Nel giro di poche ore, dopo aver annunciato la sua partecipazione ad una missione umanitaria per portare farmaci e aiuti alla popolazione cubana, l'assessore alle Politiche giovanili del comune di Nichelino Fiodor Verzola è stato fatto oggetto sui social di una serie di commenti pesantissimi, arrivando fino alle minacce di morte.
"L'odio sta diventando linguaggio quotidiano"
"Gli auspici che io venga ucciso, “fatto fuori da Trump” o “spazzato via dagli uragani” non è più dissenso, che fa parte della democrazia e della dialettica pubblica. Qui siamo di fronte a qualcosa di diverso", ha dichiarato Verzola. "Siamo di fronte a un clima sociale in cui il confronto viene sempre più spesso sostituito dallo scontro, e in cui l’odio diventa linguaggio quotidiano. Non è soltanto una dinamica da social network. È un fenomeno sociologico più profondo, che riguarda il modo in cui stiamo imparando a relazionarci gli uni con gli altri".
L'assessore di Nichelino sottolinea poi come a colpire e a far riflettere debba essere "il fatto che parole di una tale ferocia arrivino spesso da persone che nella vita quotidiana sono padri, madri, cittadini e cittadine che hanno una responsabilità morale enorme verso i propri figli e verso la società. Perché il modo in cui parliamo, il modo in cui trattiamo gli altri anche online, è un esempio che lasciamo a chi ci guarda. Quando l’odio diventa normale, il problema non è più soltanto chi lo pronuncia ma diventa un problema collettivo".
"Non mi spavento, vado avanti per la mia strada"
"Non sono queste parole a spaventarmi, né tantomeno a fermarmi - aggiunge l'assessore di Nichelino - Continuerò a fare la mia parte, a testa alta, con la convinzione di stare facendo ciò che ritengo giusto, cioè portare aiuti concreti a una popolazione che oggi vive una condizione di enorme difficoltà, aggravata da anni di embargo e dalle ultime durissime restrizioni imposte dall’amministrazione Trump. Partirò per questa missione con lo stesso spirito con cui ho deciso di intraprenderla: quello di chi non vuole restare indifferente. Allo stesso tempo, però, non possiamo limitarci a osservare passivamente l’escalation dell’odio pubblico".
"È necessario aprire una riflessione seria su come contrastare questo fenomeno - conclude Verzola - Da un lato servono strumenti più efficaci per sanzionare e limitare l’hate speech e le minacce online. Dall’altro lato serve un lavoro culturale molto più profondo, capace di ricostruire una grammatica delle relazioni fondata sul rispetto, sulla responsabilità delle parole e sulla capacità di confrontarsi anche quando si hanno idee radicalmente diverse. Una società che sostituisce il confronto con l’odio è una società che si indebolisce. Una comunità che difende il rispetto reciproco, invece, è una comunità che cresce. Io continuerò a stare da questa parte".