Una delle storiche realtà della termoidraulica italiana attraversa una fase di forti tensioni interne. La Giacomini S.p.A., azienda fondata da Alberto Giacomini, da decenni protagonista nel settore dei sistemi per il riscaldamento e della gestione dell’energia, si troverebbe oggi al centro di una complessa vicenda familiare e manageriale che solleva interrogativi e forti preoccupazioni dei dipendenti e dell’intera collettività dove sorgono i siti produttivi sulla direzione futura e sulle sorti dell’impresa.
Al centro delle dinamiche societarie vi sono alcuni figli del fondatore che si contrappongono tanto alla madre la sig.ra Maria Adua Filzoli amministratrice della capo-gruppo ed all’ulteriore figlio di questa. Secondo fonti vicine all’ambiente industriale e di chi segue le vicende della società, negli ultimi anni la governance dell’azienda avrebbe assunto una piega controversa, alimentando malumori sia all’interno della famiglia sia tra osservatori ed operatori di settore, nonché tra gli stessi dipendenti.
Parrebbe che resti solida a prescindere la figura della sig.ra Maria Adua Filzoli che lucida in età, con esperienza ormai certificata nel tempo sia riferimento costante delle parti attive dell’azienda e pure delle componenti sindacali che in questi giorni hanno affisso un manifesto in bacheca che esprime senza filtri molta preoccupazione sul futuro (vedi allegato)
Sono in atto alcune vertenze tra le quali quella che riguardano il tentativo di fare revocare alla madre la direzione della holding, vertenze che vedono impegnato il Tribunale di Torino, ecco perché il capoluogo piemontese diventa passaggio fondamentale per il futuro della Giacomini Spa.
La vicenda assume ancora più importanza quando è noto a tutti nel territorio novarese come la sig.ra Filzoli figura storica del gruppo abbia da sempre richiesto una maggiore attenzione nei confronti delle maestranze e della stabilità futura dei lavoratori e delle loro famiglie.
Nel caso della Giacomini S.p.A., la domanda che circola tra addetti ai lavori e osservatori del settore è sempre la stessa: l’azienda riuscirà a ritrovare una strategia condivisa per affrontare le sfide della transizione energetica o le divisioni interne finiranno per pesare sul suo futuro?