Sanità - 09 marzo 2026, 19:12

Unità spinale unipolare di Torino, le associazioni chiedono più posti letto e personale sanitario

Sentite in Quarta Commissione in Consiglio regionale dove hanno esposto le criticità dei servizi e le difficoltà di accesso alle cure da parte dei pazienti

Le associazioni di persone con lesioni al midollo spinale chiedono un intervento normativo regionale per il potenziamento dell’Unità spinale unipolare di Torino, “che ne riconosca il ruolo centrale nella gestione della fase acuta, riabilitativa e di follow up delle persone che presentano questo tipo di lesioni”. I rappresentanti della FAIP, la Federazione delle associazioni attive sul territorio, sono stati sentiti in Quarta Commissione, presieduta da Daniele Valle, dove hanno esposto le criticità dei servizi e le difficoltà di accesso alle cure da parte dei pazienti.

“L’unità spinale torinese era un’eccellenza a livello nazionale, ma a fronte di una domanda assistenziale sempre più elevata, dopo il Covid il servizio è progressivamente diminuito, i posti letto si sono ridotti a 30 per la degenza e 4 per il day hospital (ne erano previsti 80 a regime), mancano medici specialisti in organico e le liste d’attesa per interventi e per la gestione delle complicanze si sono allungate”.

Sulla base dei dati forniti, gli interventi per piaghe da decubito possono richiedere attese tra un anno e mezzo e due anni “con casi di sepsi per infezione”, la microchirurgia della mano 6-12 mesi, le iniezioni di tossina botulinica per gestire la spasticità 3-5 mesi, con 220 persone in lista, la chirurgia urologica maggiore tra 1 e 1,5 anni.

Per gli auditi “un intervento normativo, in linea con quanto hanno già fatto le Regioni Lombardia e Umbria, servirebbe a definire standard minimi regionali per la dotazione di posti letto dedicati alle Unità spinali e dovrebbe essere accompagnato da un adeguato incremento della pianta organica con personale sanitario altamente specializzato e multidisciplinare, per assicurare continuità di cure e una presa in carico completa”.

Sono intervenuti i consiglieri Alberto Unia (M5s), Alice Ravinale (Luv), Davide Zappalà (Fdi), Silvio Magliano (Lista Cirio), Domenico Ravetti e Valle (Pd).

La Quarta ha poi concluso l’approfondimento richiesto dalla Sesta Commissione sui dati sanitari relativi alla Proposta di legge  “Misure in materia di orientamento sportivo” presentata dal Consigliere Zappalà, che prevede di istituire un servizio di orientamento sportivo rivolto ai ragazzi tra gli 8 e i 14 anni “per individuare l’attività motoria o sportiva più adeguata in relazione alle peculiari attitudini, preferenze e capacità individuali”.

I dati forniti dagli uffici dell’assessorato alla Sanità riguardano il numero di visite medico-sportive effettuate nel 2025 per svolgere attività agonistica e i tempi medi di attesa suddivisi per Asl. “I tempi per una visita vanno da 10 a 60 giorni, con la possibilità di rivolgersi al privato convenzionato senza spese aggiuntive rispetto al ticket”.

Per Ravetti, “sono stati forniti dati incompleti, che non dicono quanti certificati sono stati rilasciati da ogni centro pubblico e quanti dal privato. L’unica fotografica completa è quella di Novara, dove su 20208 visite, 16077 sono state svolte dal privato, di cui solo 62 in regime di convenzione, il resto nel privato accreditato, che non prevede il ticket”.

Vittoria Nallo (Sue) , ha espresso perplessità per una norma che “non tiene conto dell’importanza di sperimentare molteplici discipline sportive in età evolutiva”.

comunicato stampa