialogo aperto

"Per quanto di nostra competenza – conclude Chiorino – la Regione è pronta a dialogare con l’azienda che ha manifestato l’interesse ad acquisire lo stabilimento e a mettere in campo tutti gli strumenti di formazione e riqualificazione disponibili, così come la certificazione delle competenze laddove servisse. L’obiettivo è accompagnare i lavoratori in questo passaggio delicato e prepararli al meglio alla nuova fase produttiva. La nostra priorità resta chiara: tutelare l’occupazione, i lavoratori e le loro famiglie, ma anche salvaguardare un patrimonio industriale e di competenze che appartiene al nostro territorio. Dietro ogni vertenza industriale ci sono persone, storie e professionalità che meritano risposte serie e prospettive di futuro".